Indagine sulla qualità dell’aria in Italia

In Italia l’aria non è buona. I dati diffusi dall’Organizzazione mondiale della sanità, in quello che è considerato lo studio più dettagliato sull’argomento, sono agghiaccianti. Il 92% delle persone nel mondo respirano aria troppo inquinata, che danneggia irreparabilmente la loro salute. Ne conseguono milioni di morti, individui che subiscono i danni di una vita fatta a respirare solfati, nitriti, carbone, minuscoli corpuscoli che penetrano nel nostro organismo, uccidendolo. I più esposti a questo rischio sono gli anziani, i bambini, le donne in gravidanza. L’Italia è il paese messo peggio in tutta l’Europa occidentale. La situazione più preoccupante è quella della Pianura padana. Per il nostro Paese è il primato più triste. In Spagna, Francia, Germania e Gran Bretagna non si registra nulla di lontanamente paragonabile a quello che sta succedendo nel nostro Paese. Si calcola che solo a Torino, nei primi 45 giorni del 2017, è stato sforato il limite di pm10 (un misto-killer di polvere, fumo, microgocce di sostanze liquide denominato in gergo tecnico aerosol) per ben 31 giorni. Una cifra pazzesca (il massimo consentito è di 35 giorni all’anno) che provoca enormi rischi per la salute dei cittadini. La situazione non è difforme alla maggior parte dei centro della Pianura padana. E anche le grandi città del centro e del sud (a cominciare da Roma) non se la passano meglio. Il tema dei danni provocati dallo smog non riesce a entrare con la giusta prepotenza nel dibattito pubblico italiano, molto concentrato sui malanni della politica e poco attento alle malattie che uccidono le persone. I numeri del rapporto Mal’aria di città 2016 classificano Frosinone come la città con l’aria peggiore d’Italia. E del resto i numeri lasciano pochi spazi alle interpretazioni: nel 2015 ben 48 capoluoghi di provincia, più della metà del totale, ha visto le concentrazioni di Pm10 misurate dalle centraline di rilevamento superare il limite di legge, fissato in 50 microgrammi per metro cubo, per più di 35 giorni. Che rappresentano il numero massimo di superamenti consentiti dalla legge in un anno. Una quota che Frosinone, che si aggiudica il triste primato di città dall’aria più inquinata d’Italia, aveva esaurito già il 16 febbraio dello scorso anno.

Nei giorni scorsi a Ceprano si è svolto un interessante convegno su questa tema. Le relazioni della dott.sa Fantini e del Prof. Palleschi hanno offerto uno spaccato sull’approccio scientifico al problema illustrando “lo stato dell’arte” sulle analisi epidemiologiche e sui nuovi strumenti analitici per lo studio degli inquinanti.

Ecco il perchè di provvedimenti restrittivi, adottati in tanti comuni della nostra provincia (classificati, da un recente studio dell’Arpa Lazio, in fascia 1): solo per citare gli ultimi (oltre al nostro Fontana Liri) Ceprano, Castrocielo, Monte San Giovanni Campano.

Qui a Fontana Liri l’ordinanza del Sindaco Gianpio Sarracco sulla qualità dell’aria è stata oggetto di polemica su facebook. Ma con la Delibera regionale n. 536 del 15 settembre 2016 la Regione Lazio in base alla relazione di Arpa Lazio, ha stilato la nuova classificazione dei comuni del Lazio in merito alla qualità dell’aria. Molti comuni della provincia di Roma, della provincia di Latina e soprattutto molto comuni della provincia di Frosinone sono stati classificati in fascia 1. La fascia 1 è quella fascia in cui la qualità dell’aria è scadente. I comuni di fascia 1 sono obbligati  ad informare la cittadinanza della problematica e a prendere provvedimenti volti alla tutela della salute dei cittadini, cercando di limitare le emissioni nocive in atmosfera. 

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