Il PD tra primarie e listino

Fervono, nonostante le feste, i preparativi per le imminenti primarie per i parlamentari del PD. Ma, mentre si sono presentate le candidature, cambia lo scenario politico ed anche il “listino” potrebbe subire delle variazioni. Il quadro è incerto e confuso.

NEL LAZIO

La lista su Roma è fatta, approvata dalla direzione romana del partito. Metà uomini e metà donne, come impone la regola dello Statuto. Monica Cirinnà, consigliera comunale, va con Stefano Fassina, responsabile economico del partito. Micaela Campana, a capo dell’organizzazione del Pd Roma, con Umberto Marroni, capogruppo al Campidoglio. Pina Maturani, presidente del consiglio provinciale, col «giovane turco» Matteo Orfini. E così via tutti gli altri: Marco Di Stefano, Daniela Valentini, Luisa Laurelli, il segretario romano Marco Miccoli in tandem con Ileana Argentin, Ivana Della Portella, Lorenza Bonaccorsi con Roberto Giachetti, Roberto Morassut, Vincenzo Vita, Maria Coscia, l’ex vicesindaco Walter Tocci che potrebbe dare una mano a Marianna Madia, Paolo Quinto e Roberto Di Giovanpaolo. In lizza anche Marietta Tidei, figlia del sindaco di Civitavecchia, Daniele Leodori (responsabile provinciale Pd) e Renzo Carella.

GLI ESCLUSI:

Il «renziano» Fausto Recchia, all’ultimo minuto, ha ritirato la sua candidatura. Mentre Laura Coccia, ex nazionale paralimpica, 4 lingue conosciute, laurea con lode, è rimasta molto al di sotto della soglia di firme necessarie a candidarsi. Fuori anche Guido Milana, deputato europeo, a cui è stata rifiutata la deroga. L’unica concessione è per Fabio Melilli, presidente della Provincia di Rieti.

IL DILEMMA DEI CONSIGLIERI REGIONALI USCENTI

Marco Di Stefano, consigliere regionale uscente, concorrerà a Roma. Bruno Astorre, Claudio Moscardelli e Francesco Scalia, uscenti dalla Regione, correranno fuori dalla Capitale: Astorre, indagato insieme agli altri cinque membri dell’ufficio di presidenza del consiglio regionale per la proroga concessa al segretario generale Cecinelli, va in provincia di Roma; Moscardelli a Latina e Scalia a Frosinone. Su questo tema resta alta l’attenzione dell’elettorato del partito. Il Circolo PD di Trastevere è tornato sull’argomento con una nuova lettera aperta in cui si esprimeva che “nessuno dei consiglieri uscenti della Regione Lazio, del Pd, dopo gli scandali dei rimborsi spese dell’amministrazione Polverini, deve essere candidato per l’elezione alla Camera o al Senato”. Va ricordato che con una precedente iniziativa il Circolo di Trastevere a novembre ha già chiesto – con successo – che il gruppo consiliare non venisse ripresentato alle elezioni regionali. Spiega Giancarlo Ricci, segretario del circolo Pd di Trastevere, nella lettera aperta indirizzata anche ad Enrico Gasbarra, segretario regionale del Lazio e a Marco Miccoli, segretario del Pd di Roma. “La loro candidatura mette a repentaglio la credibilità e la stima che il nostro partito ha riguadagnato con fatica nell’ultimo anno e ha consolidato con la coraggiosa operazione delle primarie. Le liste sono fondamentali per convincere gli indecisi: non possiamo presentare ai cittadini nomi di persone che con i loro comportamenti hanno danneggiato l’immagine del partito e fornito carburante all’antipolitica”. “Intendiamoci: il regolamento delle primarie, in astratto, consentirebbe loro di candidarsi, ma il problema non è formale, è politico. Presentare la lista elettorale è l’atto con cui il partito dice: ecco chi siamo (…). E’ giusto che i consiglieri regionali uscenti stiano fermi un giro. Se vogliono bene al Partito democratico possono comprendere le motivazioni di questa richiesta. Se non le comprendono vuol dire che mettono al primo posto le ambizioni personali e non il bene del Partito”.

