Legge di stabilità, la nota riepilogativa dell’Anci

Legge di stabilità, le norme che interessano i comuni. Dal sito ANCI.IT

NOTA RIEPILOGATIVA SUI CONTENUTI DELLA LEGGE DI STABILITA’ PER IL 2016

Il confronto con il Governo sulla legge di stabilità per il 2016, si è avviato sin da settembre sulla base della piattaforma approvata dal Comitato Direttivo dell’Associazione. Nella fase preliminare alla presentazione del disegno di legge, alcune delle questioni principali poste sono state ampiamente recepite. Il confronto è poi proseguito con la presentazione di un complesso organico di proposte emendative al Senato e in Audizione, nonché in incontri con tutti i gruppi parlamentari e relatori.
Sul provvedimento, l’ANCI ha svolto la sua audizione in Commissione Bilancio riunite di Camera e Senato il 2 novembre u.s., e ha confermato un parere positivo sull’impianto generale della manovra che, dopo una lunghissima stagione durata anni, mette il punto su interventi di riduzione di risorse e (grazie all’azione dell’Anci), non introduce tagli ai Comuni e alle Città Metropolitane.
1. Il testo prima della trasmissione in Parlamento
Ad una valutazione generale positiva si aggiungono altri punti fondamentali che sono stati ottenuti dall’Anci nel confronto iniziale con il Governo prima della presentazione del ddl di stabilità in Parlamento e che, in sintesi, risultano essere i seguenti:
 Nessun taglio di risorse ai Comuni;
 Superamento del Patto di stabilità interno grazie al riconoscimento del contributo dato negli anni dai Comuni sul versante della manovra finanziaria. La nuova regola si basa in sintesi su un saldo tra entrate finali di competenza e spese finali di competenza, con l’inserimento del Fondo pluriennale vincolato non finanziato da debito – che può determinare l’avvio di un ciclo espansivo, in grado di rilanciare gli investimenti e la crescita;
 la integrale compensazione del mancato gettito derivante dall’abrogazione del prelievo immobiliare dell’abitazione principale e dei terreni agricoli;
 la possibilità data ai Comuni sotto i 10.000 abitanti di acquistare lavori, beni e servizi fino a 40.000 euro in autonomia, senza l’obbligo di servirsi fino a tale cifra alle centrali uniche di committenza;
 il contributo dato alle Città Metropolitane di 250 milioni di euro che evita il raddoppio del taglio previsto dalla legge di stabilità 2015;
 Esclusione dal saldo di 480 milioni per interventi di edilizia scolastica;
 Il rifinanziamento del fondo compensativo IMU/TASI per 390 milioni.
Abbiamo espresso un giudizio critico sulla riduzione del turn over del personale e sul blocco dei Fondi per il trattamento economico accessorio, che rischiano di vanificare la ripresa dell’attività relativa al rinnovo contrattuale del comparto e di disincentivare le politiche di valorizzazione del merito dei dipendenti degli enti locali.
2. Le richieste principali presentate dall’Associazione, quelle accolte nell’esame parlamentare e le questioni che l’Associazione continuerà a proporre.
