Fare il segretario di Circolo nell’epoca dell’antipolitica…

Partiamo proprio dai Circoli e dal ruolo del segretario. La gente, ascoltando quel che tutti i giorni la politica propone (soprattutto questi ultimi giorni!) con scandali di vario genere sui rimborsi elettorali, a volte sospetta che fare il segretario di circolo sia remunerativo. Oppure pensa a chissà quali giro di soldi. No. E’ una rimessa. Costante. Di tempo e, soprattutto, di denaro. I rimborsi elettorali si fermano a Roma e non arrivano nei territori. I circoli che vogliono fare iniziative devono autotassarsi, così come per le spese relative alla sede. Ho partecipato a Giugno all’assemblea nazionale dei segretari di circolo e pensavo che questa questione emergesse con maggiore forza, devo dire che sono rimasto molto deluso. Forse gli interventi erano concordati (no, ma che cosa vado mai a pensare?), in ogni caso nessuno tra quelli che hanno avuto la possibilità di intervenire si è lamentato o almeno non in maniera dirompente. Non è possibile che dal nazionale non giunga mai neppure un euro dei vituperati rimborsi elettorali. Ai circoli non arriva niente. I segretari di circolo sono i soldati del Partito, andrebbero per questo aiutati. Sono i riferimenti territoriali. Vi assicuro: zero. Nulla. C’è una discrepanza intollerabile tra i vertici del partito e la base. Mentre i partiti gestiscono somme ingenti di denaro pubblico, le sezioni sono costrette ad autotassarsi per svolgere l’attività politica, non un centesimo dei finanziamenti arriva alle sezioni. Leggere lo sperpero dei fondi regionali è stato un duro colpo, che non si può accettare sommessamente ma che grida vendetta. Per chi porta avanti un Circolo con mille difficoltà e rimettendoci costantemente tempo e denaro. Nessuno vuole la medaglia per quel che fa. Ma venire a sapere che mentre un circolo si autofinanzia per stampare un volantino, facendo i salti mortali, i partiti dilapidano milioni di euro in cene e cenette si passa per fessi. E si fa la figura dei coglioni. E questo non va bene…

PER UN MIGLIOR PD

Spartizioni e lottizzazioni varie, voti che salvano De Gregorio…anche nel caso della Regione Lazio gli aumenti dei fondi ai gruppi ed ai partiti sono stati votati all’unanimità. Alcuni mesi fa si chiedeva Curzio Maltese: “E’ in atto un piano per far vincere Grillo?”. Difficile dargli torno. Tra l’altro, assistere alla continua crescita di questo movimento anche quando il suo leader rilascia dichiarazioni aberranti come “la mafia non uccide”, frase rilasciata nell’anno del ventennale delle strage di Capaci e Via d’Amelio, ci dovrebbe far riflettere. Se si affidano al Grillo di turno ed accettano anche queste atrocità è perchè evidentemente noi facciamo peggio. Ed è proprio per questo che sono rammaricato e dispiaciuto, veder disperdere il patrimonio ed il potenziale del PD che corre dietro alle logiche distorte della vecchia politica. Se l’ufficio di Presidenza del consiglio regionale del Lazio decide di aumentare a dismisura i fondi per i rimborsi ai partiti e le delibere passano all’unanimità c’è qualcosa che non va. Quindi il problema non è Grillo, ma è quelli che consentono a Grillo di esistere.

I PARTITI NON ESISTONO PIU’. TRANNE UNO.

