Dipendenti pubblici, il governo elimina ritenuta del 2,5% sul Tfr in busta paga

Via le trattenute del 2,5% sul Tfr in busta paga per i dipendenti pubblici. Il Consiglio dei ministri, con un decreto legge, ha messo in pratica quello che una sentenza della Corte Costituzionale ha deciso poche settimane fa. Ovvero che quel prelievo dalle tasche dei lavoratori del settore pubblico era illegittimo. Perché, in sostanza, penalizza i lavoratori pubblici rispetto a quelli privati. I lavoratori hanno anche diritto alla restituzione di quanto è stato prelevato finora, anche se i tempi, data la crisi, non saranno brevi. La questione, in ogni caso, non riguarda tutti gli statali ma solo quelli assunti prima del 2001, che sono circa 2 milioni. Gli altri, invece, nel contratto hanno già il nuovo il meccanismo del Tfr con lo stipendio ridotto in proporzione al momento dell’assunzione. Per quanto riguarda le altre parti della sentenza della Consulta – precisa una nota di Palazzo Chigi – il Consiglio ha stabilito che si procederà in via amministrativa attraverso un decreto del Presidente del consiglio (Dpcm) ai sensi della legislazione vigente.

Ringraziamo la lettrice Daniela per aver completato in maniera esaustiva la notizia con un commento che potrete leggere in fondo pagina.

Una Risposta a “Dipendenti pubblici, il governo elimina ritenuta del 2,5% sul Tfr in busta paga”

  1. Daniela

    Ott 30. 2012

    Non scompare la trattenuta sullo stipendio, siamo chiari: torna tutto come prima del 2011. I dipendenti pubblici continueranno a subire la trattenuta del 2,5 per cento sull’80 per cento della loro retribuzione, che era stata dichiarata illegittima dalla Corte costituzionale. Ma lo Stato calcolerà la loro liquidazione con le regole generalmente più favorevoli della buonuscita, invece che con quelle del Tfr dei lavoratori privati. La soluzione scelta dal governo per ovviare al pronunciamento della Consulta è una vera e propria marcia indietro, che però lascia qualche dubbio su cosa accadrà a chi nel frattempo ha lasciato il lavoro. Per saperlo occorrerà attendere il testo definitivo del decreto legge sommariamente annunciato nel comunicato emesso al termine del Consiglio dei ministri.

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