Sinistra tra divisioni e caos, mentre Veltroni evoca lo spettro della destra

renzibersaniDimissioni di Matteo Renzi da segretario, Congresso nazionale, legge elettorale con un premio alla coalizione. Queste, in estrema sintesi, le tappe per il Partito democratico indicate da Michele Emiliano in un’intervista condotta da Maria Latella su Sky Tg24.

Il Congresso è indispensabile, secondo Emiliano, anche per evitare la scissione.

“Sarebbe la più grande sconfitta del Pd, dobbiamo evitarla con ogni mezzo. Per farlo, il Congresso è fondamentale, perché così chi vince verrà sostenuto da chi perde. Se Renzi vincesse, io lo sosterrei”.
“Cova rancore”, “è ossessionato” e “pensi alla Puglia””. L’intervista del governatore della Puglia a Sky Tg24 ha fatto insorgere la maggioranza fedele al segretario del Partito Democratico. “Insulti al pd e al segretario Renzi. Ecco il rispetto che emiliano ha per questa comunità”, è il tweet di Andrea Marcucci. “Emiliano se proprio si sente un leader, dovrebbe credere un pó di più in se stesso e candidarsi alle primarie anziché battere in ritirata al primo sondaggio letto dando poi la colpa a Matteo Renzi. Da buon magistrato dubito che non abbia compreso le regole dello statuto del partito democratico”, commenta Ernesto Carbone, deputato di provata fede renziana.

Le reazioni fanno capire che il clima è infuocato e mai come stavolta la scissione non è solo una minaccia ma una vera ipotesi.

“A Matteo Renzi, porrò delle questioni politiche e sentirò la risposta perché a questo punto, nulla è più scontato”, dice l’ex segretario che per la prima volta vuole mantenersi aperte tutte le strade. Ieri era stato D’Alema a minacciare la creazione di una sua lista alle prossime politiche, che secondo i sondaggi sfonderebbe il muro del 10%. I leader della sinistra Pd però non vogliono la frattura. Cuperlo: “Sarebbe un iflesso fuori tempo di un errore antico” ma il partito “per molti versi è già esploso”. Fassino: “Farebbe vincere i 5 Stelle”.

Addirittura cominciano a spuntare articoli che riguardano le questioni patrimoniali ex DS ed ex Margherita…un segnale?

Si legge da lastampa.it:

Ora di separazione si parla in casa Pd e a sollevare la questione del patrimonio immobiliare non è stato uno qualunque. Dopo il «liberi tutti» pronunciato da D’Alema, qualche giorno fa si è fatto sentire Mauro Roda, presidente della Fondazione2000 a Bologna, una delle più importante ‘casseforti’ che custodiscono il patrimonio ex Ds: la strada delle mani libere proposta da D’Alema, ha commentato, giocando con il nome del movimento lanciato dall’ex leader Ds, potrebbe avere «consenso in Emilia Romagna». Subito è scoppiato il dibattito: cosa ne sarebbe del patrimonio delle fondazioni Ds, quegli immobili nei quali spesso il Pd è ospite pagante, come ha ricordato più volte Ugo Sposetti?

Le fondazioni sono giuridicamente autonome ma coordinate appunto dalla Associazione Enrico Berlinguer e proprio Sposetti è uno degli uomini-chiave della vicenda. L’ex tesoriere Ds è ancora oggi il rappresentate legale della Quercia, è lui che nei mesi scorsi minacciava di sfrattare i circoli Pd dagli immobili Ds in caso di mancato pagamento degli affitti. Incrociato alla Camera in questi giorni non aveva troppa voglia di parlare del problema: «Non ho niente da dire. Non succederà niente, tanti possono avere idee. Ma noi abbiamo il codice civile come guida». Raccontano che Sposetti abbia assicurato nei giorni scorsi che, anche in caso di fuoriuscite a sinistra, il patrimonio ex Ds non potrà essere usato per sostenere l’operazione.

Veltroni invece pensa che la destra possa emergere anche in Italia.
“Cos’altro deve fare Donald Trump per far capire alla sinistra che è cominciato un nuovo tempo della storia? Cos’altro deve accadere perché la sinistra si accorga che il mondo occidentale sta slittando a destra? Lo dico così, in forma rozza e semplificata, perché mi rendo conto che forse non è più tempo di analisi strutturate, di riflessioni compiute”. Comincia così la riflessione di Walter Veltroni sulle pagine dell’Unità, che parte dall’osservazione della realtà – a cominciare dall’analisi dell’ascesa di Donald Trump – per avvisare sui rischi che anche in Italia sia la destra a imporsi.

“Nulla è come prima, lo vogliamo capire? Anche in Italia, si leggano i sondaggi, mentre a sinistra si pensa che la partita per il futuro governo sia tra il Pd e i 5 Stelle, basta fare la somma delle intenzioni di voto, crescenti, per i partiti della destra e si scoprirà che già ora la destra ha più consenso di tutti. E non ha un leader. Se lo trovasse, e rischia di farlo, sarà ancora più competitiva. E non si preoccuperà di coltivare ambiguità programmatiche fra le sue diverse forze”.

“Siamo in un nuovo secolo e la destra che combattiamo è la più estrema e pericolosa che ci sia stata nel nostro tempo. La sinistra non deve essere quella del Novecento, perché il mondo è un altro mondo. Ma deve essere sinistra. Sinistra moderna, aperta, di popolo e forte di valori dei quali la società ha immensamente bisogno, prima che sia tardi”.

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