Direzione nazionale PD, via al congresso

La direzione Pd ha approvato la relazione della maggioranza del partito per avviare la fase congressuale con le stesse regole adottate nel 2013.Dal sito Unita.it
Con 107 voti la direzione Pd ha approvato l’ordine del giorno della maggioranza che invita “il presidente dell’assemblea nazionale a convocare l’assemblea per l’avvio dell’iter congressuale auspicando la definizione di regole analoghe a quelle utilizzate per lo svolgimento del congresso del 2013″. 12 i voti contrari e 5 gli astenuti.
Commenta Renzi: ” “L’assemblea ha la sovranità per decidere tempi e modalità del congresso. Il congresso si farà nei tempi decisi dall’Assemblea, come previsto dallo Statuto”.

Il documento della minoranza nel quale si chiedeva il sostegno al governo Gentiloni fino alla scadenza della legislatura e il congresso a partire da giugno, facendo prima una conferenza programmatica, non è stato messo al voto. La decisione è stata presa dal presidente del partito, Matteo Orfini che ha scelto di non mettere entrambi i documenti in votazione, in quanto antitetici tra loro: il via libera all’uno ha automaticamente escluso l’altro. Una scelta definita da Speranza una “forzatura” che “complica un po’ le cose rispetto ad un buon dibattito”.

INTERVENTI IN DIREZIONE IN FLASH
Bersani: “Va garantita la conclusione ordinaria della legislatura”. L’intervento di Pier Luigi Bersani alla Direzione nazionale del Partito Democratico: “Il Congresso parta a giugno e si faccia nei tempi prestabiliti”
L’intervento di Andrea Orlando alla Direzione nazionale del Partito Democratico: “Stop a una delegittimazione quotidiana del segretario del partito, messa al bando della parola scissione e confronto quotidiano sui contenuti. Questa è la strada che serve al partito”
Emiliano conferma: “Mi candido al Congresso, è necessario”
Vincenzo De Luca: “siamo arrivati a punte di masochismo inimmaginabili”. “Avessi dovuto raccontare a un cristiano normale il dibattito interno al Pd avrei avuto serie difficoltà. La botta presa è pesante ma potevamo ricominciare. Dopo il referendum dobbiamo ragionare sulle difficoltà, sui punti di crisi che si sono determinati con la popolazione. Al Sud il Pd è in larga misura un corpo estraneo. Dobbiamo avere il coraggio di mettere in campo un piano per il lavoro al Sud”.
Maurizio Martina: “Non riesco a trovare altra soluzione oltre la fase congressuale che ci permetta di sciogliere nodi che sono anche di leadership. Penso che in una discussione come la nostra ci stia anche discutere di questo”.
Roberto Speranza: ““Rispetto ad un mondo che è cambiato e rispetto a questa domanda di protezione che sta arrivando dai ceti più deboli, noi siamo di fronte ad una incapacità di offrire una risposta. Il congresso è auspicabile e ha senso se prova ad avvicinarci ad un mondo che si è allontanato da noi””
Enrico Rossi: “Si è esaurita una fase e non si tratta di mettere in discussione nessuno. Non credo di offendere nessuno se dico che c’è stata, anche prima di Matteo, una sinistra troppo accondiscendente al mondo così com’e’”. “Possibile che un partito come il nostro, anche a partire da una non riesca a trovare un linguaggio per fare capire che il mondo così com’è non è il nostro orizzonte?”. “Dobbiamo uscire da un riformismo troppo debole, e proporre un cambiamento più robusto della società”.
Gianni Cuperlo: “Il punto qui è ‘abbiamo perso’ ed è il caso di cambiare”. “Se la convinzione è proseguire su questa strada si va verso la sconfitta. Matteo, tu non sei mai stato il mio avversario. Sappiamo tutti e tutte che l’avversario è la destra. Il punto è capire se la tua politica è quella necessaria a sconfiggere questa destra“.

