CInghiali

Bayerischer Wald GermaniacinghialeCinghiale: risorsa o pericolo? Dalla fauna italiana ed europea il cinghiale riveste un ruolo del tutto peculiare, sia per alcune intrinseche caratteristiche biologiche (ad esempio la grande adattabilità e l’elevato potenziale riproduttivo), sia perché è indubbiamente la specie più “manipolata” dall’uomo ed è quella che desta maggiori preoccupazioni per l’impatto negativo esercitato sull’agricoltura e sulla biodiversità. Come in altri Paesi europei, anche in Italia negli ultimi decenni il cinghiale ha notevolmente ampliato il proprio areale e incrementato le popolazioni. La situazione, in molti contesti, è fuori controllo; le densità sono talmente elevate da rendere impossibile la convivenza tra la specie e l’agricoltura, tra la specie e la biodiversità. I problemi di carattere ecologico ed economico posti dalla presenza del cinghiale derivano anche dalla rigida suddivisione del territorio in istituti di gestione faunistica con differenti finalità: da una parte quelli in cui è prevista l’attività venatoria e dall’altra quelli in cui la caccia è del tutto vietata ai sensi della Legge n. 394/91 (Legge quadro sulle Aree protette), o della Legge n. 157/92 (Legge quadro sulla caccia).

Dal sito Corpoforestale.it

Il cinghiale è un animale pericoloso per l’uomo?

Il cinghiale di per sé non è un animale aggressivo né pericoloso. In realtà, esso tende sempre a fuggire l’uomo e diventa pericoloso solo se ferito o impossibilitato alla fuga. In questo caso, se l’animale tende a “caricare”, occorre adottare la strategia del “torero”, scansandosi repentinamente solo all’ultimo momento, senza mai mostrargli le spalle; difficilmente poi il cinghiale ripeterà la carica. La femmina adulta con prole recentemente partorita può inoltre manifestare atteggiamenti minatori in difesa della prole.

A chi possono essere chiesti i rimborsi nei casi di danni causati dalla fauna selvatica (ad esempio cinghiali)?
La convivenza tra la fauna selvatica e l’uomo può comportare alcuni problemi, soprattutto nelle aree più antropizzate o in cui è molto sviluppata l’agricoltura. I maggiori problemi sorgono quando gli animali selvatici, in particolare gli ungulati, interagiscono con le attività umane pascolando in terreni adibiti a coltivazione o allevamento del bestiame oppure quando, nei loro spostamenti, attraversano le arterie stradali. La normativa statale e regionale vigente prevede due forme di ristoro dei danni subiti in questi frangenti:
* il risarcimento dei danni alle colture agricole, secondo i regolamenti adottati dalle Giunte Provinciali;
* un contributo a favore dei soggetti coinvolti in sinistri stradali esclusivamente con fauna selvatica ungulata, la cui erogazione è stabilita secondo norme regionali.
Il cittadino, quindi, deve verificare quale Ufficio provinciale si occupa di tali risarcimenti (e con quali modalità), tenendo, peraltro, conto che, almeno negli ultimi anni, molte risorse finanziarie destinate a questo settore sono state tagliate.

Ricordiamo che a Febbraio del 2015 la Regione Lazio ha approvato una nuova legge contro i danni provocati dalla fauna selvatica. Un testo che disciplina prevenzione, indennizzo e controllo dei danni degli animali – in particolare cinghiali – alle colture, all’ambiente e alle attività umane.

Gli “Interventi regionali per la conservazione e gestione della fauna selvatica e per la pianificazione e regolamentazione dell’attività faunistico venatoria” si propongono di andare oltre la semplice prevenzione e gli indennizzi in favore di coltivatori diretti e imprenditori agricoli professionali, categorie cui è riconosciuta priorità. Scopo della legge è infatti anche la tutela, la gestione, il controllo della fauna selvatica presente nel territorio regionale in maniera stabile o temporanea. Insieme alla conservazione degli habitat e a una corretta regolamentazione dell’attività faunistico-venatoria.

Definito un complesso sistema di interventi, tra i quali figura – oltre a studi, ricerche e monitoraggi – la “ricomposizione degli squilibri ecologici all’interno delle aree naturali protette regionali”. Indirizzi e direttive sono previsti per piani di abbattimento selettivo degli “ungulati cacciabili”, quali i cinghiali. Prevista la vendita delle carni degli animali uccisi. La Regione promuoverà il controllo delle specie che, per presenza e densità eccessive, danneggino boschi, sistemi ecologici, agricoltura e assetto idrogeologico.

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