Repubblica intervista Zingaretti

Dal sito Repubblica.it, intervista al Presidente della Regione Lazio Nicola Zingaretti.
Intervista a cura di Goffredo De Marchis.

Prima del congresso o di elezioni anticipate, una conferenza delle idee per l’Italia. È la ricetta di Nicola Zingaretti per il Pd. Un modo per non prendere posizione? “No – risponde il governatore del Lazio – . Non possiamo ignorare, in entrambi i casi, la vera priorità: c’è bisogno di idee per andare a votare, altrimenti non abbiamo capito che il tema è ricostruire un rapporto con il Paese. E sul congresso non possiamo non prendere atto che con le regole attuali la dinamica è quella di una conta sui nomi anziché l’elaborazione di un progetto per l’Italia”. Prima o poi però quelle scadenze arriveranno. Zingaretti sarà candidato o no? La risposta è un passo avanti rispetto alla retrovia della politica nazionale che Zingaretti si è scelto da tempo. “L’obiettivo è concludere il mandato in Regione (2018). Ma sicuramente voglio contribuire di più al dibattito nazionale per condividere un’esperienza politica che ha risollevato le sorti del Lazio, la seconda regione italiana per prodotto interno lordo”.

Siamo alla vigilia del pronunciamento della Consulta sulla legge elettorale. Non è inevitabile che, dopo, si apra un confronto sul voto subito?
“Dentro il Pd il pendolo oscilla tra elezioni e svolgimento del congresso. Secondo me nessuna delle due è la soluzione adatta”.

Sospendiamo la democrazia interna e quella del Paese?
“Ma figuriamoci. Dico che il partito avrebbe necessità di una grande conferenza delle idee democratiche per l’Italia. E se partisse questa discussione, anche il dilemma sul voto porterebbe con sé meno tensioni”.

Perché?
“Perché il dibattito delle idee offrirebbe un terreno comune alla maggioranza e alla minoranza”.

Conferenza di programma per parlare di che?
“Beh, qualcosina è accaduta. Le elezioni di Trump cambiano tutto nel rapporto tra Europa e Stati uniti. L’Unione si è fondata sulla scelta atlantica, scelta confermata anche dopo la caduta del Muro. Oggi Trump individua come interlocutore privilegiato la Russia. L’Europa come risponde? E l’Italia che funzione svolge?”.

Non sarà il caso di affrontare prima i problemi italiani?
“Ma i nostri problemi sono quelli di una grande parte del mondo. L’uguaglianza, per esempio. Deve tornare nel centrale nel nostro dibattito e avere delle conseguenze immediate, sennò commettiamo un altro errore: parlare dei problemi aspettando che li risolva qualcun altro. La sinistra, non solo quella italiana, se prima di occupava solo di uguaglianza, negli ultimi anni – Prodi lo ha chiarito con grande intelligenza – , si è occupata solo di crescita. Abbiamo completamente abbandonato il tema della redistribuzione della ricchezza. Gli effetti sono stati in molti casi drammatici. Politiche che non avevano questo al cuore del programma hanno indebolito l’identità della sinistra”.

Torniamo alla sinistra del Novecento?
“Non possiamo riproporre ricette vecchie ma possiamo rimanere fedeli a un valore che rimane intatto e modernissimo. Tra l’altro i populismi, su questo argomento, balbettano”.

Trump mica tanto. Propone il protezionismo come occasione per creare lavoro.
“Trump infatti è una novità in quel panorama. Ma le parole d’ordine di Le Pen e di Grillo in Europa sono altre. In nome della rabbia, per esempio, dicono “usciamo dall’euro”. E tutte le aziende pubbliche e private che hanno debiti in euro e dovranno ripagarli in euro, come fanno se torniamo alla lira?”.

Come si costruisce la sua conferenza sulle idee?
“Si può fare in mille modi, ma va fatta. Bisogna tornare in sintonia con il Paese. L’importante è che non lo facciano le correnti, soprattutto ognuna per conto suo. Su proposte e decisioni va chiamata a raccolta l’Italia migliore. Il tema del partito non è solo organizzativo. È la sua funzione, il suo ruolo unitario dove l’identità dei singoli non può prevalere sul collettivo”.

Condivide il ritorno all’Ulivo?
“Va rafforzato un campo di forze politiche, non c’è dubbio. Il centrosinistra esiste già. Governa a Bologna, a Cagliari, a Milano, in Emilia e nel Lazio dove la coalizione che vinse nel 2013 spostò il 12 per cento rispetto al voto nazionale”.

Più terra terra: se i candidati per la segreteria sono Renzi, Speranza, Emiliano e Rossi, lei chi vota?
“I candidati al congresso ci saranno quando lo si convoca. E io deciderò al momento in cui si chiarisce il quadro. Come fanno tutte le persone.

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