Andare o non andare alla Direzione Provinciale PD? (di Vittorio Save Sardaro)

Riceviamo e pubblichiamo dal dirigente provinciale del PD Vittorio Save Sardaro il seguente contributo alla riflessione. 

Andare o non andare alla Direzione Provinciale? E’ questo un dilemma che nelle ultime riunioni ci affligge in maniera lacerante.
Premesso che la Direzione Provinciale del PD è l’organismo politico più importante del nostro Partito, poichè luogo di discussione, sede in cui si devono affrontare le tante questioni che attanagliano il partito ed il territorio. La Direzione Provinciale, come esplica il nome stesso, è l’organismo che indica la direzione politica del PD nella nostra provincia.
Perchè, allora, chiedersi se partecipare o meno?
Per il semplice fatto che negli ultimi periodi tale luogo è stato depauperato della sua vera funzione. Non si discute più, se non in maniera superficiale. Nel nostro Partito accadono tante cose ma tutti fanno finta di nulla.
Dove ci porterà questo silenzio? Probabilmente solo al prossimo scontro interno. La paura di esprimere opinioni, per evitare di affrontare argomenti scomodi, non si addice a chi ha un ruolo politico, qualunque esso sia. Far finta che le cose non accadono è venir meno al ruolo di dirigente che, invece, deve affrontare le questioni, anche quelle più difficoltose, e prendere posizioni. Qui vige la regola del silanzio, del mostrarsi fedele o, peggio ancora, compiacente.
Abbiamo assistito inermi ad un congresso provinciale iniziato nel pieno rispetto delle regole, con un tesseramento aperto fino all’ultimo giorno: in tutta Italia è andato bene, qua nella nostra provincia è accaduto qualcosa che ancora è rimasta sospesa, fatto sta che ne ha parlato persino il TG1.
Oggi ci troviamo di fronte ad una situazione paradossale in cui l’assemblea provinciale completata a tavolino, include dei delegati di circoli di cui non si è riconosciuto il congresso cittadino, ma sono stati convalidati i delegati provinciali espressione di quei circoli. Le percentuali del congresso sono state riscritte a mano, non si è capito ancora in base a quali criteri, se non quelli di danneggiare una parte.
Noi riteniamo che una componente, per quanto maggioritaria o minoritaria del Partito, debba avere per prima essa la regola del modello Partito, in modo da poter tendere ad esso.
Oggi ci troviamo una pace apparente che può essere incrinata da semplici e legittime domande: abbiamo perso ad Isola del Liri? Tutti? O qualcuno ha vinto? Ad Arce hanno vinto tutti o qualcuno ha perso? A Veroli perchè non è stato assegnato il simbolo? Ed anche in questa città, qualcuno ritiene di aver vinto? Per il futuro quali sono i criteri per assegnare il simbolo? Il PD di Frosinone ha svolto un ruolo nel successo elettorale amministrativo? Ad Anagni e Ceprano, le due città modello di vittoria di questa tornata elettorale, il PD ha vinto? Si. Grazie al PD di Frosinone? Si. Grazie al PD di Frosinone…che non è intervenuto nei livelli locali e dunque non ha fatto danno. Se fosse intervenuto, avrebbe fatto scelte diverse ed oggi staremmo qui a commentare altri risultati.
Elezioni europee: ci si lamenta della lista romanocentrica, si ci lamenta del mancato sostegno di Roma, quando invece molti qui nel PD di Frosinone hanno esultato per quella composizione della lista che avrebbe comportato la perdita della rappresentanza nel parlamento europeo. Roma è già romanocentrica di sè e Frosinone è sempre vista come terra di conquista. Frosinone diviso, poi, è solamente un piccolo orticello da coltivare, fino a quando conviene. A loro, non a noi! Frosinone diviso non conta nulla. Ecco perchè bisogna superare le condizioni che hanno determinato questa situazione nella nostra provincia, attorno ad un progetto ampio e condiviso.
Di questo, però, non si può parlare. Non si può parlare delle regole e del loro rispetto, visto che in molti qui hanno fatto a gara a non rispettarle quando non conveniva.
Non ci sono elezioni in vista, non ci sono nuove conte all’orizzonte: sarebbe il momento di parlare francamente delle problematiche del Partito, lavorare per rafforzarlo, stabilire delle regole e poi farle rispettare, a tutti i costi ed a tutti, indistintamente, anche a costo di perdere pezzi.
Non più secondo la logica degli amici e dei nemici ma secondo la logica del Partito. Solo in questo modo potremo essere utili a noi ed al nostro territorio, che ripone nel PD le speranze. Ad oggi, purtroppo, vane. Perchè si continua a nascondere a far finta di niente. Si continua ad evitare i problemi.
Ed allora…andare o non andare; andare o non andare…le ore 18,00 del 21 Giugno. Non andiamo. Ci sono i mondiali, è meglio guardare la partita: anche in questo caso si perde tempo, ma almeno uno lo sa e non c’è il rischio di rimanere deluso.

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