L’ANCI ha proposto le seguenti modifiche ed integrazioni principali al ddl Stabilità 2016:
a) stabilizzare almeno per il triennio 2015/2017 l’inclusione del Fondo pluriennale vincolato in entrata e in uscita nel nuovo saldo di riferimento al fine di assicurare la maggiore programmabilità dei margini di effettuazione delle spese di investimento;
b) valutare l’opportunità di introdurre criteri per il 2016 che consentano un più ampio utilizzo degli avanzi da parte di enti che per eccezionali e particolari condizioni dei bilanci non disporrebbero di sufficienti spazi a seguito dell’applicazione del nuovo saldo di competenza, utilizzando lo strumento nazionale di redistribuzione di spazi finanziari, finalizzato ad assicurare che gli enti con disponibilità di spazi superiori alle effettive possibilità di utilizzo di risorse possano cedere gli spazi in eccesso agli enti in situazione opposta, (norma ottenuta in Senato, sebbene riformulata da RGS);
c) l’esigenza di mantenere alcune facilitazioni adottate negli ultimi anni, quali il ricorso alle anticipazioni di tesoreria sino a cinque dodicesimi delle entrate e la possibilità di utilizzare per manutenzioni correnti i proventi degli oneri di urbanizzazione (richieste accolte);
d) adottare misure di maggior flessibilità nella gestione e ristrutturazione del debito, al fine di integrare le risorse per investimento degli enti con minori capacità di finanziamento con risorse proprie. Tra gli elementi di vincolo più volte segnalati va indicato il forte peso delle penali per la dismissione di mutui Cassa DDPP, accessi in anni pregressi a condizioni di tasso molto meno favorevoli delle attuali. Va sollecitata un’iniziativa di sostegno della riorganizzazione del debito a condizioni più favorevoli, alleviando il peso delle penali in questione (in conto riduzione o estinzione di debito), anche utilizzando a tal fine una parte del citato contributo in conto interessi che si ritiene resterà inutilizzata. Sul punto va stigmatizzata la circostanza che si era convenuto in sede di confronto con il Governo di istituire un apposito fondo utilizzando economie dei comuni sul fondo rimborso interessi già stanziato nel 2015, pari a 90 ml con norma ad hoc. Tale previsione è stata cancellata e le relative economie indirizzate a fini diversi dal comparto Comuni.
• Riassetto della fiscalità locale e compensazioni finanziarie
Il confronto sulle dimensioni delle abolizioni di prelievo ha consentito di:
a) concordare su un valore di massima del gettito Tasi da abitazione principale, pari a circa 3,52 miliardi di euro (enti delle RSO e delle Isole), comprensivi di una quota dovuta alla variazione delle aliquote 2015 (in aumento o in diminuzione);
b) concordare su un valore di massima del gettito da terreni agricoli condotti direttamente dal possessore agricoltore professionale, pari a 404 milioni di euro, di cui 250 mln. circa derivanti dal ritorno ai criteri di esenzione dei terreni montani e collinari precedenti alla revisione di cui al dl n. 66/2014 e al dl n. 4/2015;
c) affidare la questione del computo dei cosiddetti “imbullonati” ad una procedura di revisione catastale dei fabbricati D coinvolti (la cui prima fase si concluderà entro giugno 2016). Soltanto tale puntuale revisione consentirà di assicurare un ristoro corretto e ben ripartito del mancato gettito, considerando il tenore molto ampio della norma di revisione dell’imponibilità e della materiale impossibilità di effettuare stime affidabili di natura previsionale. In questo ambito, la stima di 155 mln di euro inserita nel ddl Stabilità a titolo di ristoro spettante ai Comuni potrebbe non risultare coerente con i dati ad oggi disponibili e pertanto risultare sensibilmente inferiore rispetto alla compensazione necessaria. La procedura di valutazione a cura delle strutture Territorio dell’Agenzia delle Entrate offre garanzie, essendo la rendita formalmente iscritta in catasto l’unica base di riferimento per la valutazione del gettito;
d) risolvere parzialmente la questione del fondo compensativo IMU-Tasi , già ridotto dai 625 mln. di euro del 2014 ai 472 mln. del 2015, esclusi peraltro dal computo delle entrate valide ai fini del saldo di Patto. Tale fondo viene rinnovato per il 2016 per soli 390 mln., e pertanto non appaiono chiare dalla lettura della Relazione tecnica le modalità di quantificazione del ristoro. L’Anci ritiene che vada chiarito il risultato finanziario reso disponibile e vada assolutamente superata la non imputabilità ai fini del saldo finale, rendendo piena disponibilità ai fini dell’effettuazione di accertamenti computabili nel saldo di competenza 2016;
e) sempre nel campo delle risorse va ricordato che il ristoro del mancato gettito derivante dall’imponibilità dei terreni montani nel 2015 non ha potuto finora contare del contributo integrativo (57 mln.) assegnato con il dl 78/2015 con riferimento al solo 2014. È necessario, anche per il 2015, assicurare tale contributo che risulta essenziale per centinaia di comuni di minori dimensioni nei quali le stime ministeriali sono risultate sensibilmente più elevate dell’effettivo gettito riscontrato;
f) tra le modifiche introdotte dal Parlamento, va segnalata l’estensione dell’agevolazione per gli immobili concessi in comodato a parenti di primo grado (riduzione del 50% dell’imponibile), i cui effetti in termini di mancato gettito devono essere attentamente verificati.
