Le larghe intese si restringono…

Le larghe intese si restringono. Che sia un bene o un male, lo vedremo. Fatto sta che Sabato 16 Novembre si è consumata una rottura profonda nel centro destra. Sono quelle giornate che rimangono impresse. È nel vivo della rottura con Alfano, a ferita ancora aperta, che Silvio Berlusconi decreta, di fatto, la fine del suo sostegno al governo di larghe intese. Il suo discorso, durato un’ora e mezza, al Consiglio nazionale del Pdl in corso a Roma al Palazzo dei Congressi dell’Eur, non solo sancisce il tramonto del Pdl e la rinascita di Forza Italia. Ma segna anche l’uscita di Forza Italia dal governo e il passaggio all’opposizione, visto che tutti i ministri del Pdl, ora “Nuovo centrodestra”, stanno con il vicepremier. Alzare da subito i toni su legge di stabilità e decadenza è il nuovo refrain di Berlusconi. Che auspica un’alleanza con gli alfaniani per una “coalizione dei moderati”. Far cadere il governo Letta, però, non è più così facile: “Non abbiamo più i numeri – dice il Cavaliere – dopo la decisione di 23 nostri senatori del 2 ottobre, e perchè ci sono senatori dei cinque stelle, capitati lì per caso a 14mila euro al mese, che non sarebbero disposti a perdere il titolo di senatore e l’assegno”. «Una scissione in nome dell’Italia perché non era possibile pensare di sfasciare tutto». Così Angelino Alfano ha presentato, dopo la scissone del Pdl, il “Nuovo Centrodestra” nella sede di Stampa estera in via dell’Umiltà, proprio a due passi dalla vecchia sede del Pdl.

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