PD, il giorno più lungo

Il giorno più lungo del PD. E’ cominciato ieri mattina, Domenica 19 Febbraio, e terminerà Martedì, in serata. Un giorno con più di 50 ore. L’assemblea nazionale non ha fatto registrare sostanziali passi in avanti che possano evitare con certezza la scissione, ma neanche l’ha sancita. Tutti si sono presi altro tempo per pensare. Certo, i commenti all’assemblea non lasciano ben sperare. Speranza, Rossi ed Emiliano in serata diramano una nota dura, Bersani parla di un muro che è stato alzato, Renzi che prosegue per la sua strada e cerca solo di individuare la data delle primarie, presumibilmente a Maggio. Anche il vicesegretario Guerini appare tutto tranne che conciliante: “Esterrefatto da posizione minoranza”. D’altra parte le parole più usate negli interventi sono state “Scissione”, “ricatto”, “muri”, “eliminazione”, “dissidenza”. Parole che fanno capire come per i democratici stavolta c’è il rischio, veramente, di finire nel burrone. Lo certifica proprio Renzi che nel commentare la giornata ai suoi più stretti collaboratori lo fa con toni entusiasti: “È andata benissimo. Ora il congresso entro maggio e il voto a settembre”. Il mondo della sinistra renziana è rappresentato da Piero Fassino, Teresa Bellanova e Walter Veltroni. La spaccatura c’è già nei fatti. Massimo D’Alema non partecipa all’assemblea, anche se il renziano Roberto Giachetti non esita a chiamarlo “il conducator della scissione”. Tocci apocalittico: “Quale demone si è impadronito delle nostre volontà?”. Di muro alzato parla anche Enrico Rossi, “ci hanno bastonato e dicono di soffrire loro…”, “hanno alzato un muro, tutti, anche Veltroni e Fassino, sia nel metodo che nella forma. Tutti interessati a difendere Renzi”. La frase di Rossi proferita a fine assemblea sembra già preannunciare il futuro prossimo: “Sono maturi i tempi per formare una nuova area”. Un intervento lucidissimo è stato quello di Gianni Cuperlo. Sicuramente tra i migliori. Cuperlo ha il tono grave: “Sono preoccupato, allarmato e turbato da questa giornata. Credo che si sottovaluti la ricaduta di quello che può accadere. La rottura del Pd sarebbe un arretramento e una sconfitta per la sinistra” che “sarebbe più debole e più esposta alle incursioni di una destra dai tratti più aggressivi e pericolosa. Bisogna che tutti “scendano dalla macchina”, la sfida nel Pd non deve diventare come la corsa mortale di ‘Gioventù Bruciata’, e tocca innanzitutto a Matteo Renzi indicare “la rotta”. Cuperlo ha aggiunto: “io il congresso l’ho chiesto il 5 dicembre, non ho mai cambiato idea. Ma se adesso si invoca un momento che lo preceda per discutere la natura di questo progetto, per discutere come è stato possibile arrivare alla mattinata di oggi, io dico: facciamolo. Poi affrontiamo le amministrative, che vinceremo o perderemo assieme, e dopo completiamo il percorso. Se accogli questa richiesta – ha concluso, rivolto a Renzi – vesti i panni di chi per la responsabilità che porta mette in salvo la cosa più preziosa che ci lega. Puoi e devi farlo tu. Sempre chi è al timone sceglie la rotta. Hai chiesto di essere il capo di questa comunità. Fallo adesso, te lo assicuro, io te lo riconoscerò”.

Il sondaggio sulla possibile spaccatura, rilevato da Scenari Politici per l’Huffington Post, evidenzia che il 64% non vuole la scissione. Ma il 32% crede sia arrivato il momento della scissione. Dunque potenziali elettori di una nuova formazione.

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