Decreto legge sull’agricoltura

agricoltDecreto-legge 5 maggio 2015, n. 51, recante disposizioni urgenti in materia di rilancio dei settori agricoli in crisi, di sostegno alle imprese agricole colpite da eventi di carattere eccezionale e di razionalizzazione delle strutture ministeriali.

Il decreto legge reca norme diverse di sostegno al settore agricolo e di razionalizzazione delle strutture del Ministero delle politiche agricole. Si interviene dunque con riferimento al settore lattiero caseario (articoli 1-3), nel settore olivicolo-oleario e delle imprese agricole danneggiate da eventi calamitosi (articoli 4 e 5), e si procede al superamento della gestione commissariale della soppressa Agenzia per la promozione dello sviluppo del Mezzogiorno Agensud. In sede di esame alla Camera, sono stati approvati alcuni emendamenti al testo che giunge ora all’esame del Senato.

Gli articoli 1-3, in conseguenza della cessazione del regime delle quote latte con la campagna 2014-2015, intervengono al fine di dare una prima risposta alla necessità di garantire forme di governance del settore nei mesi a ridosso della conclusione del regime delle quote e a procedere al riordino delle relazioni commerciali nella filiera del latte.

L’articolo 1 (commi 1-6) prevede la possibilità per i produttori di pagare in tre rate annuali senza interessi il prelievo dovuto a causa dell’eccedenza di latte prodotto nell’ultima campagna lattiero-casearia (2014-2015). E’ richiesta la prestazione da parte del produttore di fideiussione bancaria ed assicurativa (secondo la modifica apportata alla Camera) a copertura delle rate relative agli anni 2016 e 2017. Le domande per accedere alla rateizzazione devono essere presentate ad Agea entro il 31 agosto e possono essere oggetto di rateizzazione solo importi superiori a 5.000 euro.
In sede di esame alla Camera, è stato altresì aggiunto il comma 6-bis, che stabilisce che AGEA, alla cessazione della partecipazione del socio privato alla società che gestisce il SIAN (Sistema informatico agricolo nazionale), provvede a gestire il sistema direttamente, o tramite società interamente pubblica, o attraverso l’affidamento a terzi selezionati attraverso l’espletamento di una procedura ad evidenza pubblica, garantendo in ogni caso la piena operatività del sistema e la salvaguardia dei livelli occupazionali esistenti e l’assenza di nuovi oneri a carico della finanza pubblica.

L’articolo 2 prevede che, per l’ultima campagna lattiero-casearia, nel caso in cui residuino disponibilità finanziarie rispetto alle restituzioni dovute, è ammessa la compensazione anche per le aziende che hanno superato di oltre il 50 per cento il proprio quantitativo purché nel limite del 6 per cento del quantitativo disponibile (secondo quanto stabilito alla Camera).
Inoltre si introducono, a tutela del produttore, norme più stringenti per garantire l’attuazione dell’obbligo della forma scritta e la durata minima per i contratti aventi ad oggetto la cessione di latte, inasprendo altresì le sanzioni per violazioni. In particolare, si stabilisce che i contratti che hanno ad oggetto la cessione di latte crudo, stipulati nel territorio nazionale, non possono avere durata inferiore ai 12 mesi e che è ISMEA ad elaborare mensilmente i costi medi di produzione del latte crudo. In quanto alle sanzioni, è previsto l’aumento del saggio di interessi, da due a quattro punti percentuali – come disposto in sede di esame alla Camera – applicabile agli interessi dovuti in ragione della scadenza dei termini di pagamento, fissati in trenta giorni, nonché l’inasprimento delle sanzioni applicabili in caso di violazioni di tali obblighi e la determinazione dell’entità della sanzione amministrativa relativa al mancato rispetto dei termini, in riferimento non più al fatturato dell’azienda ma al solo fatturato dell’azienda cessionaria. E’ stabilita la competenza dell’Ispettorato centrale della tutela della qualità e delle repressioni frodi ai fini della segnalazione all’Antitrust delle violazioni di tali obblighi e la destinazione degli introiti derivanti dalle violazioni al Fondo per gli investimenti nel settore lattiero-caseario.

