Primarie nazionali l’8 Dicembre

Le primarie per la scelta del segretario nazionale si svolgeranno Domenica 8 Dicembre. Nella relazione approvata dal Comitato e presentata all’assemblea si propone, come già anticipato ieri dal segretario Epifani, di svolgere le primarie nazionali l’8 dicembre mentre si “suggerisce” di svolgere il 27 settembre la direzione nazionale che approva il regolamento e di prevedere come termine per la presentazione delle candidature l’11 ottobre. Per votare alle primarie nazionali gli elettori dovranno versare un obolo di due euro. Per i segretari regionali si voterà dopo le primarie nazionali ma “entro il 31 marzo”. Quelli dei circoli invece prima. Alla fine Guglielmo Epifani riesce nell’impresa, per la verità nemmeno tanto difficile, di scontentare i due maggiori contendenti di questo congresso Pd: Matteo Renzi, candidato, Pierluigi Bersani, non candidato ma tra i più acerrimi avversari del sindaco di Firenze. La data dell’8 dicembre, proposta dal segretario, piomba nel gelo all’Auditorium della Conciliazione. La direzione che deciderà l’iter del congresso si terrà Venerdì 27 Settembre. L’Assemblea del Pd ha approvato le nuove regole proposte dalla commissione per il congresso e contenute in un documento in forma di raccomandazioni. Il documento è stato approvato con 378 sì, 74 no e 24 astenuti. Sulle modifiche allo Statuto è tornato il gelo e si è creata l’ennesima frattura che ha provocato ancora una situazione di stallo ed incertezza nel PD. La modifica dell’articolo 3, per superare l’automatismo tra segretario e candidato premier, ha raccolto un ampio fronte di contrarietà. Da Rosy Bindi al veltroniano Enrico Morando a Pippo Civati, in tanti hanno chiarito la loro contrarietà. Quando è stata messa ai voti la richiesta di votazione per parti separate, deve essere apparso plasticamente che la modifica sarebbe stata a rischio tanto che la votazione è stata annullata e si è riconvocata la commissione congresso. Anche tra i renziani serpeggia il malumore. Necessari 471 voti per modificare lo statuto. In sala solo 476 delegati. Il quorum per modificare lo statuto è di 471 voti, ma i delegati in sala (compresi i contrari) sono 476. Dunque manca il numero legale e non si vota. A questo punto sarà la direzione a decidere. I renziani sono contrariati e lo dicono ad alta voce, al termine dell’assemblea: “E’ un gran pasticcio: per evitare che qualcuno diventi segretario, hanno reso la situazione ingovernabile”. Lo ha detto il deputato del Pd, Paolo Gentiloni, rispondendo a chi gli chiedeva ragione dello stop alla votazione sulla modifica al regolamento. Anche Pippo Civati allarga le braccia: “Lo fanno apposta. Dopo quattro mesi di dibattito surreale, torniamo al punto di partenza. Sapevano che le regole potevano restare quelle che erano già e si poteva fare il congresso senza cambiare lo statuto. Ma che figura ci facciamo? Che cosa deve dire ora il delegato che è venuto fin da Melbourne?”.

Gli interventi. Epifani Nel suo primo intervento dal palco, ha difeso le scelte del partito sulla decadenza di Berlusconi: «Rappresentiamo il primo partito del Paese. E dobbiamo essere coerenti con quello che ci chiedono gli elettori. Lo ha dimostrato il voto in Giunta e lo dimostrerà anche il resto del percorso che coerentemente siamo impegnati ad attuare». E ammette: «Siamo stanchi, irritati, per questo esasperato uso di una vicenda personale. Non se ne può più». “Il Congresso è un’occasione per rimettere in cammino la nostra gente. E’ arrivato il momento di ‘immaginare la società’ dopo la lunga stagione della destra, ma non c’è un cambiamento vero senza il coraggio e la profezia della sinistra”. Così Gianni Cuperlo, candidato alla segreteria del PD, all’Assemblea nazionale del Partito. Pippo Civati punta dritto al cuore dei nostalgici: “Vorrei che la sinistra la rappresentassimo e che il rapporto con Sel fosse tema del congresso”. Renzi invece parla già da leader: “Oggi berlusconi ha detto che sono un ambizioso battutista. Per una volta berlusconi incrocia l’opinione del gruppo dirigente pd. Ma che io sono ambizioso è vero. Io sono qui per dirvi che voglio un Pd ambizioso, che voglia governare l’italia, ma da solo”. Il Premier Enrico Letta ha invece inviato una lettera in cui annuncia e spiega la sua neutralità congressuale: “Non parteggerò per nessuno dei candidati in campo e m’impegno sin d’ora a relazionarmi col segretario eletto, chiunque sia, con rispetto e unità d’intenti. Mi auguro che la nettezza di questa scelta metta fine a gossip e a retroscena più o meno maliziosi. Tutte parole in libertà che sviliscono la qualità del dibattito congressuale e non fanno bene al governo”.

 

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