Fassina vicino alle dimissioni, Berlusconi sempre pronto alla crisi, Mario Monti si dimette da Scelta Civica

Stefano Fassina, vice ministro all’Economia, sarebbe pronto a presentare le dimissioni da vice ministro dell’Economia. Prima di formalizzare la decisione, secondo indiscrezioni raccolte dall’Huffington Post in ambienti politici, starebbe solo aspettando il rientro di Enrico Letta dal viaggio negli Stati Uniti. Il numero due di Fabrizio Saccomanni non ha nascosto negli ultimi giorni la sua irritazione per essere stato estromesso dai lavori preparatori della legge di stabilità. Provvedimento che, anche in base alle deleghe ricevute, avrebbe dovuto seguire e difendere durante l’iter parlamentare che inizierà in Senato il prossimo 22 ottobre. Del resto Fassina non ha nascosto di non condividere quasi nulla dell’impianto della manovra che Letta e Saccomanni si preparano a firmare. In un durissimo post pubblicato solo ieri proprio su Huffpost, Fassina ha praticamente smontato pezzo per pezzo la legge di stabilità. Le dimissioni di Fassina porrebbero comunque, un serio problema politico a Letta. Il vice ministro, che viene dal Nens di Vincenzo Visco e Pierluigi Bersani, è molto ascoltato dall’ala sinistra del partito che sulla legge di stabilità rischia ulteriormente di spaccarsi. “Stefano Fassina ha ragione”. Guglielmo Epifani la pensa così sul caso del vice ministro all’Economia tentato dalle dimissioni per mancanza di collegialità nella stesura della legge di stabilità. Un problema di metodo che al Nazareno condividono pur senza farne un’arma di battaglia politica contro il governo Letta, naturalmente. Ma di certo la tentazione di Fassina, presa a quanto raccontano i suoi in solitudine, non appare marziana al quartier generale Pd. Dove però rivendicano di aver ottenuto che dalla manovra fosse eliminato quel taglio lineare alla spesa sanitaria inizialmente annunciato. Intanto nel centrodestra Berlusconi affila le armi e convoca tutto il PDL: “Ditemi che cosa fate quando il Pd voterà la decadenza. Io non ho intenzione di stare a guardare mentre mi trafiggono”. Quando i ministri pidiellini – tutti tranne Lupi – arrivano a palazzo Grazioli per un pranzo verità, Silvio Berlusconi è cupo, preoccupato. Le notizie che arrivano dalla procura di Milano sul “Ruby tre” sembrano la conferma dei presagi più sinistri. Milano, Napoli, fuori dal Parlamento i “plotoni di esecuzione” sono pronti a sparare le raffiche finali. L’incubo si chiama “arresto”. A complicare il clima politico, le dimissioni dalla guida di Scelta Civica dell’ex premier Mario Monti, irritato per le ultime scelte del Partito che in Basilicata si è alleato con il centrodestra. Si attendono giorni difficili.

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