IL FAMOSO LISTINO DI BERSANI

I candidati in tutto saranno 935, 47 saranno capilista (scelti da Bersani). Il dieci per cento dei candidati sarà scelto dal segretario e inserito in posizione eleggibile. Quindi, se non abbiamo capito male e non abbiamo sbagliato i calcoli, Bersani sceglierà più di 80 deputati ed i 47 capilista. Quasi 130 deputati. Non pochi come sembrava all’inizio. Perchè le percentuali si basano sui candidati e non sugli eletti. Chi saranno i fortunatissimi supernominati che, su esclusiva indicazione del segretario nazionale Pier Luigi Bersani, torneranno in Parlamento grazie al cosiddetto ”listino”? Trapela qualche indiscrezione: gli uscenti Anna Finocchiaro, Dario Francescini, Franco Marini, l’ex segretario della cigl Guglielmo Epifani. Per quanto riguarda la società civile si fanno i nomi del politologo e storico Carlo Galli, del costituzionalista Gustavo Zagrebelsky, del giurista Luciano Vandelli, del direttore dell’Unità Claudio Sardo, lo storico Miguel Gotor, l’ex sindacalista Guglielmo Epifani, ma anche (dati in quota Renzi) lo scrittore Giuliano Da Empoli e un altro costituzionalista, Francesco Clementi. Ma in questo elenco ci sarà anche molta politica. Bersani vorrebbe candidare infatti la segreteria in blocco: la macchina organizzativa del partito (Nico Stumpo e Maurizio Migliavacca), poi Stella Bianchi, Roberta Agostini, Cecilia Carmassi, Stefano Fassina e Matteo Ordini (comunque candidati alle primarie), Ettore Martinelli, Matteo Mauri, Marco Meloni, Annamaria Parente, Francesca Puglisi e Davide Zoggia. Ma Bersani vorrebbe anche i giovani che hanno portato avanti la sua campagna per le primarie: Alessandra Moretti, Tommaso Giuntella e Roberto Speranza. Poi alcuni segretari regionali del partito (il campano Enzo Amendola tra i favoriti, oltre allo stesso Speranza, lucano). E poi ancora qualcuno dei vertici: per esempio Enrico Letta da una parte (del segretario), Ivan Scalfarotto dall’altra (del sindaco di Firenze).

IL LISTINO “LAZIALE”

Per quanto riguarda le quote “laziali”, fonti ben informati spiegano che nel «listino» di Bersani, insieme a Luigi Zanda, Ignazio Marino e al segretario regionale Enrico Gasbarra, entra anche Michele Meta. In quota Lazio va anche Giuseppe Fioroni che, salvo scompensi dovuti a Monti, sicuramente sarà nel listino? Questo non è dato sapere. Si profila comunque una rappresentanza viterbese sicuramente soprastimata: tra i supernominati, infatti, ci sarà quasi certamente Donatella Ferranti, capogruppo Pd in Commissione Giustizia della Camera, nel 2008 capolista nella circoscrizione del Lazio e, con tutta probabilità, ci sarà anche Ugo Sposetti, tesoriere nazionale Ds. Più Fioroni. Viterbo 3, Frosinone 0. Al momento. Nel Lazio ricordiamo che alla Camera sono otto i posti sicuri (cioè anche in caso di sconfitta del centrosinistra). Qui scatta il gioco delle donne (visto che i quattro nominati sono tutti uomini): qualcuna dovrà essere pur messa in posizione sicura. Poi ci dovrebbe essere la rappresentanza delle province: che sono cinque (e siamo già al posto nove). A questi andranno aggiunti gli accordi che pare siano stati stabiliti con altri partiti della coalizione che dovrebbero avere alcuni candidati in posizione eleggibile alla Camera o al Senato.

