Risarcimenti più difficili dalla PA

Provare il danno subito per l’incuria della pubblica amministrazione è più difficile.Dal sito giurdanella.it
Con la recente sentenza n. 527/2017, la Corte d’Appello di Milano, Sezione II, ha ribadito un principio giurisprudenziale già più volte evidenziato anche dalla Suprema Corte per fondare la responsabilità del soggetto tenuto alla manutenzione di una strada aperta al pubblico: è anzitutto necessaria un’alterazione della cosa [della strada – n.d.r.] che determini, nel caso concreto, una situazione di fatto idonea a integrare un pericolo occulto; è poi richiesto che l’anomala alterazione sia imprevedibile ed invisibile per il soggetto danneggiato, “con la conseguenza che, laddove si accerti la concreta possibilità per l’utente di percepire o prevedere con l’ordinaria diligenza la situazione di pericolo, non potrà essere ravvisata alcuna responsabilità della Pubblica Amministrazione convenuta (Cass. n. 11592/2010)” (Corte d’Appello Milano, Sezione II civile, sent. 8 febbraio 2017, n. 527). Può pertanto affermarsi che la situazione di pericolo debba, per fondare la responsabilità
dell’Ente, essere caratterizzata da due requisiti concorrenti: a) la non riconoscibilità oggettiva del pericolo; b) la non prevedibilità soggettiva del pericolo stesso, non facilmente evitabile con l’adozione della normale diligenza. Quanto più la situazione di pericolo relativa alla strada pubblica è prevedibile ed evitabile attraverso l’adozione di normali cautele da parte del danneggiato, tanto più il comportamento di quest’ultimo incide sulla configurabilità del danno, sino ad interrompere il nesso causale tra la condotta omissiva [di manutenzione – n.d.r.] attribuibile al Comune e l’evento dannoso (cfr.: Cass. n. 287/2015; Cass. n. 23919/2013). In definitiva, statuisce la Corte d’Appello di Milano che “tanto nel caso in cui si deduca una responsabilità dell’amministrazione ai sensi dell’art. 2043 c.c., tanto in quello in cui possa ravvisarsi una responsabilità oggettiva ai sensi dell’art. 2051 c.c., l’esistenza di un comportamento colposo dell’utente danneggiato esclude la responsabilità dell’amministrazione medesima, qualora si tratti di un comportamento idoneo a interrompere il nesso eziologico tra la causa del danno ed il danno stesso” (Corte d’Appello Milano, Sezione II civile, sent. 8 febbraio 2017, n. 527). Qualora la condotta adottata dal danneggiato sia sì colposa, ma non tale da interrompere il nesso causale tra la causa del danno ed il danno stesso, potrebbe eventualmente configurarsi un concorso di colpa ex art. 1227, comma 1, c.c. (da accertare in concreto, caso per caso), con conseguente diminuzione della responsabilità dell’Ente danneggiante.

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