Da Gennaio via al Reddito di Inclusione Sociale

redditoinclusioneContrasto alla povertà: da Gennaio via al Reddito di Inclusione Sociale. 

Da gennaio ai nuclei famniliari sotto la soglia di povertà verrà dato un reddito minimo d’inclusione.
Ecco come funziona il Reddito di inclusione

Un contributo mensile (fino a 485 euro) per chi è sotto la soglia di povertà assoluta. Precedenza ai nuclei familiari con figli minori e ultra 55enni senza lavoro. Risorse per quasi 2 miliardi.

Per la prima volta viene previsto anche in Italia, per la prima volta assoluta nel nostro paese, uno strumento universale – il Rei, Reddito di inclusione appunto – di sostegno per chi si trova in condizione di povertà assoluta.

Cosa prevede?
Il caposaldo è l’introduzione di “una misura nazionale di contrasto alla povertà (…) denominata reddito di inclusione”. E’ previsto poi il riordino delle prestazioni di natura assistenziale finalizzate al contrasto alla povertà, ad eccezione di quelle rivolte agli anziani oltre l’età di lavoro, delle misure a sostegno della genitorialità e quelle per disabili e invalidi. Ancora, si delega il governo a rafforzare il coordinamento degli interventi in materia di servizi sociali per garantire in tutto il territorio i livelli essenziali delle prestazioni.

A chi è rivolto il Reddito di inclusione?
Si tratta di uno strumento universale ma “condizionato alla prova dei mezzi sulla base dell’indicatore della situazione economica equivalente (Isee) tenendo conto dell’effettivo reddito disponibile e di indicatori della capacità di spesa, nonché all’adesione a un progetto personalizzato di attivazione e di inclusione sociale e lavorativa finalizzato all’affrancamento dalla condizione di povertà”.
I limiti Isee sono stati fissati a 6.000 euro, con un valore del patrimonio immoblliare, diverso dall’abitazione di residenza, non superiore a 20mila euro.
Sarà rivolto sia a cittadini italiani sia stranieri, ma viene fissato un periodo minimo di residenza nel territorio nazionale per avere diritto al beneficio. In sostanza, per usufruirne occorrerà essere al di sotto di un certo livello di reddito secondo i parametri Isee, essere residenti in Italia da almeno 2 anni ed essere disponibili a seguire programmi di inserimento lavorativo per evitare che gli assistiti rimangano intrappolati in una condizione di bisogno.
Il Rei, all’interno dei parametri Isee fissati, è compatibile con lo svolgimento di un’attività lavorativa, mentre non è possibile ricevere contemporaneamente la Naspi o altre forme di ammortizzatori sociali per la disoccupazione.

Quante persone concretamente potranno beneficiare del Reddito di inclusione?
L’obiettivo è quello di raggiungere le persone in povertà assoluta, che l’Istat calcola in 4,6 milioni, circa 1,6 milioni di famiglie nel suo ultimo rapporto ma le risorse stanziate non bastano certamente.
La stessa legge delega prevede dunque di dare priorità ad alcuni soggetti: “nuclei familiari con figli minori o con disabilità grave o con donne in stato di gravidanza accertata o con persone di età superiore a 55 anni in stato di disoccupazione”. Con questa misura si raggiungono circa 600mila famiglie, fino a 1,8 milioni di persone, con l’intenzione di coprire nei tre anni tutti gli altri.
In particolare 500mila minori, cioè la metà del milione di bambini che versa in condizioni di assoluta miseria.

Quante sono le risorse dedicate al Reddito di inclusione?
La legge di Stabilità ha stanziato 1 miliardo e 150 milioni per quest’anno, a cui andranno aggiunti i fondi non spesi lo scorso anno per un totale di circa 1,6 miliardi. Sempre secondo il governo a fine anno si possono raggiungere con altri risparmi e utilizzo di fondi europei quasi 2 miliardi. Nella sua proposta di Reddito di inclusione sociale prevede una spesa complessiva di 7 miliardi di euro l’anno per raggiungere tutti i 4,6 milioni di poveri assoluti, seppure in maniera graduale.

Quanti soldi prevederà il Reddito di inclusione?
La cifra è variabile in base alla condizione reddituale, al numero dei componenti il nucleo e al luogo di residenza. Il parametro indicativo può essere quello della soglia di povertà assoluta anch’essa variabile. Quest’ultima per un singolo oscilla tra 552 euro al mese per chi abita in un piccolo comune nel Mezzogiorno a un massimo di 819 euro mensili per chi risiede in un grande centro del Nord, per una famiglia di 4 persone da 1.098 a 1.534 euro. Il contributo monetario, erogato su dodici mensilità, andrà da circa 190 euro per una persona singola a un massimo di 485 euro mensili per un nucleo familiare di 5 o più componenti. Per l’erogazione verrà utilizzata una carta di credito, con la quale sarà possibile prelevare anche contanti fino alla metà dell’importo del ReI e darà diritto a uno sconto del 5% nei negozi convenzionati.

