Chi ha vinto e chi ha perso

Commento sul referendum costituzionale di Flavio Venditti (Direttivo PD). Oggi pomeriggio ho incontrato un “amico”. Mi ha salutato, evidentemente soddisfatto, e io visto che non lo faceva da tempo, ho pensato:”A che devo il suo saluto?” Deve aver letto il mio pensiero, perché: “Allora hai perso?” mi fa. “Perso? Che cosa ho perso?” Gli chiedo. E lui:” Le elezioni. Non mi dirai che hai vinto anche tu?” Io mi sono avvicinato e gli ho detto:” Primo, le elezioni non sono una partita a scopa dove si vince e si perde. Secondo, con il referendum il governo ha chiesto un mio parere e io gliel’ho dato. Punto. Terzo, se proprio ci deve essere un vincitore, visto che la politica è comunque la difesa di un proprio interesse, questo non si può vedere al momento delle elezioni, ma dopo, quando l’azione politica si traduce in leggi e quindi in fatti. E’ in quel momento che capirai se hai vinto, facendo la scelta giusta per i tuoi interessi, o se hai perso, prendendo atto che chi doveva difenderli i tuoi interessi, non l’ha fatto. Ripassa tra un paio di anni. Vedremo, dato che sei disoccupato, se il nuovo governo riuscirà, finalmente, a trovarti un lavoro.” E’ andato via senza replicare, con il sorrisetto di chi è, comunque, molto soddisfatto. “Dunque” dirà qualcuno “ sei soddisfatto di Renzi?” No. Renzi io l’ho sostenuto. Era una speranza. Mi ha deluso. Poteva, e doveva, fare di più. E non glielo perdono. Ma nessuno, intellettualmente onesto, può negare che “c’ha provato a cambiare”. L’ha fatto in modo superficiale, illogico, sceglietelo voi l’aggettivo, ma l’ha fatto. Qualcuno dirà:“Cambiare tanto per cambiare non serve a niente”. Sì, capisco, quando non si sa che dire: bla bla bla… Il problema vero è che in Italia in seguito alla politica del “volemose bene”, che fa debiti ma porta tanti voti, dagli anni sessanta fino al 94 ed oltre, si sono formate in ogni categoria, ripeto in ogni categoria, delle piccole nicchie di “miserabili” privilegi, a cui nessuno vuole rinunciare. Mi viene in mente un episodio avvenuto tanti anni fa al mio paese. Si stava costruendo una piccola via di accesso al laghetto di acqua sulfurea. Per abbreviare il percorso si pensò di tagliare una curva. All’interno di quella curva c’era un albero di fichi. Quando gli amministratori si recarono dalla proprietaria per chiedere quel pezzetto di terra lei, candidamente, rispose:” Toccatemi tutto ma non la fica! (in dialetto fica sta per albero di fichi)” Ecco, a parte il doppio senso umoristico, è questa la mentalità italiota. Adesso Renzi è caduto. Nessuno si strapperà i capelli. Dico solo:”Vedremo”. Vedremo se chi verrà dopo di lui riuscirà a cambiarla la nostra Italia, vedremo se quello che ha fatto Renzi è poca cosa, vedremo se si farà, e come, la legge elettorale “condivisa”. Il giorno della sua nomina Renzi ha promesso di attuare un piano di riforme per modificare l’assetto politico, istituzionale e costituzionale del paese: taglio cuneo fiscale, riforma mercato del lavoro, legge elettorale, riforma costituzione e riforma della pubblica amministrazione. L’ha fatto. Male? D’accordo, male. Ma sono punti di vista.Vedremo chi farà meglio.“Se volevano essere credibili i tagli dovevano iniziare da loro!” Giusto, giustissimo. Ma l’abolizione delle provincie, e quella del Senato, non erano segnali in quel senso? Beh, forse sì, ma Renzi… Bene, vedremo dunque. E quel “vedremo”, vista la mia età, e l’esperienza di chi di queste situazioni ne ha vissute parecchie (vedendo poi come sono andate a finire), lo dico sorridendo. Sotto i baffi che non ho. Ecco, allora, solo allora, sapremo chi ha vinto e chi ha perso.

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