I partiti in Italia non esistono più. Tranne uno, il Pd, che ricorda gli altri partiti occidentali. Gli altri hanno tutti un leader che è un padrone. Anche chi oggi si propone di superare i partiti lo fa creandone uno nuovo, brevettando il simbolo ed espellendo chi dissente. Il guaio è proprio questo,  lo analizza bene Curzio Maltese: “La politica oggi è fatta da una dozzina di oligarchi che dispongono delle risorse economiche di movimenti ormai designati col loro cognome e decidono tutto, dalle liste dei parlamentari in giù, senza dover consultare alcun organismo collegiale, come si faceva nelle corti del quattrocento”. Questo lo abbiamo subìto da Berlusconi e poi via via tutti gli altri: Bossi, Casini, Fini. Anche i paladini dell’antipolitica, i cosiddetti rinnovatori, ripetono alla lettera lo schema del partito padronale berlusconiano. Antonio Di Pietro per anni ha gestito i fondi dell’Idv attraverso una società a conduzione familiare, affidata alla moglie e a un’amica di famiglia, e non ha resistito alla tentazione di piazzare il figlio Cristiano nel consiglio regionale del Molise. Beppe Grillo ha addirittura perfezionato lo schema di Berlusconi. Se il Cavaliere ha trasformato l’azienda in partito, Grillo ha fondato un partito e ci ha costruito sopra un’impresa. Non ha neppure bisogno dei finanziamenti pubblici, perché i militanti portano direttamente i soldi al capo, comprano tutto da lui, dai gadget del movimento ai comizi sotto forma di video, libro o show dal vivo. Non a tutti i grillini il sistema piace, ma i dissidenti vengono espulsi al volo dal capo, senza neppure convocare una finta riunione. Basta proibire l’uso del simbolo, che è registrato come proprietà personale ed è tutelato dagli avvocati. Anche a sinistra Sel non esiste senza Nichi Vendola ed anche gli stessi radicali sono sempre stati una lista con nome e cognome, prima Marco Pannella e poi Emma Bonino.

L’UNICO PARTITO E’ IL PD. ANCORA INESPRESSO…PURTROPPO!

L’unico Partito è, appunto, il PD. E per questo è incomprensibile il suo atteggiamento. Un partito che doveva essere nuovo, almeno nelle intenzioni, e si è rivelato più vecchio del vecchio. Ha ereditato il peggio dei due partiti di provenienza, i DS e la Margherita, in particolare la ricerca costante del potere e la gestione contorta dello stesso. La sindrome da astinenza dal governo che ha colto i suoi militanti, soprattutto quelli più autorevoli, ha portato il Partito allo sbando. Si va avanti per inerzia e le questioni, tutti, si rinviano. A cominciare dal problema della rappresentatività. Non è possibile stare con tutti. Con gli imprenditori e con gli operai, con la finanza e con i risparmiatori. Un conto è proteggere la piccola e media impresa, i piccoli imprenditori, un conto è andare dietro ai Marchionne di turno che ripropongono il vecchio schema del padrone e dell’operaio. Non ci dobbiamo sorprendere se alla manifestazione della Cobas il PD è preso di mira e fischiato. Bisogna fare tesoro di queste critiche, cercare di capire. Sono caduti, in pochi anni, il mito del lavoro, quello della solidarietà e quello del Partito. Abbiamo abbandonato le fabbriche alla ricerca di nuove basi sociali che, tuttavia, non abbiamo ancora trovato. Non abbiamo voluto abbracciare, nella nascita del PD, la linea della socialdemocrazia europea, quella che ha portato Hollande al successo in Francia. E come primo atto, per inciso, il neo Presidente francese ha ridotto l’età pensionale, in controtendenza con il mondo! Si sta battendo per l’introduzione del reddito minimo, ha ridotto del 30% lo stipendio dei Ministri e del Capo dello Stato, è stato effettivamente programmato il ritiro delle truppe dall’Afghanistan entro il 2012, e si sta discutendo un provvedimento che prevede un aliquota fiscale del 75% per i redditi superiori al milione di euro. Non è fantascienza, è la politica espressa in maniera chiara. Quella che manca nel PD qui in Italia.

LA SOCIALDEMOCRAZIA, IL MODERATISMO BECEROCATTOLICO E LA SUDDITANZA VERSO MONTI

La linea socialdemocratica sarebbe certamente la strada migliore ma essa è continuamente sottoposta alla concorrenza dei massimalisti, dei giustizialisti e dei cattolici calcolatori di turno che non sanno che cosa vogliono ma lo vogliono subito. E allora ecco che i dirigenti un po’ parlano come moderati: e si fanno subito scavalcare dagli estremisti; un po’ parlano anch’essi come estremisti: e si rendono conto di perdere voti al centro. Alla fine, creano solo confusione ed il PD perde identità e voti. Invece il PD dovrebbe fare altro: dovrebbe farsi promotore di una proposta politica diversa, immaginare paesi e politiche differenti, mutare il peso dei poteri a favore delle classi più deboli. Non continuare a sostenere senza fiatare un governo che vessa i cittadini e protegge le banche ed è succube della Banca Centrale Europea. Adesso la nostra nazione presta 20 miliardi di euro alla Spagna al tasso del 3%. Sapete, vero, a quanto prende i soldi sul Mercato l’Italia? Beh in questo momento in cui sta facendo il prestito, l’Italia quei soldi li prende sul mercato al 6,30%. Questi sono i grandi tecnici dell’alta finanza? Gli stessi tecnici che studiano mesi la spesa pubblica e riescono a tagliare le spese del ridicola percentuale dello 0,5%. Ed ancora: Un governo che colpisce i pensionati e non percepisce il problema drammatico degli esodati. Anche la riforma del lavoro si è rivelata molto deludente ed il PD, per quanto si è speso per migliorarla, non è riuscito a portare a casa risultati importanti.

