Marcello Mastroianni: vent’anni dalla morte.

Numerosi gli articoli su Marcello Mastroianni per il ventennale della morte. Repubblica, La Stampa, Panorama, RaiNews, le riviste di cinema “Lo stivale pensante”, “Eco del cinema”, “Velvetcinema”. Anche le tv hanno reso omaggio al nostro illustre concittadino. Rai Movie ha proiettato 20 film di Mastroianni nel mese di Dicembre; Rete 4 ha proiettato “I soliti ignoti”, mentre Sky ha organizzato una maratona di film sul canale “sky Cinema” mandando in onda solo film di Mastroianni.

In merito agli articoli su Mastroianni, ne riportiamo due. 

ALBERTO INFELISE de La Stampa
Vent’anni fa. Marcello Mastroianni scende dal palco di una delle repliche delle Ultime lune, il suo spettacolo d’addio. Ha appena finito di emozionare, ancora una volta, il pubblico che tanto lo ha amato. Non vuole scendere dal palco. Fa un gesto come per dire «scusatemi, devo andare a mangiare» (me lo ricorda il Maestro Osvaldo Guerrieri, anch’egli in platea).

Mastroianni ha un tumore. Il fisico è consunto dalla malattia. «Vai a salutarlo, gli fa piacere. Ma non affaticarlo», mi dice Enzo Biagi, suo amico, davanti al camerino. Entro, mi sorride, si alza per salutare. «Dimmi la verità: applaudivano perché sono stato bravo o perché sanno che sto per morire?». La pelle d’oca, ancora oggi: non era stato bravo, era stato meraviglioso.

Vent’anni fa l’addio a Marcello Mastroianni (Corriere della Sera)
«Ho troppe qualità per essere un dilettante e non ne ho abbastanza per essere un professionista». Per definirsi, Marcello Mastroianni ricorreva alla battuta pungente di un film del suo «alter ego» Federico Fellini, nonostante il successo e un valore artistico riconosciutogli unanimemente. Anche nella maturità, dopo i tanti ruoli riusciti e i riconoscimenti prestigiosi, il divino Marcello continuava a considerare la sua parabola di vita come la fiaba di Cenerentola, segnata più dalla fortuna e dalla casualità che dal merito. Si guardava con disincanto e amarezza, considerandosi più antieroe che divo, certamente non il sex symbol descritto dalla stampa rosa, senza comprendere che parte del suo fascino derivava proprio dal quel suo fare distaccato, timido e malinconico. Del resto, anche la sua vita sentimentale è stata tutto fuorché ordinaria, diviso tra un legame matrimoniale (con Flora Clarabella) mai spezzato formalmente e grandi storie d’amore, più o meno durature. Nella sua vita sono entrate donne come Faye Dunaway e Catherine Deneuve. Dal 1976 e fino alla morte è stato legato alla regista Anna Maria Tatò. Nel 1971, mettendosi a nudo in un’intervista con Oriana Fallaci, Mastroianni liquidava così la propria parabola artistica: «Io ho avuto tanta fortuna, solo fortuna. La fortuna che a Luchino Visconti servisse un giovanotto rozzo come me. La fortuna che la sua compagnia fosse la più importante e allineasse attori come Ruggero Ruggeri, Paolo Stoppa, Rina Morelli, Vittorio Gassman. La fortuna che Gassman se ne andasse e io prendessi il suo posto. La fortuna che mi offrissero il cinema, infine, grazie a questo nasino che detesto. Ma il successo di un attore non è quasi mai legato a ragioni nobili e serie». Il pubblico e la critica, però, l’hanno sempre pensata diversamente, e nel Marcello nazionale hanno visto la star capace di tenere testa ai divi hollywoodiani, perfetto nel registro comico de «I soliti ignoti» o «Divorzio all’italiana» come in quello malinconico e drammatico di «Una giornata particolare», inimitabile nei capolavori felliniani come «La dolce vita» e «8 e mezzo», in grado di arrivare da outsider per ben tre volte in nomination agli Oscar, di meritarsi tre premi come miglior interprete a Cannes, due Golden Globe, due Bafta, svariati David di Donatello, due Coppe Volpi e un Leone d’oro alla carriera. Difficile credere si sia trattato solo di fortuna. (Testo a cura di Leda Balzarotti e Barbara Miccolupi)

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