L’ultimo saluto a Gennaro Chierchia.

La più grande chiesa di Campobasso, la Chiesa del Sacro Cuore dei Cappuccini, non è bastata. Troppo piccola per contenere l’affetto che le persone hanno voluto tributare a Gennaro. Nella sua chiesta, quella del Sacro Cuore, c’erano la moglie Daniela e la piccola Marta, sua figlia, i familiari, i colleghi insegnanti dell’istituto Leopoldo Pilla, dove era tornato a lavorare dopo l’esperienza politica, i suoi studenti, gli amici di sempre e tanti amministratori locali e regionali: l’ex Governatore Michele Iorio e quello attuale PaolO Frattura, e l’eurodeputato Aldo Patriciello. Tutti lo ricordano come un uomo educato e perbene. La cugina Annarita Cavalluzzo, in poche righe scritte su facebook, delinea una sintesi precisa: “Il sorriso accogliente e sereno, il tratto gentile. L’amore per la famiglia.  La curiosità intellettuale, la dedizione alla scuola e ai ragazzi. La passione per la politica e la disponibilità instancabile verso le persone, soprattutto verso quelle in difficoltà”.  Primonumero.it lo ricorda così: “Era un uomo forte e generoso Gennaro Chierchia. Sorretto dalla fede, riflessivo, prudente. Ed era anche un uomo di scienza, più completo, capace di ragionare e di mettere a disposizione di tutti la sua straordinaria capacità di dialogo e il suo sapere. Padre Luigi Chiarolanza ha ricordato così il professore di matematica ed ex consigliere regionale, molto noto e stimato a Campobasso, scomparso prematuramente nella giornata di sabato 4 gennaio. Il rito funebre si è svolto oggi pomeriggio nella Chiesa del Sacro Cuore dei Cappuccini, la stessa, tanto cara, dove il professore era entrato appena tre giorni prima, nel tardo pomeriggio di capodanno per partecipare alla preghiera dei fedeli. Commozione e un profondo senso di sconforto da parte di tutti, anche di chi lo aveva conosciuto solo per caso. In effetti lo incontravi e non potevi dimenticarlo. Era una persona di un garbo unico. Sempre il primo a salutare: stretta di mano forte e sorriso ampio e luminoso. Una bella persona e una ‘persona perbene’, proprio quello slogan che gli era tanto caro e che poteva sventolare orgogliosamente ovunque vi fosse bisogno di lui: a casa, a scuola o, più semplicemente, tra la gente. Lascia la moglie Daniela e la piccola Marta, figlia tanto amata. E lascia pure un vuoto incolmabile in tutti quelli che hanno avuto il piacere e la fortuna di incontrarlo nella sua purtroppo breve vita terrena. Così giudizioso e socievole con tutti, avrebbe potuto dare ancora tanto come uomo e come amministratore della cosa pubblica. A noi della redazione di Primonumero piace ricordarlo così, tra i corridoi di Palazzo Moffa, distinto, sorridente e a volte anche piacevolmente confidenziale e con la battuta pronta anche dieci minuti dopo essersi accalorato per un intervento pubblico tra gli scranni dell’aula consiliare.Camera di commercio di Campobasso Scherzava pure, ma sempre mettendo l’educazione al primo posto. In questo apparteneva davvero a un’altra epoca. Era capace di vivere le sue passioni, tra le quali il gioco degli scacchi. Mentre scriviamo ci tornano in mente la pacatezza delle sue parole e la cortesia dei suoi modi. E poi quel giorno in cui lo vedemmo realmente felice, con gli occhi curiosi e vivi. Era il luglio del 2009 e gli capitò l’occasione di sfidare in una partita simultanea organizzata all’aperto in Piazza Municipio, il grande Anatoly Karpov, leggenda dello scacchismo mondiale e personaggio simbolo del Ventesimo secolo. Quel pomeriggio conoscemmo Gennaro Chierchia sotto un altro aspetto e fu una gradevolissima rivelazione. Chissà come avrà provato a contrastare l’arte del suo straordinario rivale di giornata. Fermammo quell’attimo (foto) mentre, concentratissimo, studiava la scacchiera. Davanti a lui, in piedi, il mostro sacro del suo sport preferito. Anche in quell’occasione ci mise un grande impegno corredato dalla sua notevole competenza tecnica. Era uno che ragionava, tanto, e che non sbagliava quasi mai. Il capoluogo molisano e la politica regionale oggi sono certamente più poveri”.  Gianpio Sarracco: “Dopo gli ottanta anni, la morte, per quanto possa sempre dispiacere, riesce ad essere accettata. Prima ferisce, sempre ed in ogni caso, anche se dopo lunga malattia. Prima dei cinquant’anni, poi, è anche una profonda ingiustizia”.

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