Assemblea Sinistra Dem

orlandocuperloSi è svolta Domenica 5 Marzo a Roma, l’assemblea di SinistraDem dal tema “Il Pd che vorrei a sinistra”. Protagonisti Gianni Cuperlo ed Andrea Orlando, quest’ultimo nel ruolo di attore protagonista, visto che è lo sfidante del segretario dimissionario Matteo Renzi.

“Io e Gianni abbiamo provato ad evitare questo tragico errore della scissione, abbiamo perso. E tuttavia non mi rassegno all’idea, voglio lavorare per far tornare tutti quei compagni e quelle compagne che hanno appeso le scarpe al chiodo”, dice il ministro di Gustizia quando prende la parola. Ma, aggiunge, “non viviamo con sofferenza la scissione di quelli che fanno cento tessere con la carta di credito”. “Vorrei tornare a divertirmi facendo politica. E non vivremo con sofferenza la scissione di quelli che fanno cento tessere con la carta di credito”, continua il Guardasigilli.

Il suo scopo, lo ribadisce, è “ricostruire il Pd. Oggi nel Paese è premiato chi usa le parole dei populisti ma non userò toni populistici perché il consenso costruito con il populismo è un veleno che ti tiene prigioniero”. “Le classi dirigenti – spiega – si formano con fatica e studio e non con l’avvicendamento”.
Che l’ex premier resti fuori dunque. “Credo che sia sbagliato cercare di rendere anche questo congresso un referendum su Renzi. Non lo ha fatto Renzi ma Michele Emiliano. Così non abbiamo alcuna prospettiva politica”. E tra gli argomenti populisti che non tratterà, Orlando cita l’Europa: “Non cavalcherò la progressiva antipatia che si è costituita nella società italiana contro l’integrazione europea. La battaglia è dentro l’Europa. Capisco che strizzare l’occhio a pulsioni populiste può fare comodo, ma io non lo farò. La prima cosa che dobbiamo costruire è una forza politica che sia europea. Non saremmo credibili sei nei prossimi mesi non lavorassimo all costruzione di una grande forza progressista europea, che non è oggi il Pse”.

A parlare di destra e dell’avvicinamento di un’ombra è Cuperlo: senza “le idee chiare” ora “arriva la destra. Nella forma che vedete, come a Washington così da noi, e se per ora non è avvenuto, è perché alle spalle della classe dirigente fino a oggi, qui, storicamente, si è manifestato un popolo. Ma oggi le classi dirigenti della politica non sono riconosciute come capi del quel popolo”. E se cade l’idea, arriva il “titanismo” di un solo leader. Che, unque, per forza resta “fragile”.

“Il Pd di ieri” così definisce Cuperlo il governo caduto, “ha voluto sfidare l’italia sulla Costituzione, la sconfitta è stata bruiciante. Tutti hanno capito che adesso bisogna ricominciare da capo. Ripartire dal simbolo. Oggi teniamo un congresso nelle forme decise per un’altra stagione”. “Io dico che far eleggere un Segretario di un partito da tutti gli italiani e non solo dagli iscritti, rievoca il giudizio di quel ragionerie sulla corazzata Potemkin”. Una “cagata pazzesca”, pronunciata dal ragionier Fanzozzi (Paolo Villaggio,1976, Il secondo tragico Fantozzi, regia di Luciano Salce).

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