Legge sui piccoli comuni

piccolicomuniDal sito dell’Anci.

Con 205 voti a favore e nessun contrario è stata approvata nei giorni scorsi la Legge sui piccoli comuni. Il provvedimento “Salva borghi” ha ottenuto finalmente il via libera a Palazzo Madama dopo l’ok già ottenuto a Montecitorio. Insomma, «un bella giornata per l’Italia» per dirla con le parole del deputato Dem, Ermete Realacci, primo firmatario della legge. Anche perché i piccoli comuni, definizione che ricomprende tutti quelli al di sotto dei cinquemila abitanti, sono 5.591 e rappresentano il 69,9% dei Comuni italiani. Occupano il 54% del territorio nazionale, e sono il luogo in cui vivono 11 milioni di persone.

Nella legge si prevede:
– Fondo per lo sviluppo strutturale, economico e sociale dei piccoli Comuni
– Incentivi per Recupero e riqualificazione dei centri storici e promozione di alberghi diffusi
– misure volte a 1) contrastare l’abbandono di immobili nei piccoli Comuni; 2) favorire l’acquisizione di case cantoniere e realizzazione di circuiti e itinerari turistico-culturali; 3) favorire la stipula di convenzioni con diocesi della Chiesa cattolica e con altre confessioni religiose per la salvaguardia e il recupero dei beni culturali, storici, artistici e librari degli enti ecclesiastici o degli enti delle confessioni religiose civilmente riconosciuti.
– Sviluppo della rete a banda ultralarga e programmi di e-government
– Sono previste disposizioni per favorire la promozione e la vendita dei prodotti provenienti da filiera corta o a chilometro utile
– Iniziative per la promozione cinematografica
– Sostegno per i Trasporti e istruzione nelle aree rurali e montane

COMMENTI
“Finalmente si porta a compimento una legge fondamentale, che riconosce a parte del territorio nazionale la dignità di avere politiche differenziate: è una legge quadro, un primo passo, che comprende gli elementi chiave per cercare di invertire il trend devastante dell’abbandono del territorio. Riteniamo che la legge, abbinata all’agenda controesodo che l’Anci sta portando avanti, possa finalmente dare strumenti e indicazioni anche a chi amministra i territori”. Lo afferma il coordinatore Anci dei piccoli Comuni, Massimo Castelli, commentando l’approvazione definitiva del ddl sui piccoli Comuni.

I piccoli Comuni, definizione che ricomprende tutti quelli al di sotto dei cinquemila abitanti, sono 5.591 e rappresentano il 69,9% dei Comuni italiani. Occupano il 54% del territorio nazionale, e sono il luogo in cui vivono 11 milioni di persone. Dal 1971 al 2015 in quasi 2.000 piccoli Comuni la popolazione è diminuita di più del 20%. Ci sono problemi gravi in tremila comuni. .
Un’inversione di tendenza, anche sulla base di una analisi statistica condotta da Anci è però possibile: 581 piccoli Comuni hanno fatto registrare un trend demografico positivo del 9 per cento circa tra il 2008 e il 2015. Dove si registra questo “controesodo” il reddito imponibile medio cresce più velocemente. Per consolidare questa controtendenza, sostiene Decaro, occorre “un finanziamento stabile, un bando destinato alle aree interne, sul modello del bando periferie, in sintesi serve uno strumento di sviluppo affidato ai Comuni”.
“La legge appena approvata – spiega Decaro – mette a disposizione i primi fondi mirati e individua criteri precisi per la loro ripartizione tra i Comuni e i territori con particolari criticità: Comuni in aree con dissesto idrogeologico, con decremento della popolazione residente, con disagio insediativo, con inadeguatezza dei servizi sociali essenziali. Dà cioè gli strumenti per il sostegno e la valorizzazione dei piccoli Comuni e per la riqualificazione e il recupero dei loro centri storici”.
I primi cento milioni sono destinati al finanziamento di investimenti per tutela dell’ambiente e beni culturali, mitigazione rischio idrogeologico, salvaguardia e riqualificazione urbana dei centri storici, messa in sicurezza di infrastrutture stradali e istituti scolastici, promozione e sviluppo economico e sociale, insediamento di nuove attività produttive. I piccoli Comuni avranno inoltre la precedenza nell’accesso ai finanziamenti pubblici per la banda larga.
“Sono tante le battaglie che l’Anci ha fatto per i piccoli Comuni – continua Decaro –. Penso alle risorse per oltre un milione e 400 mila euro per potenziare le attività di protezione civile e all’innalzamento del turn over dal 25 al 75 per cento o al 100 per cento (Comuni con popolazione tra i mille e i tremila abitanti). Penso al bando aree urbane degradate, che guardano ai centri più piccoli, finanziato con 78 milioni ma che deve essere rifinanziato per coprire i 451 progetti ammessi, e alla nostra proposta di revisione della legge Calderoli per le gestioni associate che devono essere su base volontaria, incentivate e alle quali deve conseguire una reale semplificazione normativa. Ora ci aspettiamo che questa legge serva anche come orientamento nella costruzione o rivisitazione delle norme spesso inadatte ai Comuni di minore dimensione demografica. La sfida per recuperare il valore dei piccoli Comuni delle aree marginalizzate del nostro Paese deve partire quanto prima dall’avvio di politiche differenziate che consentano agli amministratori locali di avere strumenti variabili in funzione delle caratteristiche delle comunità che devono governare”.
Decaro aveva così commentato con i giornalisti: “Sono soddisfatto dell’imminente approvazione del ddl sui piccoli comuni perché il testo fissa una volta per tutte la loro specificità, visto che rappresentano il 70% del Paese e il 55% del territorio”. La legge “è un primo importante passo avanti, finalmente sta per essere approvata dopo 15 anni una legge che a suo tempo aveva proposto l’Anci”, aveva concluso il presidente Anci.

 

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