Crisi: cosa fare nel futuro?

Articolo a cura di Lino Bianchi membro del Direttivo PD Fontana Liri

Riflessione n. 2. 

Ho già detto che avrò bisogno di spazio per completare un ragionamento il più possibile organico.
Comincio perciò da un aneddoto.
Bei tempi da bambino; a colle fontana era ogni giorno una festa, ragazzini di 9 – 10 anni che si
rincorrevano, in competizioni con decine di giochi diversi.
Lino, Duilio, Gigino, Giulietto, Mauro, Lele, Toninuccio, Ezio, Vittorio e tanti altri con i cui nomi riempirei pagine.
Uno dei giochi si svolgeva usando le figurine dei calciatori che venivano scambiate o giocate a struscio, a coppo ecc..
E’ successo qualche volta che uno dei giocatori vincesse tutte le figurine ed il gioco si interrompeva
perché non c’erano più giocatori in possesso di figurine.
Grandi quei ragazzini!
Hanno reso il massimo di riconoscimento alle loro maestre che non solo gli avevano insegnato
la lingua italiana e l’aritmetica, ma gli avevano insegnato sopratutto a ragionare!
La crisi del gioco fu rapidamente risolta da quel primo ragazzino, non so dire chi fosse,
che in cambio di niente restituì 10 figurine ciascuno, consentendo così di riprendere il gioco e continuare a divertirsi.
Fu quella l’applicazione della versione più estrema delle teorie economiche di Keynes.
(John Maynard Keynes, è stato un economista britannico, padre della macroeconomia
e considerato il più influente tra gli economisti del XX secolo).

La crisi che viviamo è paragonabile per molti versi alla “grande depressione” del mondo industriale nel 1929.
Grandi concentrazioni industriali, grandi capitalisti, molta capacità di produzione,
ma la popolazione non comprava più i beni prodotti perché non aveva soldi;
le aziende licenziavano, i disoccupati aumentavano ed aumentava la povertà.
E’ una descrizione grossolana, tanto per rendere l’idea, come già detto che ciò che importa
è la sostanza, non l’apparenza.
Non trovate una certa somiglianza con gli ultimi 15 – 20 anni delle condizioni economiche dell’Italia?
Anche adesso tutti i numeri dicono che i giovani stanno e staranno peggio dei genitori;
questa non la chiamereste anche voi depressione?

Nel 1929 e primi anni trenta si avviò il superamento della crisi, dando il via ad un nuovo sviluppo,
proprio applicando le teorie di Keynes.
Con l’intervento dello Stato nell’economia, attraverso investimenti per lavori che,
rilanciando l’occupazione, ridiedero capacità di spesa a molta gente.
Questa, acquistando beni, aumentò la richiesta di nuova forza lavoro per produrre quei beni,
rilanciando così l’economia e l’occupazione.

La storia non si ripete mai uguale a se stessa, ma molto somigliante si!
Hai visto mai che per superare la crisi si devono restituire le figurine a chi è rimasto senza
per consentirgli di tornare a giocare!
Se concordiamo, questo è il secondo dei motivi per cui chiedo a chi mi legge e non è iscritto al PD
di venire ad iscriversi e di aiutarci a riaffermare anche questo secondo obiettivo.
Lino Bianchi

Lascia una Risposta

*

Il presente sito fa uso di cookie anche di terze parti. Si rinvia all'informativa estesa per ulteriori informazioni. La prosecuzione nella navigazione comporta l'accettazione dei cookie. Leggi di più

The cookie settings on this website are set to "allow cookies" to give you the best browsing experience possible. If you continue to use this website without changing your cookie settings or you click "Accept" below then you are consenting to this.

Close