Domani la prima votazione per l’elezione del Presidente della Repubblica. Impazza il totonomi.

Alla vigilia della prima votazione per il Presidente della Repubblica il clima è incandescente. Dopo le “Quirinarie” Cinque Stelle, Milena Gabanelli annuncia il proprio ritiro, così come Gino Strada. Stefano Rodotà, invece, si dice disponibile. Ma il PD potrebbe non convergere. Certo, sarebbe difficile da spiegare. Ma si sa che i dirigenti del PD ci hanno abituato a tutto ed oramai non ci sorprendiamo più di niente. Fonti parlano di accordo senza i nomi di Amato e D’Alema, ma i due sarebbero ancora in corsa, assieme a Marini.La parlamentare PD Lucrezia Ricchiuti ha già dichiarato di non votare un Presidente frutto dell’inciucio. E lo dice in maniera chiara: “Qualche genio del nostro partito pensa di farci votare Amato. Mi dispiace ma disobbedisco e io Amato NON LO VOTO. Io non contribuirò al suicidio del mio partito. E ai grandi strateghi del mio partito dico che dobbiamo ascoltare la base e non Berlusconi. E voglio dire ai miei massimi dirigenti che in fatto di strategia politica hanno sbagliato e stanno sbagliando tutto”. Nichi Vendola: “D’Alema, Marini, Amato? Non è una questione di nomi, tutti meritano rispetto, ma la discussione riguarda il merito e ha delle ragioni politiche di fondo: se lavoriamo nella direzione dell’inciucio non stiamo facendo l’interesse del Paese, mentre invece bisogna guardare con attenzione alla positiva rosa di nomi offerta dal M5S. Ascoltiamo la domanda di cambiamento, non le nomenklature. Se le intese, gli accordi e i dialoghi che sono in corso in queste ore sul futuro Presidente della Repubblica costituiscono la prova d’orchestra di un governissimo Pd-Pdl, allora esprimiamo la nostra radicale contrarietà”. L’ex segretario dei DS Achile Occhetto: “Non si capisce perché un Presidente votato da Berlusconi e non dai 5stelle sarebbe sopra le parti e di unità nazionale, mentre un Presidente votato da 5stelle sarebbe di parte. È un mistero, soprattutto se si tiene conto che le elezioni hanno messo in campo tre blocchi equipollenti. Ma il settarismo mentale e’ capace di fare saltare tutte le regole della logica. A meno che non si dica che con Berlusconi la Costituzione e’ salva e con Prodi o Rodota’ no”. Intanto da Scelta civica arriva un no a Prodi: “Serve il consenso anche del Pdl”, dice il coordinatore Andrea Olivero. Nelle ultime ore la rosa è stata molto ristretta, ma tutti i candidati sono esposti veti incrociati. Giuliano Amato, Franco Marini, Massimo D’Alema e l’outsider, il giudice costituzionale Sabino Cassese: questi i nomi possibili per l’accordo. Con ancora qualche chance per Anna Finocchiaro, riproposta dalla Lega, e per Luciano Violante. Ma resta soprattutto, sullo sfondo, il nodo del governo con il Cavaliere sempre intenzionato a collegare le due partite – palazzo Chigi e Quirinale – mentre Bersani insiste sull’esecutivo di cambiamento. L’UDC è insofferente. Cesa: “Andare oltre la terza votazione, per l’elezione del Capo dello Stato, significherebbe innescare “un gioco al massacro”. Per questo l’Udc auspica “che si arrivi a un nome condiviso gia’ da domani mattina”. Intanto è in corso nella sede del Pd un incontro tra il segretario Democrat Pier Luigi Bersani e il leader di Sel Nichi Vendola per fare il punto sull’elezione del presidente della Repubblica. Prende quota, infine, un nome: Fernanda Contri. E’ uno dei nomi che starebbero emergendo in queste ore dalla frenetica trattativa tra Pd e Pdl per il Quirinale. Ex giudice della Corte costituzionale, ed ex membro del Csm, Contri potrebbe avere il profilo giusto per la carica di presidente della Repubblica. Originaria di Ivrea e residente attualmente a Chiavari, nel genovese, ha 77 anni. Approdò al Csm in quota Psi e fu nominata alla Consulta nel 1996 dall’allora capo dello Stato Oscar Luigi Scalfaro. Il suo orientamento politico è di centrosinistra.

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