Renzi pronto a candidarsi segretario?

Dalle pagine del Corriere della Sera Matteo Renzi ipotizza la sua candidatura a segretario PD. Matteo Renzi in un’intervista al Corriere dice: “Sono pronto per fare il segretario del Pd. Anche i bersaniani mi chiedono ‘Matteo ora basta, ci stai o no?’ ”. Renzi non rinnega ”la battaglia per la rottamazione, la rifarei, anche se rinunciare a D’Alema e tenersi Fioroni non e’ stato un affare”. Pubblichiamo alcuni stralci dell’intervista di seguito: Le pare che le riforme siano partite bene? “La prima cosa dovrebbe essere la legge elettorale. Invece vedo che la si vuol mettere per ultima. È sbagliato. È l’idea che “il problema è ben un altro” che porta a non far niente. Se non si trova un accordo sul sistema elettorale, mi pare difficile che lo si trovi su tutta la riforma dello Stato”. Quindi lei è a un passo dalla candidatura.  “Io mi sono stancato di passare per il monello in cerca di un posto, il ragazzo tarantolato con la passione del potere. Sono l’unico che non si è seduto su nessuna poltrona ed è rimasto dov’era prima. Se c’è bisogno di me, me lo diranno i sindaci, i militanti. Persone che stimo molto, mi consigliavano di non farlo; ora però si vanno convincendo anche loro. Di sicuro, se succede, non sarà come l’altra volta una campagna improvvisata, per quanto bella. C’è bisogno di una squadra ben definita”. Non crede che se lei fosse eletto segretario il governo rischierebbe di cadere in pochi mesi, come Prodi quando divenne segretario Veltroni? “Il rischio c’è. Anche più grave di quello del 2007: allora c’era un governo di centrosinistra, questo è un governo che vede sinistra e destra insieme. Ma sarebbe ancora peggio vivacchiare senza risolvere nulla, perdere un altro giro”. Dovrà scegliere tra segretario del Pd e sindaco di Firenze? “Il problema non si pone, almeno non si pone adesso. Non c’è incompatibilità. Avere una funzione nazionale sinora ha aiutato a fare meglio il sindaco, ad esempio a trovare i fondi per salvare il Maggio fiorentino. Ora poi l’Europa finanzierà direttamente i Comuni e non solo le Regioni. Con la riforma del titolo V della Costituzione abbiamo fatto un grosso errore: alla burocrazia statale si è aggiunta la burocrazia regionale”. Lei ha preso l’abitudine di vedere pure D’Alema. “Ma quale abitudine! Solo perché adesso ci parliamo… Ammiro il suo humour. Alla direzione Pd è andato da Matteo Orfini e gli ha detto: ‘Vedo che finalmente ci sono giovani turchi che fanno qualcosa di interessante. Peccato che siano a Istanbul'”. Con D’Alema avete un patto? “No. Con D’Alema è interessante discutere. Come con Veltroni. Io non rinnego la battaglia per la rottamazione. La rifarei; anche se rinunciare a D’Alema e tenersi Fioroni non è stato un affare. Però un partito ha bisogno di molte intelligenze e voglio ripartire dalle giovani leve, anche chi ha votato per Bersani. Voglio un partito vivo, in cui vengo fatto fuori e faccio fuori, ma in modo aperto, trasparente. Non chiedo fedeltà. Chiedo lealtà”. Non ha paura, da segretario di partito, di non avere più l’appeal sull’opinione pubblica che ha ora? Di non essere più Renzi? “Io funziono solo se sono Renzi. Non sarò mai la copia di un funzionario di partito. La questione è un’altra: rimettere l’Italia in gioco, recuperare un pensiero lungo, passare dal Paese del piagnisteo al Paese dell’opportunità”.

A distanza gli risponde il capogruppo del Pdl alla Camera, Renato Brunetta: “Se vince lui (al congresso del Pd di ottobre; Ndr) cade il governo. Non perchè lo facciamo cadere noi, ma perchè il PD si spacca e non regge. E’ il partito che ha impallinato due propri esponenti di primo piano come Prodi e Marini, questo non possiamo dimenticarlo”.

 

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