ACCORDI NAZIONALI

L’obiettivo è l’allargamento del PD per evitare che “scappi” il premio di maggioranza. Concordare la strategia migliore con Sel (apparentamento e lista autonoma?), oramai definiti gli accordi con PSI (cinque seggi alla Camera: Riccardo Nencini più altri quattro, uno dei quali potrebbe essere proprio il frusinate Gian Franco Schietroma se non dovesse rientrare nel listino delle regionali di Zingaretti) e Socialismo 2000 (sicuro Cesare Salvi, chissà se proprio nel collegio del Lazio, andando a togliere qualche posto anche a chi è uscito dalle primarie…). Si dice, poi, che siano in corso trattative anche con Luigi De Magistris. Se il sindaco di Napoli non dovesse riuscire a presentare in modo autonomo la sua lista arancione, è molto probabile che il segretario del Pd gli possa dare ospitalità nelle liste democratiche. Si parla di otto posti alla Camera. Poi c’è l’ex della Cgil Gian Paolo Patta (Lavoro-solidarietà) pronto a tornare nelle braccia del Pd. Infine Bersani vuole mettere in lista alcune donne del comitato Se non ora quando (Snoq). Anche qui si parla di tre, al massimo quattro seggi alla Camera. Certo, significherà rinunciare a un po’ di seggi per i democratici. Ma se si vincesse il premio di maggioranza, spiegano al Nazareno, ce n’è per tutti.

LE FUGHE

Il quadro si complica al centro. Regna l’incertezza e questo non fa dormire sonni tranquilli al PD nè al suo segretario che non vuole eleggere dei deputati che poi potrebbero approdare verso altri lidi. Intanto già prima di Natale abbiamo registrato le prime fughe dal PD con probabile approdo alla famosa Lista Monti. Quattro parlamentari democratici Benedetto Adragna, Lucio D’Ubaldo, Giampaolo Fogliardi e Flavio Pertoldi, lasciano il partito per aderire all’agenda Monti. Come spiega Adragna, senatore questore, “ci auguriamo un percorso comune con il Professore. Con la fine della legislatura cessa il mio impegno nel Pd”. E non poteva mancare la dichiarazione di Pietro Ichino, che si dice pronto a candidarsi nella lista Monti. Qualcuno sospetta che la regia sia di Fioroni, scontento per aver visto silurare molti suoi uomini in queste candidature per le parlamentarie. I popolari non sono gli unici, del resto, ad aspettare le mosse di Monti. Anche alcuni ex Margherita che stanno con Dario Franceschini non escludono l’ipotesi di seguire il premier. A fare da ponte tra l’entourage montiano e i moderati del Pd sono il ministro Andrea Riccardi, fondatore della Comunità di Sant’Egidio, e lo stesso Olivero che proprio alcuni giorni fa teorizzava l’importanza di un’alleanza pre-elettorale tra il centro e il Pd. Un altro sherpa è Lorenzo Dellai, già inventore della Margherita. Insomma la diaspora democristiana potrebbe ricomporsi. A spese di Bersani. E sotto il nome di un non-democristiano, Mario Monti. Domenica 23 Dicembre D’Alema a Che tempo che fa è apparso comunque tranquillo sulla questione ed ha dichiarato in maniera lapidaria: “Monti non incide né sul centrosinistra né sul centrodestra. L’unica forza che può fermare Berlusconi siamo noi e la sfida sarà tra il Pd e il Cavaliere”. Mentre il responsabile economia e lavoro del Pd, Stefano Fassina, ai microfoni di SkyTg24, tesse le lodi di Vendola, “un governatore che ha dato risultati straordinari, molto migliori di quelli che appartengono a partiti che si dicono con Monti senza se e senza ma”. Il PD vira, finalmente, con decisione a sinistra? Speriamo!

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