Referendum: interventi per il SI

bastaunsiUltimo giorno di campagna elettorale per il referendum costituzionale del 4 Dicembre.

Pubblichiamo di seguito l’appello al voto del Senatore Francesco Scalia e l’intervista alla Senatrice Maria Spilabotte.

Scalia: I convinti del SÌ cerchino gli indecisi
“Il 4 dicembre abbiamo un’opportunità storica per cambiare in meglio il Paese e non possiamo sprecarla.” Inizia così l’ultimo appello al voto del senatore del Pd Francesco Scalia dopo una lunga cavalcata di 4 mesi, fatta di convegni, assemblee, confronti e comizi, partita in estate nelle feste de l’Unità e proseguita in quasi tutti i comuni del frusinate, per sostenere le ragioni del SÌ nel referendum costituzionale di domenica prossima. “Il dibattito intorno alle necessarie innovazioni della parte seconda della Costituzione, per dare all’Italia istituzioni più veloci, più efficienti e meno costose, va avanti senza sosta da almeno trent’anni-continua Scalia- sarebbe davvero un errore storico impedire che oggi si concretizzi. Soprattutto se si considerano gli argomenti del no che spessissimo non hanno nulla a che vedere con il merito della riforma, mentre servono a mascherare antipatia politica, piccole vendette personali e difesa dei privilegi. Il 4 dicembre si vota solo per la Carta costituzionale, le elezioni politiche si terranno in un altro momento, e penso che le italiane e gli italiani, in tantissimi, lo abbiano capito benissimo e per questo non rinunceranno al cambiamento. Proprio a questi- conclude Scalia- si rivolge il mio appello finale a non fermarsi in queste ultime ore e ad intensificare gli sforzi contattando tutti i conoscenti che non hanno ancora deciso, o che si sono orientati al no, per persuaderli ad essere parte del cambiamento.”

INTERVISTA A SPILABOTTE

Senatrice Spilabotte, perché lei sostiene e vota Si?
Perché scelgo un parlamento più veloce, di tagliare i costi della politica, di abolire le province, di abolire i senatori a vita, di abolire un ente inutile come il CNEL e superare il bicameralismo perfetto che perfetto purtroppo non si è rivelato.
Ma la Costituzione non era la più bella del mondo?
Infatti proprio perché crediamo con convinzione che la nostra Carta fondamentale sia la più bella al mondo la prima parte dei valori e dei principi fondamentali rimane intatta. Ma per applicare i princìpi espressi nella prima parte, è necessario riformare la seconda, innovandola e trovando degli strumenti adeguati e al passo con i tempi, come il superamento del bicameralismo paritario e la riforma del Titolo V.
Si risparmia davvero con questa riforma?
La riforma costituzionale porterà circa 500 milioni di risparmi alle casse dello Stato. Questo numero è frutto della somma dell’abolizione delle indennità dei senatori, della razionalizzazione e dell’accorpamento delle strutture del nuovo Senato, del superamento definitivo delle province e dell’abolizione del CNEL.
Però i senatori non saranno più eletti dal popolo…
Precisiamo che il Senato cambia la funzione: non sarà rappresentativo del popolo ed infatti non darà la fiducia al Governo. Sarà un organo consultivo di Regioni e Comuni. In ogni caso vi è già la proposta di legge Chiti per consentire ai cittadini di poter scegliere i Senatori al momento del voto delle regionali.
Perché si alza il numero per la raccolta delle firme del referendum da 50mila a 150mila?
Nessun referendum importante ha mai avuto problemi a raggiungere 150mila firme: si pensi l’ultimo sulla legittima difesa che ha superato il milione di firme. Invece viene introdotto l’obbligo di discutere la proposta di legge, che ora non c’è, e si abbassa il quorum del referendum. Anche in questo aspetto è estremamente positiva la riforma.
E’ una riforma che accentra troppo i poteri nello Stato?
E’ una riforma che vuole ridare i diritti dalla Val d’Aosta alla Sicilia. In temi come sanità, politiche attive del lavoro, welfare, infrastrutture, turismo la riforma ha come obiettivo quello di eliminare concretamente le differenze regionali, restituendo a milioni di persone il loro “pieno” diritto di cittadinanza. Pensiamo alla sanità: oggi l’Italia è divisa in 20 sistemi sanitari diversi, e quindi non c’è un vero diritto alla salute, tanto che nascere in una Regione piuttosto che in un’altra può fare la differenza. Noi riteniamo che questo non sia giusto e tutti gli italiani debbano avere gli stessi diritti sui temi fondamentali.
Non si rischia una deriva autoritaria?
Quello che ci auguriamo, per l’Italia, sono governi legittimati da una maggioranza parlamentare chiara e chiaramente eletta. Governi messi in grado di portare avanti il proprio programma e la propria visione di cosa il Paese dovrebbe essere. Basta con i governi tecnici che spalmano le responsabilità su tutti e dunque su nessuno.
Un motivo in più per votare SI il 4 Dicembre?
Ne ho altri due: il tema delle donne, poiché la riforma introduce la parità di genere all’interno delle istituzioni e dunque ci saranno più donne in politica; l’altro è il futuro dei nostri figli: abbiamo bisogno di un Paese con istituzioni rinnovate proprio per permettere alle generazioni future di affrontare a testa alta le sfide di un mondo in costante evoluzione.

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