Il Pd deve cambiare capitano, non il mare

emilianoTratto dal sito Repubblica.itArticolo di Michele Emiliano, candidato segretario PD, a Repubblica.it

Caro direttore, con grande generosità verso il Paese e il Pd, Sergio Chiamparino e Giuseppe Sala dalle sue colonne hanno lanciato un ultimo SOS all’ex segretario chiedendo di “cambiar mare per restare capitano”. A Renzi, come loro, avevo chiesto di capirlo il nostro mare, di guidarci proprio attraverso le complessità che hanno richiamato nella loro lettera.
L’Europa attraversata da tensioni senza precedenti, aggravate dalla Brexit, andava vissuta con la determinazione di chi vuole gli Stati Uniti d’Europa e si comporta di conseguenza. Non flessibilità per uno o due
anni per fare un po’ di spesa in più, ma la sfida a viso aperto ai nuovi nazionalisti, ai cosiddetti sovranisti che non vogliono più nè l’Euro nè l’Europa. Noi siamo quelli che vogliono armonizzare in un disegno politico comprensibile per tutti, difesa, welfare, debito, banche, fisco. E proprio sul fisco ho apprezzato l’apertura di Sala e Chiamparino sulla webtax, peccato però che l’Italia c’era già arrivata nel 2013 grazie a una battaglia del Pd e al via libera del Governo Letta; uno dei primi provvedimenti di Renzi neo segretario e premier fu la cancellazione della webtax con un Tweet. Salvo poi scoprire nei 3 anni successivi che tutto il mondo andava in direzione opposta alla sua: l’equità fiscale al tempo dell’economia digitale è un valore imprescindibile per una forza riformista anche nel capitalismo globale.
Una società complessa la nostra, dentro l’ennesima rivoluzione moderna del capitalismo che merita di essere accompagnata da riforme di sistema. Renzi in questi anni ne percepisce forse la necessità ma guida il nostro Pd su una rotta che ci porta sugli scogli.
Sulle riforme costituzionali non aggiungo altro rispetto alla decisione netta presa dagli italiani il 4 dicembre scorso. Ma è tutto il resto che deve farci riflettere sulle capacità dell’ex capitano a cui avete inviato il vostro ultimo SOS. Una serie clamorosa di errori: la riforma della pubblica amministrazione viene bocciata dalla Consulta; la riforma della Scuola ha prodotto uno dei più grandi pasticci degli ultimi vent’anni tra gli insegnanti nonostante le risorse stanziate. La riforma delle banche popolari è stata bloccata dal Consiglio di Stato e gli effetti sono sotto gli occhi di tutti: le banche sotto la soglia dell’attivo di 8 miliardi, definita inadeguata da numerosi esponenti del Governo, non si aggregano più e sul diritto di recesso piovono ricorsi da tutta Italia. Sul Jobs act sono state spese energie incredibili e il risultato è deludente: le assunzioni del 2015 erano il frutto della decontribuzione fiscale piena di oltre 8mila euro l’anno a lavoratore. Terminato lo sconto fiscale pieno si è arrestato il processo virtuoso. Sul campo resta semplicemente l’abolizione dell’art.18. E poi bonus su bonus. Oltre alla decontribuzione sul lavoro diversa tra 2015, 2016 e 2017 (a proposito nella mia mozione ci sarà la decontribuzione strutturale perché le imprese vogliono certezze per sempre e non bonus), il precedente governo ha proceduto con bonus estemporanei e non strutturali ai diciottenni, bonus per i neonati, bonus con gli 80 euro. Che politica economica è quella dei bonus?
Noi siamo il partito dei diritti, noi siamo il partito che mette al centro la persona e Sala e Chiamparino come le migliaia di amministratori italiani lo sanno perché vivono in trincea e devono rispondere in tempo reale ad ogni bisogno.
Carissimi Sergio e Giuseppe, avete chiesto l’impossibile, cioè di cambiare il mare a chi ha già dimostrato di non conoscerlo neppure provocando persino una dolorosissima scissione da tanti nostri compagni. Mi torna in mente “Il capitano del mio mare” di Mussapi, un bellissimo racconto per bambini. Loro sono più semplici di noi adulti e capiscono tutto più facilmente: il capitano come racconta il bravissimo autore, è una figura per niente autoritaria, saggia e presente. Una sorta di Papà Capitano che conduce il bimbo sulla strada della vita per quella che è, anche quando la realtà è dura. Ecco noi tutti, democratici sappiamo quanto sia difficile il nostro mare, più che illudersi di cambiare il mare abbiamo l’occasione di cambiare il Capitano.
E restituire così alla
nostra comunità verità e giustizia, unità e senso dello stare insieme su valori e progetti comuni, costruiti attraverso la partecipazione dal basso consentita da una grande organizzazione libera e democratica come il nostro partito. L’Italia è il nostro partito.

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