….non più mazzate.

Articolo dell’iscritto PD Alberto Proia.
Ho letto le interpretazioni che Porcu ha dato del partito democratico di Frosinone. Non sono stupito di quanto sostiene: se sono spariti tutti significa che I personaggi che stavano ai vertici, rappresentavano se stessi e non la politica del PD. Io credo però, che non sono andati molto lontani: all’occorrenza li ritroveremo li a riprendersi le posizioni. A me personalmente tutto ciò non piace, avrei accettato una segreteria reattiva, che il partito rimanesse presente specialmente adesso, anche se stiamo dentro il momento più difficile della sinistra del dopo guerra. Sarebbe stato importante esserci, fare l’autocritica e reagire. Io attualmente sto attraversando un periodo tumultuoso, a volte penso di aver sbagliato per non essermi occupato più della politica, altre volte torno alla realtà e penso che non avevo scelta: alla mia età non potevo occuparmi di più cose. Ora però, che ho molte più ore libere a disposizione, sto rivivendo intensamente la voglia di ritornare a parlare di politica di base. Sapere quello che sta avvenendo in campo nazionale, a Frosinone e conoscere qualche notizia di Fontana, mi rende vivo e interessato. Vorrei trovare il modo di sfogarmi con tutta la mia energia sui temi che riguardano il partito e se non c’è una particolare assuefazione, causata dalla sonora sconfitta, ricominciare da capo. Io non posso pensare che un’organizzazione importante come quella che per tanti anni si è sviluppata in provincia entri definitivamente nell’oblio. Cari iscritti del Circolo che visione avete del futuro? Mi piacerebbe ascoltarvi in tal senso, dopo, potrei capire di più cosa dovrò fare da grande. Il centro sinistra, i partiti della sinistra, quelli che si fondano su principi veri, non possono aver finito la loro corsa. Abbiamo visto che la vittoria dei populisti, i partiti che hanno carpito di più le istanze del popolo, non sono organizzazioni radicate sul territorio, sono piuttosto movimenti che cavalcano dissenso e si fanno trasportare. E’ come entrare a fare parte di un branco: si rischia di far decidere l’istinto del gruppo e non più da un capo razionale e democratico. Io penso che come sono arrivati, con la stessa velocità se ne andranno. La gente, le famiglie, uomini e donne, quelli che riflettono, coloro che sanno che il mondo è andato avanti, e che per vincere le battaglie della vita ci si deve confrontare con tutti gli umani e i problemi della terra, non possono pensare che si starà meglio se ci coltiviamo l’orto sotto casa oppure aspettarsi redditi di cittadinanza che non incentivano la ricerca e disabituano al lavoro. Le sfide del futuro sono altre, riguardano la concorrenza, la conoscenza, ormai la politica recintata protezionistica e assistenzialista potrebbe farci tornare indietro. E’ vero: i governi passati sono stati inadeguati, i politici che hanno guidato il Paese non sono stati capaci di adottare le scelte giuste e dare a tutti gli Italiani le condizioni ideali per affrontare il futuro con più certezze. Aver trascurato la parte debole del nostro paese, è significato aver perso una gran parte di elettorato. Dovevamo accorgerci prima che il REI era insufficiente; prendere sul serio lo scandalo delle banche, non difendere strenuamente la Boschi ed altro ancora. Se dobbiamo essere più vicini all’integrità morale, non possiamo fare due pesi e due misure. La nostra classe dirigente è stata insufficiente. Il giudizio che ha decretato l’elettorato è inequivocabile e deve pesare su tutta la direzione del partito. Adesso si capisce che la ricostruzione è difficile, la gente chiede molto di più di prima, non si accontenta più di spiccioli, è esigente e lega il suo futuro a soluzioni facili. Non possiamo insistere sulla politica rigorosa, quella che mette sempre al centro l’importanza di tenere i conti pubblici a posto. Negli ultimi 25 anni con l’alternanza dei governi a guida centro sinistra e a guida Berlusconi noi abbiamo sempre detto agli italiani che non c’erano i soldi da spendere e oltretutto dovevamo controllare il debito pubblico , mentre Berlusconi faceva promesse e sforava. Così è successo prima e ci sta succedendo anche adesso. Come quei due che arrivano a un forte diverbio: Il primo dice: smettila perché se no ti meno. Il secondo, senza parlare gli sferra un cazzotto. Il primo avendo ricevuto il pugno e dolorante, dice ancora: ma allora non capisci! Tu rischi che io ti faccia male. Di risposta prende un altro fendente. Sapete come è andata a finire? Che uno menava e l’altro minacciava. Promettere un milione di posti di lavoro, il reddito di cittadinanza, la flat tax non è uno scandalo: essere demagogici e spregiudicati in campagna elettorale e aggiustare le promesse dopo non è sempre rovinoso. Più delle volte si continua a essere creduloni per partito preso: mentre Lega e Cinque Stelle annaspavano nel fare il governo (dopo tre mesi in cui abbiamo sentito tutto e il contrario di tutto), noi continuavamo a perdere in Friuli nel Molise in Val d’Aosta. Oggi che il governo è stato fatto, solo con le dichiarazioni dei leader sulle intenzioni, senza ancora aver fatto o dimostrato nulla, Lega e Cinque Stelle volano con i sondaggi, mentre noi continuano a scendere. Io non cambierò idea sul comportamento, ma certo una riflessione in più va fatta: ma è mai possibile che noi facendo i seri e razionali perdiamo e chi la spara più grande vince? Adesso gli Italiani come vanno affrontati? Quale politica e strategia dobbiamo adottare? Mi aspetto un lungo dibattito partendo dalla base risvegliando le coscienze dei ben pensanti e della società civile che è stata sempre con noi. Ma per piacere non prendiamo più le mazzate (elettorali).

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