Sicurezza urbana, varato il Piano del Ministro Minniti

Dal sito Unita.itIl pacchetto sicurezza presentato dal Ministro Minniti ha incontrato pareri favorevoli dei rappresentanti degli enti locali.
Vediamo brevemente di che si tratta. Il pacchetto comprende le già annunciate misure sull’immigrazione e nuove regole circa la sicurezza urbana.

1) Immigrazione. Per ridurre i tempi delle richieste di asilo, che sono ora di circa due anni, viene abolito il giudizio di appello nell’iter dei ricorsi (il ricorso sarà possibile solo in Cassazione) e vengono rafforzate le commissioni d’asilo con 250 assunzioni. Saranno create sezioni straordinarie in 14 tribunali ordinari. I comuni, in accordo con le prefetture, potranno utilizzare i richiedenti asilo, ma solo su base volontaria e gratuita, per svolgere lavori socialmente utili. Per i migranti che non hanno i titoli per rimanere in Italia, saranno creati dei Centri permanenti per il rimpatrio, una struttura per ogni regione (per un totale di 1.600 posti) che andrà a sostituire i vecchi Cie.

2) il Comitato Metropolitano. Nasce un nuovo organismo, il Comitato metropolitano, co-presieduto dal prefetto e dal sindaco della città metropolitana, che svolge attività di analisi sulla sicurezza urbana nel territorio di riferimento. È uno strumento soprattutto di monitoraggio. I soggetti pubblici e privati, inoltre, possono concorrere a finanziare politiche integrate di sicurezza urbana.

3) Più potere ai Sindaci. Chi spaccia droga potrà essere espulso dal quartiere con un provvedimento simile al Daspo, ovvero il divieto di frequentare gli stadi finora applicato agli ultras violenti, per una durata da 1 a 5 anni. Il “Daspo urbano” riguarderà anche chi deturpa zone di pregio delle città, e potrà essere emesso da ordinanze dei sindaci. Vengono inoltre introdotte sanzioni amministrative da 300 a 900 euro e l’allontanamento fino a 48 ore per chi danneggia il decoro, la libera accessibilità, la fruizione di infrastrutture, luoghi di pregio artistico, storico o interessato da flussi turistici, anche abusando di alcolici o droghe, esercitando il commercio abusivo o facendo accattonaggio molesto. Inoltre nei confronti degli imbrattatori il giudice può disporre l’obbligo al ripristino, la ripulitura dei luoghi o il risarcimento per chi rovina o imbratta beni immobili o mezzi di trasporto pubblici o privati.

I provvedimenti del governo sono non a caso stati presentati insieme: essi sono l’ossatura di una nuova strategia sulla sicurezza che risponda tanto all’Europa, lo ha spiegato bene il premier Gentiloni, quanto alle preoccupazioni dell’opinione pubblica. All’Europa il premier manda a dire con un certo piglio che l’Italia non può essere lasciata sola a reggere l’urto dell’immigrazione ma chiarisce che “l’obiettivo strategico non è chiudere le nostre porte ma trasformare sempre più i flussi migratori da fenomeno irregolare a fenomeno regolare, in cui non si mette a rischio la vita ma si arriva in modo sicuro e in maniera controllata nel nostro paese”. Quanto alla sicurezza urbana il ministro Minniti parla di “grande alleanza tra lo stato e gli enti locali” aggiungendo che in Italia “non c’è un’emergenza sicurezza” ma servono “politiche più attente di controllo”.

