Tana per Renzi, trono per Berlusconi.

Tanta amarezza. Tanta. Davvero tanta. L’amarezza e la delusione che si prova in questi giorni, per chi ha sempre militato in un Partito ed in un’area di sinistra, è qualcosa di difficile da descrivere. Sull’elezione del Presidente della Repubblica il PD ha dato il peggio di sè. Sono venuti a galla tutti quei nodi mai irrisolti e sempre rinviati: correnti e correntine, fusione a freddo tra due partiti, visioni troppo diverse per stare insieme. Quelli-di-sinistra-che-odiano-la-sinistra, come ha scritto Michele Serra e ripreso Pippi Civati, hanno dato il peggio di sè intrappolati tra un tatticismo esasperato e quella mai sopita voglia delle larghe intese. Qualche nome? Fioroni e Gentiloni, per esempio. Che hanno trovato vita facile in chi stava giocando la propria partita: D’Alema e Letta di certo. Seguiti da Renzi. La dichiarazione odierna del sindaco di Firenze non lascia molti dubbi: “Un governo di un anno e poi al voto”. L’unico che avrebbe potuto evitare il governissimo ha un nome ed un cognome: Romano Prodi. Era lui il muro invalicabile che il centrosinistra poteva erigere, certo che il PDL non lo avrebbe mai provato neppure a scavalcare. Troppe le persone che, per i più sparuti interessi, ovviamente tutti meschini, non avrebbero mai accettato questa soluzione. Non solo nel PD, sia chiaro! Anche Grillo, che dal giorno dopo le elezioni spera in questo anomalo governo bicolore per gridare all’inciucio. Perchè anche lui ha giocato la sua partita, candidando un uomo che lui ritiene della casta, come Stefano Rodotà, europarlamentare, parlamentare e politico di lungo corso, con tanto di superpensioni. Ma era il candidato perfetto per distruggere il PD (non per eleggerlo come Presidente!). Grillo ha giocato la sua partita. Come Renzi, come D’Alema, come Letta, come Fioroni. E come tanti altri. Ognuno ha pensato di essere più furbo dell’altro. Senza sapere che nella gara tra furbi, alla fine vince veramente il più scaltro, e su questo non ci sono dubbi: Silvio Berlusconi. Neppure Grillo l’ha capito, ma se ne accorgerà anche lui, quando i settimanali Chi, Gente, Panorama e le tv al soldo del capo cominceranno la campagna denigratoria esclusivamente contro il Movimento Cinque Stelle (contro il PD neppure serve più!) ed il governo restituirà l’Imu. Il gioco è fatto. Berlusconi ha vinto prima ancora di cominciare la campagna elettorale. Del resto, trapelano da fonti del centrodestra, che queste sono le condizioni per le larghe intese: abolizione e rimborso dell’Imu, taglio dell’Irap e una nuova Equitalia. Tre mosse che sparagliano tutto. I conti pubblici? Non è un problema, si rimetteranno a posti nei governi successivi, vinte le elezioni. Non resta che pregare sulla salute di Napolitano se si vuole evitare Berlusconi Presidente della Repubblica, a quel punto sì, delle banane. Un pluriinquisito che diventa capo del CSM. Un grazie ed un bravo a tutti. Grillo, che avrebbe potuto avere Prodi presidente della Repubblica e Rodotà Premier, continuerà a strillare fuori il palazzo; il PD, anzichè un governo del cambiamento, avrà un governo di mantenimento, ma non dei voti, e si dilaniera al proprio interno; Silvio, che questa volta è stato spettatore, sono giorni che ride e continuerà a ridere e di gusto. Dal biglietto per Hammamet pronto a quello per il Quirinale. C’è una bella differenza, che nessuno nel PD e nel Movimento Cinque Stelle ha saputo cogliere. L’ipotesi residua, ovvero di un governissimo che prosegua sulla linea Monti senza grandi colpi di scena, un inciucio che farebbe solo ingrossare i voti di Grillo, è al momento molto remota ma può starci. Anche in questo caso, il PD sarebbe comunque fuori gioco. Bersani aveva pronosticato a Casini: “Morirai di tattica”. Anche il PD ha fatto la stessa fine.  (Il segretario Gianpio Sarracco)

 

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