In ordine alla ripartizione del nuovo FSC, ANCI propone al Governo la condivisione di una programmazione serrata del lavoro tecnico e dell’adozione dei provvedimenti attuativi relativi:
a) corretto riparto dei gettiti aboliti da ristorare che deve avvenire entro marzo 2016;
b) alla luce del nuovo assetto, revisione dello schema perequativo e dell’aggiornamento dei fabbisogni standard in corso.
In ordine al blocco totale degli aumenti di aliquota per il 2016, si fa presente che tale decisione incide ulteriormente sulla riduzione di flessibilità già insita nell’abolizione di oltre quattro miliardi di gettito fiscale, penalizzando i Comuni che avevano una pressione fiscale minore sulla prima casa.
L’Anci promuoverà a partire dal 2016 una revisione del sistema delle entrate per consentire di recuperare margini significativi di autonomia impositiva con l’auspicio che si realizzino le condizioni definitive per dare stabilità alla finanza comunale, avendo conquistato due tasselli fondamentali quali l’assenza di tagli e il superamento del patto di stabilità. Pertanto, l’ANCI chiede che già a partire dai prossimi mesi si avvii un confronto per trovare regole e strumenti che consentano un recupero di una autonomia impositiva dei Comuni da varare nel 2017.
Si fa presente che in sede parlamentare è stato previsto un accantonamento di una quota pari a 80 milioni di euro dell’FSC, destinato ai Comuni che hanno applicato, nell’anno 2015 un’aliquota della Tasi abitazione principale minore dell’aliquota standard (pari all’1 per mille), garantendo il rimborso del gettito ad aliquota base.
• Rimborso spese pregresse uffici giudiziari
Anci ha chiesto di costituire un fondo pluriennale che consenta di smaltire i crediti pari a circa 700 ml vantati dai Comuni verso lo Stato. Questa richiesta non risulta accolta e bisogna continuare a lavorare.
• Raccordo dei principi dell’armonizzazione contabile con i vincoli di finanza pubblica
a) neutralizzare ai fini del calcolo dei saldi utili al rispetto del patto di stabilità interno, degli avanzi vincolati e dei disavanzi tecnici da riaccertamento dei residui.
b) una soluzione dell’irragionevole impatto della nuova contabilità sulle operazioni di accollo di debiti di società partecipate da parte dell’ente locale, che le rende eccessivamente onerose in termini di vincoli di bilancio.
• Revisione disciplina dissesto e predissesto. E’ stata accolta la richiesta di rendere omogenee le norme per tutti gli enti in piano di riequilibrio (pre-dissesto) per ciò che riguarda il periodo di ripiano, attualmente consentito con i più lunghi tempi del ripiano dei disavanzi da riaccertamento dei residui ai soli enti già sperimentatori della nuova contabilità. Non sono invece segnalati interventi sulla disciplina del dissesto; in particolare non viene rifinanziato il “Fondo ordinario per il finanziamento dei bilanci degli enti locali”, sul quale esiste già la disponibilità del Ministero dell’Interno circa l’utilizzo in tal senso di economie esistenti sui propri capitoli di bilancio.
