Non si critica il capo: via i senatori cinque stelle che hanno osato contraddire Grillo

Il giorno dei lunghi coltelli del Movimento 5 stelle: lasciano 10 senatori, 5 deputati pronti a seguirli. Una giornata dura, decisa da una votazione sul blog: Lorenzo Battista, Fabrizio Bocchino, Francesco Campanella e Luis Orellana sono fuori dal gruppo parlamentare cinque stelle. A giudicare dalla valanga di messaggi di solidarietà arrivata dai colleghi del Pd, la storia del giorno in cui esplose il M5s potrebbe avere un sequel. Infatti: “Da tempo alcuni di noi dialogano con questi senatori di cui abbiamo assoluto rispetto. Lo facciamo senza alcuno spirito di scouting o per questioni di piccolo cabotaggio. Lo facciamo per una questione di democrazia: perché non si possono vedere dei senatori trattati in questo modo. Non si può vedere un miliardario che si permette di fargli i conti in tasca per togliere loro la parola e denigrarli. Se questi senatori hanno bisogno di un aiuto a formare un gruppo autonomo noi siamo assolutamente disposti a farlo, non abbiamo nessun problema”, spiega all’agenzia Dire il senatore democratico Corradino Mineo. L’ex direttore di Rainews sottolinea quindi che lui ed altri senatori dell’area a sinistra, vicini a Pippo Civati, “dico ad esempio Walter Tocci, che mi siede accanto”, parlano da tempo coi senatori cinque stelle, “coi quali – ricorda – siamo assolutamente solidali”. Intanto D’Alema parla del nuovo governo e del nuovo Premier: “Renzi ha usato Pd come trampolino ma ora diamogli una mano”. Massimo D’Alema torna sulla scena, dopo la nascita del nuovo governo, con un’intervista a Otto e mezzo: “Io avevo in mente un altro partito – premette – un’altra forma di leadership, dissi prima che Renzi si candidava alla segreteria del partito per usarla come trampolino per Palazzo Chigi. Per me non è una sorpresa, era facilmente prevedibile. Ora però abbiamo il dovere di dargli tutti una mano, parliamo del destino del nostro Paese, non del partito. Non proprio benevolo il giudizio sul governo uscente: “Letta aveva oggettive difficoltà, con maggiore tempismo avrebbe dovuto rilanciare l’azione di governo, ha temporeggiato troppo”

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