Il marketing del dolore

Molto spessi capita, su facebook, di incorrere in foto toccanti che chiedono un semplice “mi piace”, testimonianza di solidarietà. Quel che si cela dietro quel gesto spontaneo dell’utente è bene spiegarlo: si sfrutta l’ingenuità delle persone per fare like baiting, ovvero aumentare il proprio EdgeRank, per guadagnare fan e fare in modo che i propri post successivi abbiano così più visibilità naturale in Facebook. Come? Prendendo una foto di un caso pietoso e commovente (più lo è, più funziona), mettendo a corredo una frase del genere “mettete un mi piace se” o “scommetto che non mettete mi piace”, e mettere nel testo il tag alla propria fan page. E puf! Si scatena la corsa al like. La gente clicca in buona fede sul mi piace ed il trucco riesce. La cosa più deprimente di tutto questo è che di solito solamente una persona su cento si accorge dello sfruttamento di queste immagini per fini altri, e senza che nessuno di questi like contribuisca davvero alla causa in questione.

 

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