L’articolo 3, oggetto di numerose modifiche in sede di esame presso la Camera, introduce una nuova disciplina delle organizzazioni interprofessionali, che raggruppano le organizzazioni nazionali rappresentative di un’attività economica delle varie fasi legate alla produzione, al commercio ed alla trasformazione di un prodotto agricolo. Sulla base delle modifiche introdotte, può essere riconosciuta un’organizzazione interprofessionale nel settore lattiero caseario qualora rappresenti una quota dell’attività economica pari ad almeno il 25 per cento del relativo settore. Laddove le organizzazioni interprofessionali operino in una singola circoscrizione economica, il riconoscimento può avvenire se l’OI rappresenta il 51 per cento del relativo settore, prodotto o gruppo di prodotti e comunque almeno il 15 per cento a livello nazionale. Il riconoscimento avviene con decreto del Ministro delle politiche agricole, alimentari e forestali, d’intesa con la Conferenza Stato-Regioni. Può essere riconosciuta una sola organizzazione per settore o per ciascun prodotto o gruppo di prodotti del settore, e il riconoscimento può avvenire anche per circoscrizione economica. Qualora vengano presentate più domande, il riconoscimento è concesso all’organizzazione maggiormente rappresentativa, ma, nel caso in cui successivamente al riconoscimento un’altra OI dimostri di avere una rappresentatività maggiore, si procede alla revoca della precedente ed al riconoscimento di quella maggiormente rappresentativa.
Il comma 2-bis, introdotto ex novo, prevede che le OI, nella redazione dei contratti tipo relativi alla vendita dei prodotti agricoli e per la fornitura dei prodotti trasformati, sono chiamate a garantire il rispetto delle disposizioni di cui all’articolo 62, commi 1 e 2, del decreto-legge n. 1 del 2012, relative alla durata e alla forma dei contratti riguardanti la cessione di prodotti agricoli ed agroalimentari.
Le OI sono autorizzate a richiedere contributi obbligatori per lo svolgimento dei propri fini istituzionali, valevoli anche per coloro che non sono iscritti. Inoltre, secondo quanto stabilito dal regolamento europeo n. 1308/2013, è possibile richiedere, per un periodo limitato, che le regole adottate dall’OI siano estese anche ai non iscritti. Tali regole devono essere state adottate con il voto favorevole di almeno l’85% degli associati per ciascuna delle attività economiche cui le medesime si applicano. Per concedere l’applicabilità erga omnes delle regole adottate dalle OI, i requisiti di rappresentatività devono essere dimostrati dall’organizzazione richiedente; sono presunti se la regola oggetto di richiesta di estensione non riscontra l’opposizione di altre organizzazioni, che devono comunque dimostrare di rappresentare più di un terzo degli operatori economici. In caso di violazione delle disposizioni valevoli erga omnes, l’operatore economico è passibile di una sanzione amministrativa da 1.000 euro a 50.000 euro, definita in ragione dell’entità della violazione e, nel caso in cui la violazione riguardi le regole relative all’applicazione dei contratti tipo, la sanzione è calcolata riferendosi al valore dei contratti stipulati in violazione e fino al 10 per cento del loro valore.
Le disposizioni dell’articolo 3 si applicano anche alle organizzazioni interprofessionali costituite in altri settori della produzione agricola e agroalimentare, e in questo caso, secondo quanto disposto in Commissione, l’OI deve avere una rappresentatività pari ad almeno il 40% del relativo settore; per organizzazioni interprofessionali che operino in una singola circoscrizione economica, la rappresentatività minima richiesta è del 51% e comunque non inferiore al 30% delle attività economiche di riferimento a livello nazionale.

