Tasse

tasseTra Irap, addizionali Irpef (comunale e regionale), Imu e Tasi ogni piccola impresa paga in media 11.164 euro di tasse locali all’anno, ovvero 2.233 euro per addetto.
Il prelievo complessivo per una impresa tipo con 5 dipendenti oscilla dai 2.509 euro per addetto in Campania ai 1.643 euro in Valle d’Aosta. In tutto parliamo di circa 70 miliardi l’anno di tasse. Una cifra insostenibile per tanti piccoli imprenditori, artigiani e non, che tra il 2011 ed il 2014 hanno visto questi tipi di prelievo aumentare del 76,8%, certifica uno studio della Confartigianato che «la Stampa» pubblica in anteprima. «Tra tasse locali e prelievo dello Stato paghiamo troppo e, come non bastasse, in modo troppo complicato – denuncia il presidente di Confartigianato, Giorgio Merletti -. Così non si aiuta la ripresa».

QUATTRO ANNI DI AUMENTI
Nell’arco dell’ultimo decennio l’Italia è il paese europeo che ha registrato la più alta crescita della pressione fiscale, con un aumento di 4,2 punti arrivando nel 2015 al 43,4% del Pil. E’ vero che dal 2016 il governo si è impegnato a proseguire nel cammino di discesa, ma intanto i numeri ci dicono che tra il 2011 e il 2014 le imposte prelevate dalle amministrazioni pubbliche sono salite di 20,93 miliardi, di cui i tre quarti (16 miliardi) derivano dalle 5 principali imposte locali: Irap, le due addizionali Irpef, l’Imu e la Tasi. In particolare le addizionali Irpef sono salite del 31,7%, con un maggiore gettito di 3,7 miliardi, addirittura 12,8 (+496,8%) se il raffronto parte dal 1999, anno della loro introduzione. Il totale fa 70,5 miliardi: 30,5 di Irap (che da sola vale il 43,2% del totale), 20,4 di Imu, 11 di addizionale regionale Irpef, 4,6 di Tasi e 4,2 di addizionale comunale Irpef. Per il 77,2% caricato su dipendenti del settore privato e autonomi.

LA «TASSA SULLA TASSA»
La crescita del prelievo fiscale locale è stato trainato dal boom della tassazione immobiliare che ha interessato in modo prevalente imprese di piccola dimensione a cui fa capo il 53,3% degli immobili strumentali posseduti da soggetti diversi dalle persone fisiche (67,9% della valore sotteso alla rendita catastale) evidenzia Confartigianato. Per cui si capisce come, in vista della riforma del catasto e del varo della «local tax», a preoccupare i piccoli imprenditori sia il rischio di altri
aumenti.

ODIATISSIMA IMU
Per questo Confartigianato punta il dito contro l’impossibilità di dedurre completamente l’Imu, definita una «tassa sulla tassa», che comporta ben l’8,9% di prelievo aggiuntivo, («una «tassa occulta da 1,4 miliardi all’anno»), e continua a chiedere una riforma per ridurre la pressione fiscale che grava sulle piccole imprese, quelle che meno beneficiano dal taglio Irap. «Si metta mano subito alla detassazione degli immobili produttivi (capannoni, laboratori, macchinari, attrezzature) che non possono essere tassati come beni di lusso», chiede Merletti, dando priorità «all’abolizione del groviglio Imu/Tasi/Tari». Poi occorre «rispettare le promesse fatte» e quindi consentire di pagare le imposte sulle fatture incassate e non su quelle emesse come succede oggi ed introdurre rapidamente la nuova imposta sul reddito di impresa (Iri), che consentirebbe anche ai «piccoli» di avere una aliquota fissa al 27,5% uguale all’ Ires.

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