Il messaggio è chiaro ed è rivolto a quell’opinione pubblica spaventata dalla crescita disordinata dell’immigrazione e dal degrado urbano che spesso si trasforma in comportamenti violenti diffusi contro persone e cose. Per la prima volta, questa è la svolta, un governo di centrosinistra prende di petto la questione della sicurezza: smentisce che si tratti di un’emergenza ma non sottovaluta affatto che la percezione dei cittadini è più importante dei numeri e che anche ad essa va data una risposta per evitare che il vento della paura possa gonfiare le vele del populismo e della destra. Lo fa con misure che hanno anche un forte valore simbolico finalmente non ignorando che la paura si combatte certo con misure concrete, come quelle adottate, ma anche modificando il sentimento dei cittadini. Per esempio, quando si introduce la possibilità di utilizzare i richiedenti asilo che siano disponibili per servizi socialmente utili: riuscite a immaginare la differenza che fa vederli in giro a non fare nulla, alimentando pensieri negativi, oppure vederli a piantare una pianta, curare un’aiuola, aggiustare una strada? È anche così che si fa integrazione, come dimostrano numerosi casi, quello di Riace su tutti, di piccoli paesi che sono stati ripopolati grazie al fatto che gli immigrati hanno rilevato antiche attività, rimesso in piedi case, ridato vita a borghi abbandonati. È di sinistra questa strada? Penso proprio di sì, perché la sinistra oggi riesce a garantire il valore della solidarietà verso chi soffre, che è la sua ragion d’essere, soltanto se è in grado di rendere quell’accoglienza compatibile con la vita delle comunità. Non per chiudere le porte, ma proprio per poterle aprire.

Veniamo al tema della sicurezza urbana. Qui echeggia la teoria della broken window, la teoria delle finestre rotte, introdotta nel 1982 da due sociologi usa, Wilson e Kelling. Secondo loro il disordine urbano e il vandalismo generano criminalità aggiuntiva e comportamenti anti-sociali. La teoria afferma che mantenere e controllare ambienti urbani reprimendo i piccoli reati, gli atti vandalici, la deturpazione dei luoghi, il bere in pubblico, la sosta selvaggia o l’evasione nel pagamento di parcheggi, mezzi pubblici o pedaggi, contribuisce a creare un clima di ordine e legalità e riduce il rischio di crimini più gravi. Ad esempio l’esistenza di una finestra rotta (da cui il nome della teoria) potrebbe generare fenomeni di emulazione, portando qualcun altro a rompere un lampione o un idrante, dando così inizio a una spirale di degrado urbano e sociale.

Questa teoria, sarà bene dirlo perché spesso le due cose vengono impropriamente associate non ha nulla a che vedere con le politiche di Zero Tollerance adottate dall’allora sindaco di New York, Rudolph Giuliani. O meglio, hanno a che fare con quella parte di politiche di sicurezza che riguardarono il contrasto al degrado (per esempio la ricostruzione di quartieri come Harlem o il Bronx) ma non con quella parte, che fu invece un fallimento assoluto, che assegnava mano libera alla polizia, con un innalzamento delle violenze contro i neri che scatenò la protesta dell’opinione pubblica.

Nelle misure adottate dal governo non vi è alcuna misura liberticida, né la trasformazione dei sindaci in sceriffi. “I sindaci hanno da oggi un’arma in più per garantire la sicurezza dei cittadini: la legge. Finalmente non devono più combattere la battaglia per la sicurezza delle città con armi spuntate. Con i nuovi e più incisivi poteri potremo dare ai cittadini le risposte che si aspettano da noi pianificando la strategia e contribuendo a reprimere i reati”, ha commentato il sindaco di Bari, De Caro, che è anche il presidente dell’associazione dei comuni italiani. È di sinistra questa impostazione? Credo di sì: o meglio credo che sia compito della sinistra garantire che le piazze delle nostre periferie non siano il regno degli spacciatori, o i nostri centri storici restino invasi dal degrado, dalla sporcizia, dal disordine. Una sinistra di governo fa le tre cose che hanno fatto prima il governo Renzi e ora quello Gentiloni: stanzia fondi per le periferie, combatte il crimine diffuso, contrasta il degrado urbano per difendere quel bene comune che sono le nostre bellezze. Il degrado infatti non alimenta certo sentimenti positivi, semmai accresce la rabbia che spesso si rivolge verso l’altro, il diverso, il più debole.

Il fatto che questa strategia subisca un’accelerazione in queste ore significa che sarà uno dei principali temi del Pd e nel governo nella prossima tornata elettorale, sia amministrativa che politica (che comunque arriverà al massimo entro un anno). Per svuotare concretamente il bacino che alimenta destre e populismo, con una sinistra di governo che il volto ecumenico di Gentiloni, ma anche quello marziale di Minniti. Chissà che non funzioni. Per ora i sondaggi dicono di sì.

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