In ricordo di Enrico Berlinguer

“La questione morale esiste da tempo, ma ormai essa è diventata la questione politica prima ed essenziale perché dalla sua soluzione dipende la ripresa di fiducia nelle istituzioni, la effettiva governabilità del paese e la tenuta del regime democratico”. Enrico Berlinguer ci manca. Manca al Paese. Oggi avrebbe compiuto 91 anni. Segretario generale del Partito Comunista Italiano dal 1972 fino alla morte. Eletto per la prima volta deputato nel 1968, per il collegio elettorale di Roma, si fece portavoce della corrente progressista e popolare del partito. Nominato, nel corso del XII congresso, vice-segretario nazionale (durante la segreteria di Luigi Longo), guidò nel 1969 una delegazione del partito ai lavori della conferenza internazionale dei partiti comunisti che si tenne a Mosca; in tale occasione, trovandosi in disaccordo con la “linea” sovietica (fonte massima degli indirizzi dell’Internazionale comunista), a sorpresa rifiutò di sottoscrivere la relazione finale. La presa di posizione, inattesa, fu memorabile: tenne il discorso decisamente più critico in assoluto fra quelli che mai leader comunisti abbiano tenuto a Mosca, rifiutando tassativamente la “scomunica” dei comunisti cinesi e rinfacciando a Leonid Brežnev che l’invasione sovietica della Cecoslovacchia (che definì espressivamente la “tragedia di Praga”) aveva solo evidenziato le radicali divergenze affioranti nel movimento comunista su temi fondamentali come la sovranità nazionale, la democrazia socialista e la libertà di cultura. Nel 1970 Berlinguer proclamò un’altrettanto inattesa apertura verso il mondo dell’industria: dichiarando che il PCI guardava con favore a un nuovo modello di sviluppo, inseriva il partito in un dibattito politico-economico fin allora considerato tabù per i comunisti. Nel 1972 fu eletto segretario e si distinse per rigore morale ed ampia capacità e visione politica. Nel 1981 pone con forza la questione morale, che ancora oggi devasta la vita pubblica: “E’ questione fondamentale perchè i partiti diano prova di rinnovarsi effettivamente in quello che oggi costituisce il punto centrale del rinnovamento dei partiti, mettere fine alla commistione tra funzioni di partito e funzioni statali perchè questo è il male da cui sono sorti tutti i fenomeni degenerativi nella vita pubblica e nella vita stessa dei partiti”. Tale frase viene ripresa in originale anche nella canzone “Dolce Enrico” che Venditti dedicò a Berlinguer dopo la sua scomparsa.  Il deputato europeo Francesco De Angelis lo ricorda così: “Un grande uomo ed un politico di altri tempi, di cui tutti noi sentiamo la mancanza. Il suo impegno per la giustizia sociale, per l’equità e per la democrazia resta scolpito ed immutato nel tempo. Berlinguer si è battuto per una società più giusta, in difesa dei più deboli, concependo la politica come impegno sociale per la gente: uomo di un rigore morale assoluto, il suo percorso politico resta un esempio ed un modello per tutti noi”.

GIALLO SULLA MORTE: Riesplode il giallo sulla morte di Enrico Berlinguer. Fu davvero un ictus a uccidere Enrico Berlinguer? In un nuovo libro, ”Storia segreta del Pci” di Rocco Turi, edito da Rubbettino, nuovi dettagli infittiscono il giallo sulla morte dell’allora Segretario del Partito comuista italiano. Berlinguer morì l’11 giugno 1984 a Padova, dopo un malore durante un comizio elettorale. Oggi, 29 anni dopo, nuovi inquietanti elementi sono a disposizione per analizzare quello che successe in quella drammatica giornata. Non venne operato appena arrivato in ospedale, come si sostenne a lungo. Berlinguer entrò in sala operatoria solo all’una di notte, dopo circa due ore trascorse in albergo, dunque due ore e mezzo piu’ tardi dal suo malore in piazza. Subito dopo la sua morte si disse anche che Enrico Berlinguer aveva incominciato ad avvertire i sintomi della congestione per via della cattiva cena della sera precedente a Genova. Però non è mai stata analizzata l’acqua bevuta dal leader comunista durante il comizio.

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