Estratti dall’Huffingtonpost.it, l’Intervento di Renzi
I caminetti, la privatizzazione di Telecom, le banche pugliesi e quelle venete. E poi, le reazioni di alcuni parlamentari (anche renziani). Matteo Renzi, nella Direzione con cui ha annunciato il suo via libera al Congresso dopo le pressanti richieste di una fetta del Partito Democratico, ne ha per tutti. Nel suo lungo intervento, dove alterna riflessioni sulla politica interna, assunzioni di responsabilità per gli errori e richiami su quanto sta avvenendo in Francia e negli Stati Uniti, il segretario del Pd non ha risparmiato attacchi e veleni a chi lo ha attaccato negli ultimi mesi e, in particolare, dopo la sconfitta al referendum.
Renzi aveva aperto il dibattito annunciando il congresso del Partito Democratico: “Si chiude ciclo, ho portato il Pd al 40,8%”. Resa dei conti alla direzione del Pd. “Credo che sia molto importante discutere con grande franchezza e chiarezza perché dal giorno dopo il referendum la politica italiana ha messo le lancette indietro, sono tornati riti e metodi che avevamo dimenticato”, ha detto Matteo Renzi in apertura della sua relazione. “Credo che sia buon senso da parte di chi ha responsabilità di conduzione di una comunità accettare l’invito a fare il congresso prima delle elezioni. Io non voglio scissioni. E se le voglio, le voglio senza alibi, che non siano scissioni sul calendario”, ha aggiunto Renzi.
Ce l’ha prima di tutto con Massimo D’Alema, che si trova in platea accanto a Roberto Speranza, Michele Emiliano e Guglielmo Epifani. È quando parla di banche e di Telecom che si capisce che il Congresso è, nei fatti, aperto. Il segretario non li cita esplicitamente, i suoi avversari, ma accende i riflettori su alcune questioni affrontate proprio da Bersani e D’Alema, quando erano al governo. Renzi chiede di riflettere sulle privatizzazioni fatte: “Abbiamo fatto bene su Telecom, nel corso degli ultimi 15 anni? Abbiamo fatto bene su Ilva in questi ultimi 15 anni? Mi piace poter discutere assieme a voi, in modo trasparente. Sulle banche: non vedo l’ora che parta questa commissione d’inchiesta sulle banche, è sembrato per mesi che il problema fosse soltanto di due-tre banchette toscane, ma sarà interessante discutere di Banca popolare di Vicenza, delle banche pugliesi, della Banca Popolare di Bari e di Banca 121″.
Il segretario Pd li cita in apertura del suo intervento:”Parliamo con franchezza e chiarezza. Dal giorno dopo il referendum la politica italiana ha messo le lancette indietro: è tornata a riti che avevamo dimenticato. Sono tornati i caminetti e la domanda è stata quanto dura la legislatura e quando si fa il congresso e non cosa proponiamo al Paese”.

COMMENTI ALLA DIREZIONE PD
Nonostante Renzi abbia vinto oggi in direzione, il timore che gli resta è quello espresso da Gianni Cuperlo: “Bene il congresso, ma attenti a scegliere una guida adatta ad una nuova fase”. Tradotto: si può vincere un congresso ma non le elezioni.
la minoranza non ci sta: “Se è così si avvicina la scissione”. Pressing su Orlando per candidarsi contro Renzi. “Se l’obiettivo – dichiara Speranza – è un congresso- lampo per poi andare a un voto-lampo, non c’è più il Pd, diventa il partito dell’avventura. Questo per noi crea un problema enorme. Non si capisce come si può andare al voto senza una legge elettorale che può garantire un minimo di governabilità”.
Il riferimento è all’ordine del giorno presentato dalla minoranza, non messo ai voti. E a quello su congresso subito, stravotato. Pare una questione procedurale, ma è sostanza politica. La proposta era: una conferenza programmatica, come aveva chiesto il ministro Orlando, poi un congresso a ottobre, dunque voto.

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