L’articolo 4, anch’esso modificato nel corso dell’esame alla Camera dei Deputati, istituisce il Fondo per sostenere la realizzazione del piano di interventi nel settore olivicolo-oleario a motivo delle particolari criticità che hanno colpito nel corso degli ultimi anni tale settore. In sede di esame, la dotazione del Fondo è stata incrementata per il 2016 e 2017 a 14 milioni di euro (rispetto agli 8 milioni previsti nel testo del decreto, e mantenendo invece per il 2015 una dotazione di 4 milioni di euro). Alla Camera sono state altresì definite le finalità del Piano: incrementare la produzione attraverso il rinnovamento degli impianti e l’introduzione di nuovi sistemi culturali; sostenere l’attività di ricerca; valorizzare il made in Italy; favorire il recupero varietale delle cultivar nazionali di olive da mensa in nuovi impianti olivicoli integralmente meccanizzabili; incentivare l’aggregazione degli operatori della filiera.

L’articolo 5, profondamente modificato nel corso dell’esame alla Camera, garantisce invece l’accesso al fondo di solidarietà nazionale per le imprese agricole anche costituite in forma cooperativa, non coperte da polizze assicurative agevolate, che hanno subito danni a seguito di eventi alluvionali o avversità atmosferiche che abbiano raggiunto almeno l’11 grado della scala Beaufort, e per le imprese agricole che hanno subito, nell’ultimo triennio, danni alle scorte di materie prime, semilavorati e prodotti finiti, danneggiati o distrutti a causa di eventi eccezionali e non più utilizzabili nell’ambito delle risorse già stanziate o a causa di infezioni di organismi nocivi, in particolare della Xylella fastidiosa, del Cinipide del castagno e della flavescenza dorata. Per gli interventi a favore delle imprese danneggiate dalla diffusione della Xylella fastidiosa, la dotazione del Fondo di solidarietà viene incrementata di 1 milione di euro per il 2015 e di 10 milioni di euro per il 2016. Per gli altri interventi, come specificati nel corso dell’esame nell’altro ramo del Parlamento, è stata prevista un’integrazione del medesimo Fondo per un importo di 10 milioni per il 2016.
Durante l’esame, è stato inoltre aggiunto il comma 3-bis, che dispone l’aumento del Fondo di solidarietà nazionale della pesca e dell’acquacoltura (250.000 euro per il 2015 e 2 milioni per il 2016), al fine di prevedere interventi compensativi per danni a produzioni e strutture non inserite nel Programma assicurativo annuale a favore delle imprese di pesca ed acquacoltura ubicate nei territori colpiti, a partire dall’anno 2012 e fino alla data di entrata in vigore del decreto-legge, da avversità atmosferiche di eccezionale intensità.

L’articolo 6, per garantire la realizzazione delle strutture irrigue in particolare nelle regioni meridionali colpite da eventi alluvionali, sopprime la gestione commissariale dell’Agenzia per la promozione dello sviluppo del Mezzogiorno Agensud, trasferendo funzioni e risorse umane, strumentali e finanziarie ai competenti dipartimenti del Ministero delle Politiche agricole. Secondo quanto introdotto in sede di esame in Commissione, il Ministero delle politiche agricole, alimentari e forestali accerta le risorse finanziarie in capo alla gestione commissariale, gli impegni ed i residui a disposizione; la riassegnazione delle risorse non incide sulla destinazione dei finanziamenti per gli interventi previsti nel regioni del Mezzogiorno. E’ stata inoltre aggiunta la proroga al 31 dicembre 2015 dell’autorizzazione al dirigente delegato del Ministero delle politiche agricole ad effettuare pagamenti e riscossioni utilizzando il conto di tesoreria dell’ex ASSI, Agenzia per lo sviluppo del settore ippico.

Infine, è stato introdotto un nuovo articolo 6-bis al fine di garantire la trasparenza nelle relazioni contrattuali nelle filiere agricole, prevedendo che con decreto del Ministro delle politiche agricole siano istituite Commissioni uniche nazionali per le filiere maggiormente rappresentative chiamate a determinare le quotazioni di prezzo alle quali far riferimento nei contratti di compravendita e cessione dei prodotti agroalimentari.

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