Morto Chavez, Venezuela in lutto

E’ morto il Presidente del Venezuela Chavez. Sette giorni di lutto nazionale, tutte le scuole chiuse da oggi sino a venerdì 8 marzo, quando verrà celebrato il funerale di Hugo Chávez. E mentre a Caracas sono già arrivati i presidenti dell’Uruguay, Pepe Mujica, dell’Argentina Cristina Kirchner e della Bolivia Evo Morales, nelle prossime ore sono attesi tutti gli altri leader sudamericani. Il segretario generale dell’Onu Ban Ki-moon ha reso omaggio al presidente venezuelano Hugo Chavez, sottolineando che si era sforzato di “rispondere alle aspirazioni e alle sfide dei più deboli” del suo paese. Hugo Chavez ha “dato uno slancio decisivo ai nuovi movimenti di integrazione regionale, sulla base una visione eminentemente latino-americana, ma mostrandosi solidale con le altre nazioni dell’emisfero”, ha affermato Ban, riconoscendo anche il “suo contributo essenziale ai negoziati di pace” in Colombia tra il governo e le Farc. Ban ha quindi “rinnovato l’impegno dell’Onu a lavorare con il governo e il popolo venezuelano a favore dello sviluppo e della prosperità” del paese, conclude il comunicato delle Nazioni Unite. A pochi minuti dall’annuncio del decesso da parte del vicepresidente Maduro, Sean Penn ha diffuso un comunicato stampa di condoglianze. “Oggi il popolo degli Stati Uniti ha perso un amico che non sapevano di avere. I poveri del mondo hanno perso un campione. Io ho perso un amico che ho avuto l’onore di avere. Il mio pensiero va alla famiglia Chavez e al popolo del Venezuela. Il paese e la sua rivoluzione continueranno sotto la leadership del vicepresidente Maduro”.

Le spoglie mortali del comandante Hugo Rafael Chávez Frías hanno lasciato l’ospedale militare da avenida San Martín alla volta dell’Accademia Militare, la “Casa dei sogni” come la chiamava lo stesso ex presidente che s’ispirava a Simón Bolívar. Qui nacque la rivoluzione militare bolivariana e qui il corpo di Chávez sarà vegliato sino a venerdì dal suo popolo – quello che sino a pochi mesi fa riempiva sempre tutte le principali piazze e strade del centro di Caracas per ascoltarne i discorsi a suon di musica. Prima della partenza del corteo funebre la banda militare aveva suonato l’inno venezuelano, poi la benedizione del cappellano militare mentre, attorno al feretro, si raccoglievano la mamma Doña Elena, inconsolabile e abbracciata alla bara del figlio, i fratelli, le figlie, i parenti e gli amici più stretti di Chávez. El comandante oggi è “più vivo che mai” e, anzi, è “già entrato nell’eternità” ripetono ai microfoni di Telesur le migliaia di persone che in questi minuti stanno accompagnando il feretro del loro leader tra le avenidas del centro che collegano l’ospedale militare all’Accademia militare. Una volta concluse le cerimonie funebri venerdì 8 marzo, il Governo presieduto ad interim dal delfino di Chávez, Nicolás Maduro, avrà tempo sino al 5 aprile per indire nuove elezioni. Poi sarà quasi certamente lui ad affrontare il leader dell’opposizione Henrique Capriles Radonski per decidere chi comanderà, nei prossimi 6 anni, in Venezuela.

LIBERE CONSIDERAZIONI

L’uso distorto del potere, l’instaurazione di un regime, le difficoltà economiche della nazione ed il completo abbandono dell’ordine pubblico offuscano in maniera purtroppo determinante quel che di buono aveva fatto all’inizio Chavez a favore delle fasce deboli e che comunque resteranno nella storia, così come la sua battaglia contro il dominio economico mondiale degli Stati Uniti. E’ l’occasione per ricordare esempi meno conosciuti ma davvero apprezzabili come il fu Thomas Sankara, Presidente del Burkina Faso (prima si chiamava Alto Volta, il cui nome fu da lui cambiato in Burkina Faso, ovvero “la terra degli uomini integri”) che riuscì a garantire a tutti i cittadini cibo e acqua. Fu assassinato barbaramente e si interruppe bruscamente il processo di rivoluzione sociale della nazionale, oggi ripiombata nella povertà. Oppure il Presidente dell’Uruguay José Pepe Mujica. Il presidente uruguaiano José Mujica Cordano dà in beneficenza il 90% del suo stipendio mensile (12mila dollari). Il motivo? Pensa di dover essere e dover vivere come i suoi concittadini. Gira sì su un’auto blu, ma si tratta di un vecchio Maggiolino, per l’appunto blu. Non vive nella elegante palazzina presidenziale di Suarez y Reyes di Montevideo, ma nella casa di campagna di sua moglie, ex leader dei Tupamaros pure lei, Lucía Topolansky. E la sua dimora presidenziale l’ha destinata ai senza casa. Alcuni esempi per ribadire che non sono tutti uguali.

Lascia una Risposta








 Acconsento al trattamento dei miei dati personali (Regolamento 2016/679 - GDPR e d.lgs. n. 196 del 30/06/2003). Privacy Policy.

Il presente sito fa uso di cookie anche di terze parti. Si rinvia all'informativa estesa per ulteriori informazioni. La prosecuzione nella navigazione comporta l'accettazione dei cookie. Leggi di più

Questo sito utilizza i cookie per fornire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o cliccando su "Accetta" permetti il loro utilizzo.

Chiudi