In ordine alle Città metropolitane apprezzando la sostanziale eliminazione del nuovo taglio per il 2016, l’ ANCI ha chiesto in sede di approvazione della legge di stabilità le seguenti previsioni: 1. la costituzione di un Comparto autonomo delle Città metropolitane separato dalle Province, essendo enti diversi per funzioni e status; 2. la complessiva rivisitazione della finanza metropolitana, finalizzata al superamento della gestione locale dell’IPT oggi destinata al contributo del comparto alla finanza pubblica, anche al fine di correggere le distorsione presenti con riferimento al livello del prelievo.
Il riconoscimento di un tributo proprio già disciplinato dalla legge che richiede solo il decreto di attuazione per finanziare investimenti ed infrastrutture
In merito al Patto di Stabilità, ha sostenuto la necessità prevedere l’eliminazione delle sanzioni per sforamento del Patto 2015, per evitare in anticipo di riprodurre i problemi affrontati con il dl enti locali (rinnovo/proroga contratti a tempo determinato, impossibilità di nominare figura apicale), nonché alcune misure straordinarie previste nel 2015.
PERSONALE
In materia di personale degli enti locali, sono state evidenziate sin dall’inizio dell’iter parlamentare le seguenti criticità
• Turn over del personale
Possibilità di procedere ad un turn over pari al 25% della spesa del personale cessato nell’anno precedente. Se tale misura può risultare giustificata per favorire lo snellimento degli apparati burocratici centrali o regionali che non erogano servizi, appare ingiustificata e critica per i Comuni, impedendo di dare seguito ad una programmazione dei fabbisogni connessa all’erogazione dei servizi, e azzerando ogni margine per attuare il ricambio generazionale.
L’ANCI ha sottolineato come questo drastico restringimento della capacità assunzionale è in controtendenza rispetto alle scelte solo di un anno fa del Governo e del Parlamento con l’ampliamento del turn over nei Comuni all’80% delle cessazioni già dal 2016, per arrivare al 100% a partire dal 2018.
Occorre inoltre ricordare in questa sede che i Comuni sono già di fronte ad un sostanziale blocco del regime delle assunzioni conseguente all’estremo ritardo con cui si sta dando attuazione al processo di mobilità del personale soprannumerario delle Città metropolitane e Province, blocco che si protrae ormai per il 2015.
Ciò detto, l’ANCI ha chiesto di correggere tale regola, tenendo conto dell’esigenza di assicurare l’erogazione dei servizi, ripristinando la percentuale oggi vigente, nonché superare gradualmente il sostanziale blocco derivante dalla collocazione del personale metropolitano e provinciale. E’ di conseguenza necessaria una norma che consenta il ripristino dell’ordinario regime per le assunzioni di personale negli Enti locali situati nel territorio delle Regioni nelle quali la ricollocazione dei soprannumerari sia completata.

• Spesa di personale e superamento del patto di stabilità interno
Con questa legge finanziaria si raggiunge l’importante traguardo del superamento del patto di stabilità interno per i Comuni. Tuttavia manca una previsione di coordinamento con la normativa vigente in materia di contenimento delle spese di personale. Tale normativa prevede un regime differenziato per gli enti non soggetti al patto (Comuni con popolazione inferiore ai 1.000 abitanti – ai 5.000 fino al 2013 – e Unioni di Comuni) e per quelli soggetti a patto. E’ indispensabile armonizzare la nuova disciplina del “pareggio di bilancio” dei Comuni con quella che regola il governo della spesa di personale. in quanto che trova motivazione nelle caratteristiche peculiari dei Comuni. Sarebbe comunque auspicabile una ulteriore semplificazione normativa con regole nuove.
Lavoro a termine nei servizi educativo-scolastici E’ stato chiesto un percorso di progressiva immissione in ruolo del personale impiegato nei servizi educativo-scolastici con contratti di lavoro a tempo determinato reiterati, in modo da consentire l’allineamento con le regole nazionali e comunitarie sulla reiterazione dei contratti a termine, in linea con le indicazioni rese dal Ministro per la Semplificazione e PA con la Circolare n. 3/2015. Si evidenzia come sia indispensabile individuare una soluzione utile a risolvere in modo sistematico le incertezze che determinano i provvedimenti giurisdizionali aventi ad oggetto il risarcimento dei danni conseguenti alla reiterazione di contratti a termine per una durata complessiva superiore a trentasei mesi.