CHIAREZZA E NETTEZZA SUI TEMI E BASTA ALLE AMBIGUITA’ ED ALLE CONFLITTUALITA’

Basta con tutta questa miriade di contratti interinali ed indefiniti, cocopro e simili, che hanno ridotto i lavoratori a schiavi, per di più precari e con salari da fame. Basta con questo concetto delittuoso di flessibilità nel mercato del lavoro che ha fatto regredire di cento anni indietro le condizioni dei lavoratori, soprattutto di quelli più giovani. Diamo dei segnali: bisogna colpire qualche garanzia eccessiva che riduca i compensi e le buonuscite multi-milionarie dei manager pubblici, i compensi nelle banche e nella altre istituzioni finanziarie. Dobbiamo tornare ai valori fondamentali che sono sempre stati quelli della sinistra e del movimento operaio, ci siamo persi un pò troppo spesso in tatticismi sterili nei quali molta della nostra gente si è smarrita. Destra e sinistra non ci sono più? No, non è vero. La sinistra ci sarà sempre finché ci saranno diseguaglianze sociali. Per questo si deve ribadire la necessità di accompagnare le politiche per l’occupazione con un approccio comune sulle politiche salariali in linea con l’inflazione effettiva. E’ importante collegare il rilancio dell’economia con politiche mirate contro la disoccupazione strutturale, in particolare quella giovanile e femminile, finalizzate all’aumento dell’occupazione di qualità per incrementare la produttività del lavoro e degli investimenti. Passiamo poi al capitolo della riforma delle istituzioni. Andiamo dietro al qualunquismo e non abbiamo detto nulla contro la riduzione dei consiglieri comunali e l’abolizione dei comuni sotto i 1000 abitanti che si può dire che reintroduce la figura del podestà. Gli amministratori locali fanno parte della casta? Parliamo di federalismo e pensiamo di abolire le province. Doveva scoppiare lo scandalo del Lazio per cominciare a parlare dello strapotere e degli sperperi regionali. Ecco, discutiamo di abolire le regioni e trasferire le funzioni alle province ed ai comuni, allora davvero si parlerà di federalismo e si colpiranno i veri sprechi: società partecipate, indennità e vitalizi di migliaia di euro, superconsulenze. Abbiamo dovuto aspettare il caso Fiorito per farlo! Non sono gli amministratori locali i politici da tagliare. Anzi per il PD sarebbe la risorsa dalla quale attingere per rinnovare: abbiamo una schiera di validi amministratori che ogni giorno si impegnano e si distinguono per il loro buon operato ma restano ai margini del Partito. Noi siamo quelli che abbiamo conosciuto Vassallo solo dopo morto. Vedere che il PD assiste inerme a questo, per chi ha sempre creduto nei partiti, chi non si è voluto piegare alla logica del “tanto sono tutti uguali”, è davvero amaro. Serve un’azione congiuta e convinta per il rilancio del PD. Basta con le correnti interne. Basta. Basta con i congressi conta. Basta. Basta con le presenze di nostri autorevoli esponenti ad eventi di movimenti poco chiari, come ad esempio il Binderberg 2012.

IL TEMA DELLE ALLEANZE

Io aggiungerei un altro basta, quello verso l’ossessione per le alchimie di coalizione: rincorrere l’UDC e l’API per fare la somma questo più questo più quello. E’ una logica stantia. Il leader deve essere organico al progetto di Partito e non scollegato da esso e su questo costruire una coalizione innovativa e vincente. Dobbiamo essere un partito chiaro e trasparente. Aperto. Il messaggio di cambiamento e la partecipazione sono stati gli ingredienti che dalle amministrative 2011 e 2012 e anche dal referendum sull’acqua sono emersi con forza. Basta quindi alle alleanze pensate con il compasso.

Gianpio Sarracco, Segretario di Circolo PD Fontana Liri

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