La questione migranti secondo il filosofo Muraro

fusaroDiego Fusaro, filosofo marxista, ha contestato il fenomeno dell’immigrazione come positivo di per sé. Anzi. Per lui è in atto la creazione di una nuova antropologia.

Diego Fusaro si definisce “Intellettuale dissidente e non allineato, sono al di là di destra e sinistra. Se, infatti, la sinistra smette di interessarsi a Marx e a Gramsci, occorre smettere di interessarsi alla sinistra: e continuare nella lotta politica e culturale che fu di Marx e di Gramsci, in nome dell’emancipazione umana e dei diritti sociali”.

Antiamericano e marxista. Ma fortemente critico con la sinistra moderna.
“E’ inutile ricordare la Resistenza se poi non c’è una resistenza oggi rispetto agli invasori moderni. Non sono i fascisti i nuovi “invasori”, ma i tedeschi della Troika, gli americani che occupano il territorio con le basi americane. Se la Resistenza diventa solo una liturgia della memoria non ha senso farla. Ha senso la Resistenza se serve a risvegliare la nuova Resistenza. Perché nessuno resiste di fronte alla basi americane sul nostro territorio? Nessuno ha il coraggio di dire che quando ci fu la Resistenza finì fortunatamente una dittatura ma iniziò subito un’altra. Iniziò quella americana”.

Ecco quello che dice sulla questione migranti:

“In primo luogo l’immigrazione giova al potere e ai signori della mondializzazione capitalistica perché garantisce un abbassamento dei costi della manodopera. Se l’immigrato fa 5 euro all’ora ciò che l’italiano fa a 10, è evidente che poi costringerà anche l’italiano a fare a 5 quello che prima faceva a 10. Marx direbbe ‘l’esercito industriale di riserva nelle mani del capitalismo nella lotta di classe.

Secondo punto. L’immigrazione serve a fare in modo che il conflitto resti proiettato nell’orizzontalità del conflitto tra servi, tra disoccupati immigrati e disoccupati italiani, e non salga mai verso l’alto, cioè verso i signori del mondialismo e della finanza.

Terzo punto. La migrazione come deportazione di massa oggi in atto serve esattamente a imporre un nuovo profilo antropologico, quello del disoccupato. I migranti, proprio come i nostri giovani sono precari, non occupano un posto fisso, sono costretti a essere delocalizzati, spostati secondo i flussi del capitale e dei suoi movimenti sradicanti. Ecco in quale senso possiamo dire che oggi l’immigrazione di massa è una deportazione di massa. E lasciatemi dire: il nemico non è il migrante, che anzi è un nostro amico con cui dobbiamo cercare di stringere rapporti di solidarietà conflittuale contro il potere. Il nemico non è chi fugge, ma chi costringe a fuggire. Il nemico non è chi è disperato, ma chi getta nella disperazione la gente. Il nemico non è chi migra, ma chi costringe i popoli, compresi gli italiani, a migrare, seguendo le logiche sradicanti della mondializzazione”.
Un tempo con il colonialismo andavamo vigliaccamente in Africa a prendere gli schiavi: oggi invece facciamo finta che siano loro a voler venire da noi a lavorare. L’immigrazione è voluta dalla destra del denaro, che ha bisogno di nuovi schiavi, ed è difesa ideologicamente dalla sinistra umanitaria.

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