PROPOSTE ACCOLTE
• La disposizione che consente anche ai Comuni sotto i 10.000 abitanti di acquistare lavori, beni e servizi fino a 40.000 euro in autonomia senza l’obbligo di servirsi anche per tale cifra delle centrali uniche di committenza;
• Abrogazione della Copaff e istituzione di un organismo più snello per in materia di elaborazione dei fabbisogni standard;
• Viene accolta la richiesta di mantenere per i Comuni non soggetti al patto di stabilità le norme di favore sul contenimento delle spese di personale (riferimento al 2008 come tetto di spesa e 100% turn over );
• Il contributo statale per le Unioni di Comuni e per le fusioni, pari rispettivamente a 30 milioni di euro annui, sono consolidati. Senza tale disposizione i fondi sarebbero terminati nel 2016.
• Per i Comuni istituiti a seguito di fusione e per le Unioni di Comuni vi è lo sblocco totale delle facoltà assunzionali rispetto al turn over;
• Il raddoppio della percentuale dal 20% al 40% del contributo previsto dalla legge per i Comuni istituiti a seguito di fusione. Il contributo aumenta al 40 per cento dei trasferimenti erariali attribuiti per l’anno 2010, nel limite degli stanziamenti finanziari previsti in misura non superiore a 2 milioni di euro;
• Lo sblocco in ambito regionale delle facoltà assunzionali in seguito a ricollocazione del personale soprannumerario provinciale e metropolitano;
• Viene rifinanziato per il 2016 e 2017 il fondo per reintegro contributo INAIL per realizzazione progetti sostenuti dai Comuni utilizzando soggetti che usufruiscono di sussidi e contribuzioni statali;
• Sono state introdotte modifiche alla disciplina relativa alle fondazioni lirico sinfoniche;
• Sono stati incrementati di 5 milioni di euro le risorse per gli istituti superiori di studi musicali per l’annualità 2016;
• Viene disciplinata a regime la materia relativa ai benefici successivi ad eventi calamitosi, con sospensione tributi etc.;
• Riconoscimento ai soggetti aggregatori (Città metropolitane) della possibilità di stipulare convenzioni su ambito regionale;
• Interpretazione autentica della facoltà dei Comuni di mantenere inalterata l’Imposta sulla pubblicità dopo l’abrogazione della possibilità di aumento concessa tra il 2009 e il 2011;
• Proroga al 2016 e 2017 del coefficiente per la determinazione della TARI e slittamento al 2018 del riferimento ai fabbisogni standard nella determinazione dei costi da coprire con la Tari;
• Proventi delle concessioni e delle sanzioni edilizie cd. Oneri di urbanizzazione (per gli anni 2016 e 2017) potranno essere destinati, per una quota pari al 100 per cento, a spese di manutenzione verde, strade, patrimonio comunale e spese progettazione opere pubbliche;
• Proroga, per tutto il 2016, dell’innalzamento del limite ricorso ad anticipazioni di tesoreria da tre a cinque dodicesimi;
• Spostamento della scadenza per l’approvazione dei bilanci 2015 e delle delibere relative alle aliquote dal 30 al 31 luglio con norma interpretativa autentica del DM 13 maggio 2015;
• Gli spazi finanziari concessi dalla Regione, da non recuperare nel biennio successivo, sono prioritariamente distribuiti a piccoli comuni e agli enti istituiti per fusione a partire dal 2011, enti che fino all’esercizio 2015 erano esclusi dal patto di stabilità interno;
• Gli enti locali che prevedono di conseguire, nell’anno di riferimento, un saldo di competenza negativo/positivo possono richiedere/cedere, entro il 15 giugno, gli spazi di cui necessitano/che intendono cedere nell’esercizio in corso per sostenere impegni di spesa in conto capitale. Il Dipartimento della Ragioneria generale dello Stato, entro il 10 luglio, aggiorna gli obiettivi degli enti interessati dalla acquisizione e cessione di spazi finanziari di cui al presente comma, con riferimento all’anno in corso e al biennio successivo.
