Non si può presentare una lista con richiamo esplicito al fascismo

Dal sito giurdanella.itLa lista di partito che si presenta alle elezioni amministrative richiamandosi al fascismo è legittimamente esclusa, dal momento che incorre nel divieto di riorganizzare, sotto qualsiasi forma, tale partito, di cui alla XII disposizione transitoria e finale della Costituzione e di cui all’art. 1 della l. n. 654 del 1952. (Cons. Stato 3208/2018)
Il Consiglio di Stato (Consiglio di Stato, 29 maggio 2018 n. 3208 )chiarisce che l’esclusione della lista elettorale “fascista” è obbligatoria, anche se il partito non richiama alla violenza e se ha in programma questioni di interesse strettamente locale

Il caso della lista “Fasci Italiani del Lavoro”
Con il ricorso, una lista aveva chiesto al Tribunale amministrativo regionale di Brescia, di annullare o di dichiarare nulli, anche parzialmente, l’atto di proclamazione degli eletti e l’ammissione alla competizione della lista «Fasci italiani del Lavoro», con il conseguente effetto caducante su tutte le operazioni successive. Tale lista aveva infatti ottenuto più del 10 per cento dei voti, eleggendo un consigliere comunale.

Si trattava di una lista elettorale con richiami evidenti al fascismo, dal momento che sia il nome del partito che il simbolo utilizzato – un fascio repubblicano posto al centro, con in basso il tricolore italiano – richiamano espressamente i segni di riconoscimento del partito fascista.

Inoltre lo Statuto del partito prevede continui richiami al fascismo, fino a ritenerlo l’unica soluzione politica allo scontro ed alla crisi «delle due concezioni politico-economico-sociale marxista e liberalcapitalista».

Infine il delegato di lista e primo candidato della stessa, ha sempre proclamato di seguire la dottrina fascista, facendosi fotografare, in una immagine diffusa dalla stampa locale, ritratto innanzi alla foto di Benito Mussolini.

I principi del Consiglio di Stato sulle liste che richiamo al fascismo
Secondo il Consiglio di Stato non è concepibile che «un raggruppamento politico partecipi alla competizione elettorale sotto un contrassegno che si richiama esplicitamente al partito fascista bandito irrevocabilmente dalla Costituzione, con norma tanto più grave e severa, in quanto eccezionalmente derogatoria al principio supremo della pluralità, libertà e parità delle tendenze politiche» (Cons. St., sez. I, 23 febbraio 1994, par. n. 173/94; v. pure nello stesso senso, più di recente, Cons. St., sez. V, 6 marzo 2013, n. 1355).

In particolare l’utilizzo della parola “Fasci” nel nome della lista, l’immagine del fascio repubblicano nel simbolo e il richiamo ad evidenti contenuti dell’ideologia fascista nello Statuto del movimento, a cominciare dalla c.d. democrazia corporativa per finire con il «progetto di Rivoluzione Sociale e riforma dello Stato avviato dal fascismo» di cui pure si legge nello Statuto, sono tutti elementi che impongono l’incondizionata, legittima, e incontestabile esclusione dalla competizione elettorale del movimento, che in modo evidente, inequivocabile, si è richiamato e ispirato a principî del disciolto partito fascista, incorrendo nel divieto di riorganizzare, sotto qualsiasi forma, tale partito, di cui alla XII disposizione transitoria e finale della Costituzione e di cui all’art. 1 della l. n. 654 del 1952.

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