Letta lavora a nuova maggioranza se il PDL toglie fiducia.

Berlusconi sembra lanciato ad aprire la crisi di governo visto che, come pare, il PD voterà la sua decadenza da senatore. Elezioni? No. La controffensiva di Letta alle minacce di crisi di Berlusconi si traduce in un’immagine: un nuovo governo che cerca e trova i voti in Parlamento sbattendo il Cavaliere all’opposizione. Da giorni a Palazzo Chigi si ragiona sullo scenario peggiore: i cinque ministri e i 16 sottosegretari del Pdl si dimettono, il loro capo pronuncia un discorso di fuoco (magari nell’annunciato videomessaggio).  In questo caso il premier non si dimette. “Non sostituisce i dimissionari, si limita a distribuire gli interim. Poi, si presenta alle Camere per ottenere un’altra fiducia”, fanno sapere i suoi più stretti collaboratori. Significa anche tenere un bel pacchetto di poltrone a disposizione, un bocconcino per ingolosire transfughi e dubbiosi. I numeri ci sono, garantiscono dal Partito democratico, che pure è terrorizzato dall’ipotesi del bis per le conseguenze che avrebbe sulla tenuta del suo popolo e della sua struttura. Ma Giorgio Napolitano appoggerebbe senza tentennamenti la soluzione di una crisi che si svolge alla luce del sole, nelle aule di Montecitorio e Palazzo Madama. Dalla quale risulti evidente a chi attribuire la responsabilità della fine delle larghe intese.

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