Prime voci dalla direzione nazionale PD, primarie confermate il 29 e 30 dicembre

Filtrano le prime notizie dalla direzione nazionale in corso al Nazareno per decidere la data delle primarie e soprattutto individuare criteri e metodi per la scelta dei candidati del partito alla Camera e al Senato. Il condizionale su tutte le informazioni in seguito è obbligatorio, stiamo parlando di voci di corridoio. 

REGOLE: La data rimane fissata al 29 dicembre in quasi tutte le regioni e in altre il 30 su richiesta delle segreterie regionali. Potranno votare gli iscritti al 2011 e gli elettori delle primarie del 25 novembre che dichiarino di essere del Pd, ma anche quanti non avevano rinnovato la tessera e decideranno di farlo. Confermata l’intenzione di lasciare la possibilità della doppia preferenza agli elettori a patto che si tratti di un uomo e di una donna. Pier Luigi Bersani avrà una ‘quota riservata’ del 10 per cento di candidati che saranno esentati dalle primarie.

DEROGHE: chi chiede la deroga allo statuto per ricandidarsi oltre il terzo mandato dovrà comunque correre alle primarie, ma la cosa potrebbe non riguardare i capigruppo in Parlamento o i parlamentari che abbiano portato avanti particolari filoni nell’attività legislativa. Secondo alcune indiscrezioni, avrebbero chiesto la deroga prevista dallo statuto del Pd per coloro che hanno superato i 15 anni di presenza in Parlamento: Rosy Bindi, Anna Finocchiaro, Gianclaudio Bressa, Franco Marini, Cesare Marini, Giorgio Merlo, Mariapia Garavaglia, Beppe Fioroni ed Enrico Morando. Marco Follini avrebbe rinunciato. Un punto delicato in discussione e’ quello che riguarda il voto sulle deroghe. Si sarebbe intenzionati a votarle in blocco alla fine del dibattito politico generale, in modo da evitare la discussione sui singoli casi.

INCANDIDABILITA’: Non potranno candidarsi alle primarie i sindaci delle città sopra i 5mila abitanti, i presidenti di provincia e regione, i consiglieri regionali, gli assessori regionali e i parlamentari europei. Inoltre, c’è anche da discutere il caso dei consiglieri regionali del Lazio, che sono dimissionari dallo scorso settembre e, quindi, sarebbero in teoria candidabili ma che molti vorrebbero equiparare ai consiglieri in carica, cosa che li escluderebbe dalle candidature. Probabilmente la riunione sarà aggiornata a domani mattina quando verranno prese le decisioni definitive.

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