• E stato previsto un Fondo di 500 ml per il 2016 per interventi straordinari per la riqualificazione urbana e la sicurezza delle periferie delle Città metropolitane e dei Comuni capoluogo di provincia.
• Previsto uno stanziamento di 5 ml di euro annui per la montagna, per il triennio 2016-2017-2018.
Dissesto e pre- dissesto
• Estensione a tutti i comuni che nel corso del 2013 e 2014 hanno presentato procedure di riequilibrio pluriennale a norma dell’articolo 243-bis del TUEL (enti in pre-dissesto) di quanto attualmente previsto per i soli comuni sperimentatori, relativamente ai più ampi termini temporali (30 anni) di ripiano del disavanzo derivante dalla revisione straordinaria dei residui. Tale enti possono rimodulare o riformulare il precedente piano in coerenza con l’arco temporale di trenta anni, entro sei mesi dall’entrata in vigore della legge di stabilità 2016. La restituzione delle anticipazioni di liquidità erogate a tali enti inoltre, è effettuata in un periodo massimo di trenta anni
• Gli enti che hanno avuto approvato il piano di riequilibrio pluriennale (enti in pre-dissesto) possono utilizzare le risorse derivanti da operazioni di rinegoziazione di mutui nonché dal riacquisto dei titoli obbligazionari emessi senza vincoli di destinazione per il periodo della durata del piano
Città metropolitane :
• predisposizione del bilancio di previsione per il solo anno 2016;
• possibilità di applicare al bilancio di previsione l’avanzo libero e quello destinato (che costituiscono quote dell’avanzo di amministrazione annuale), ripetendo sostanzialmente, quanto già disposto per il 2015 ;
• possibilità di rinegoziare le rate di ammortamento dei mutui in scadenza al 2016;
• concessione – in deroga alle nuove norme sull’armonizzazione contabile – nel caso di esercizio provvisorio nel 2016, di prendere a riferimento il bilancio previsionale 2015;
• una norma specifica relativa al personale di polizia che prevede la possibilità di aumentare la dotazione organica qualora le regioni assegnino unità di personale con la relativa copertura.
Si riportano di seguito le problematiche rimaste aperte sulle quali l’Associazione lavorerà nel 2016:
• Esclusione imposta di soggiorno dal blocco aumento dei tributi;
• Esclusione Fondo IMU/Tasi dalle entrate valide del saldo finanziario 2016;
• Verifica gettito terreni agricoli 2015 e accertamento convenzionale importi decurtati allo stesso titolo sul bilancio 2015 a fronte della corrispondente riduzione FSC 2015;
• Norme sulla fiscalità delle Città metropolitane ed eliminazione sanzioni 2015 (Imposta sul traffico passeggeri porti e aeroporti e Revisione disciplina dell’Imposta provinciale di trascrizione e del contributo del comparto Province alla finanza pubblica);
• Facoltà di regolamentazione IMU da parte dei comuni (tra cui ripristino degli strumenti di incentivazione e potenziamento delle strutture dedicate alla gestione delle entrate comunali);
• Rendere permanente l’inclusione del Fondo pluriennale vincolato di entrata e di spesa, al netto della quota rinveniente dal ricorso all’indebitamento, nel saldo finale di competenza;
• Introduzione di
o un criterio di priorità nell’assegnazione degli spazi finanziari, basato sull’esistenza di avanzi di amministrazione eccedenti il fondo pluriennale vincolato accantonato in entrata e valido ai fini del calcolo del saldo di competenza e misure sanzionatorie per il mancato utilizzo degli spazi
• revisione del processo di aggregazione intercomunale su base volontaria e con il concorso degli enti di area vasta. La scadenza obbligatoria del 31 dicembre 2015 per l’associazionismo dei piccoli Comuni, ove non fosse sospesa come richiesto dall’ANCI, non consentirebbe di superare le criticità delle disposizioni attuali e di intralciare un più efficace ed efficiente percorso aggregativo;
