Libro su Bartali, eroe oltre che campione

“La strada del coraggio”, ecco un Bartali che non ti aspetti. Arriva in libreria un’originale biografia di Gino Bartali che, oltre alle gesta sportive, racconta l’attività clandestina messa in atto dal campione durante il fascismo per mettere in salvo centinaia di ebrei a rischio deportazione. “La strada del coraggio-Gino Bartali, eroe silenzioso”, e’ stato scritto da due fratelli canadesi, Aili e Andres McConnon. La novita’ dell’opera risiede soprattutto nella seconda parte, ovvero nell’accurata ricostruzione dell’attivita’ segreta che Bartali condusse durante la guerra, a partire dall’autunno 1943, quando fu convocato dall’arcivescovo di Firenze, il cardinale Elia Dalla Costa. L’arcivescovo, insofferente del regime mussoliniano, propose a Bartali una “missione impossibile”: attraversare in bici l’Umbria e la Toscana per consegnare alla popolazione ebraica a rischio deportazione i documenti falsi che avrebbero permesso loro di eludere i carnefici. Dalle ricerche d’archivio dei fratelli McConnon e’ emerso che, durante l’occupazione di Firenze, Bartali apri’ le porte della propria casa per nascondere una famiglia di ebrei fiorentini. Giorgio Goldenberg, oggi residente in Israele, ha raccontato di essersi nascosto a lungo insieme ai genitori e alla sorella in un cantina messa a disposizione da Bartali e da suo cugino. Sulla base dei ricordi di altri testimoni, oltre a quella di Goldenberg, Bartali avrebbe salvato almeno seicento ebrei italiani dai rastrellamenti nazifascisti, 330 in Toscana e 300 in Umbria. La “strada del coraggio” a cui allude il titolo e’ quella che Bartali percorreva ogni giorno – con la speranza che la notorieta’ del campione lo proteggesse dai controlli delle pattuglie fasciste – pedalando da Firenze ad Assisi con una sorta di cilindro montato sulla canna della bici, simile a una pompa per tubolari ma in realta’ contenente i documenti falsi che doveva recapitare agli altri membri della struttura clandestina per cui lavorava. Nel luglio del 1944, in effetti, gli ‘allenamenti’ di Bartali finirono nel mirino del seniore Mario Carita’, fondatore di un reparto speciale di polizia della Repubblica di Salo’, la famigerata “banda Carita’”. Ma Bartali non fu mai scoperto. Da li’ a poco la guerra sarebbe finita e, tra la macerie della ricostruzione, sarebbe iniziata la stagione piu’ esaltante del ciclismo mondiale, incentrata proprio sull’acerrima rivalita’ tra Bartali e il suo ex gregario Coppi. Del suo coinvolgimento nell’attivita’ clandestina organizzata dall’arcivescovo Dalla Costa, Bartali non parlo’ quasi mai in vita: ennesima dimostrazione del riserbo e dell’umilta’ del campione.

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