Quando entrerà effettivamente in funzione?
Partirà dal 1° gennaio 2018. In ogni caso, nel periodo transitorio rimane in vigore il Sia, Sostegno all’inclusione attiva, che prevede un assegno di 80 euro al mese a componente fino a un massimo di 400 euro mensili.

Quali sono le differenze con il Reddito di cittadinanza?
Il Reddito di cittadinanza intenso in senso classico è universale e non selettivo, cioè non ha nessun vincolo.

Cos’altro prevede il piano di contrasto alla povertà?
L’obiettivo del piano nazionale è una vera “presa in carico” del singolo o della famiglia in povertà per farli uscire dalla condizione di bisogno attraverso l’attivazione di servizi sul territorio di residenza per l’inserimento al lavoro e la cura delle eventuali necessità socio-sanitarie.
Per questo viene previsto un raccordo con gli enti locali e con le associazioni del Terzo settore.
E’ prevista infatti una componente di servizi alla persona che verrà stabilita in base ad una valutazione del bisogno del nucleo familiare che terrà conto, tra l’altro, della situazione lavorativa e del profilo di occupabilità, dell’educazione, istruzione e formazione, della condizione abitativa e delle reti familiari, di prossimità e sociali della persona e servirà a dar vita a un “progetto personalizzato” volto al superamento della condizione di povertà. Tale progetto indicherà gli obiettivi generali e i risultati specifici da raggiungere nel percorso diretto all’inserimento o reinserimento lavorativo e all’inclusione sociale, nonché i sostegni, in termini di specifici interventi e servizi, di cui il nucleo necessita, oltre al beneficio economico.

Per quanto tempo si riceverà il Reddito di inclusione?
E’ previsto che il ReI venga erogato per non oltre 18 mesi e che debbano poi passare almeno 6 mesi prima che possa erogato di nuovo alle stesse persone. Per ottenere il beneficio si potrà sottoscrivere una dichiarazione Isee “precompilata”, un’innovazione per snellire ulteriormente la parte burocratica del progetto e aiutare le persone più in difficoltà. Il decreto approvato ieri prevede poi i meccanismi per ampliare sia il contributo monetario sia la platea dei beneficiari quando verranno incrementate le risorse disponibili.

E’ previsto un monitoraggio?
Sì. Il decreto istituisce la Rete della protezione e dell’inclusione sociale, presieduta dal Ministro del lavoro e delle politiche sociali e composta da rappresentanti dei diversi livelli di governo. E’ una struttura permanente di confronto e programmazione delle politiche sociali, nonché di coinvolgimento nelle decisioni programmatiche del terzo settore, delle parti sociali e degli altri stakeholder. La Rete si articola in tavoli regionali e territoriali e ha l’obiettivo di rendere più omogeneo il sistema superando le attuali sperequazioni territoriali. La rete sarà articolata in un Comitato per la lotta alla povertà, come organismo di confronto permanente tra i diversi livelli di governo, e un Osservatorio sulle povertà, con il compito di predisporre un Rapporto biennale sulla povertà, in cui verranno formulate analisi e proposte in materia di contrasto alla povertà. Dovrà poi promuovere l’attuazione del ReI, evidenziando eventuali problematiche riscontrate, anche a livello territoriale, ed esprimere il proprio parere sul Rapporto annuale di monitoraggio.

Dichiarazione della Senatrice Spilabotte: “Con l’approvazione definitiva del decreto legislativo, viene introdotto il reddito di inclusione (Rei). Un impegno preso dal Governo Renzi, mantenuto ed attuato in continuità dal Premier Gentiloni: per la prima volta una misura nazionale contro la povertà. Partirà dal primo gennaio 2018 e consiste in un assegno mensile da 190 fino a 485 euro per un massimo di 18 mesi. Verranno avvantaggiati i nuclei con almeno un figlio minorenne, quelli con un figlio con disabilità (anche se maggiorenne), con una donna in stato di gravidanza, o con una persona di 55 anni o più in condizione di disoccupazione. È un aiuto concreto alle famiglie più deboli. Ne avevamo bisogno perché la povertà assoluta nel nostro Paese è raddoppiata durante la crisi e poi non è più diminuita. E’ un passo in avanti importante, un cambiamento di prospettiva fondamentale: ora Governo e Parlamento lavoreranno alla prossima legge di bilancio per dedicare ulteriori risorse al sociale. Alle opposizioni che criticano il provvedimento giudicandolo sterile e frammentario, rispondiamo che sappiamo bene che non è risolutivo di tutti i problemi, ma è un aiuto concreto e tangibile alle famiglie più bisognose a cui nessuno in passato ha dato risposte. Sicuramente, attraverso il filtraggio dei comuni, si dovrà valutare la quantità di segnalazioni che arriveranno e poi l’INPS dovrà fare l’istruttoria per evitare anche fenomeni speculativi, ma si tratta di una inversione di tendenza di portata storica”.

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