• esclusione delle fusioni dal saldo;
• esclusione dal patto di stabilità interno del disavanzo tecnico, derivante dalla diversa reimputazione temporale di accertamenti ed impegni per effetto all’applicazione dei nuovi principi contabili;
• Neutralizzazione ai fini del calcolo dei saldi del patto di stabilità interno dell’avanzo vincolato derivante dall’introduzione dei nuovi principi contabili dell’armonizzazione;
• Esclusione dal patto di stabilità interno delle registrazioni contabili effettuate sulla base delle nuove regole previste dall’armonizzazione connesse al subentro del debito di un ente a fronte di conferimenti di capitale o aumento di capitale sociale nelle società partecipate;
• Esclusione dal patto di stabilità interno delle spese sostenute dai Comuni liguri per fronteggiare i danni provocati dalle alluvioni del 2014;
Dissesto e pre-dissesto
• Modifiche alla disciplina del pre-dissesto. In particolare:
o riduzione almeno del dieci per cento delle spese per acquisto beni e servizi, finanziate attraverso risorse proprie, inclusi i debiti fuori bilancio classificabili all’interno di tale tipologia di spesa, entro il termine di un quinquennio;
o riduzione almeno del venticinque per cento delle spese per trasferimenti finanziate attraverso risorse proprie , entro il termine di un quinquennio;
o facoltà per l’ente di compensare, nel corso del quinquennio, le misure di rientro e contrazione della spesa corrente compensandone l’effetto totale pur non rispettando le specifiche prescrizioni.
• Tutte le norme sul dissesto:
o Rifinanziamento “Fondo ordinario per il finanziamento dei bilanci degli enti locali” per il triennio 2015-2017 a favore degli enti in dissesto;
o Inclusione dell’Erario tra i creditori dell’ente dissestato per i quali l’organo straordinario di liquidazione può proporre un accordo transattivo per il pagamento di una quota parte del credito vantato;
o Possibilità per gli enti in dissesto che abbiano presentato il piano di estinzione dei debiti di ripianare il debito residuo, nonché la rateizzazione del pagamento dei debiti fuori bilancio in 10 anni, anziché in 3, equiparando il termine a quello previsto per il ripiano del piano di riequilibrio finanziario pluriennale degli enti in pre dissesto.
Misure in favore di una maggiore efficienza del finanziamento degli investimenti
• Ridimensionamento degli indennizzi per estinzione anticipata, totale o parziale, o di rinegoziazione dei mutui, fino ad un massimo del 10% del capitale residuo alla data dell’estinzione;
• Estensione del contributo statale in conto interessi sui mutui previsto dalla legge di Stabilità 2015 anche agli Enti locali che attiveranno operazioni di indebitamento nel 2016;
• Possibilità di utilizzare l’avanzo di amministrazione e l’accensione di nuovi prestiti per l’estinzione anticipata dei prestiti obbligazionari.
Spese per il funzionamento degli Uffici Giudiziari
• Applicazione del principio contabile relativo alla contabilizzazione in bilancio delle spese sostenute dai Comuni per il funzionamento degli Uffici giudiziari. L’Anci ha chiesto che l’importo da accertare in bilancio sia convenzionalmente pari al 70% delle somme spese nel periodo 2012-2014 e di cui si richiede il riconoscimento;
• Istituzione di un Fondo pluriennale per spese di giustizia presso il Ministero dell’Economia, con dotazione iniziale di 200 milioni di euro a copertura delle spese pregresse non ancora rimborsate dal Ministero della Giustizia.

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