Contratto a precarietà crescente

Articolo a cura del membro PD Lino Bianchi.

Il tempo è galantuomo:
I fatti e non le apparenze hanno la testa dura.
Leggo su “il Sole 24 Ore”:
La Corte costituzionale ha dichiarato illegittimo l’articolo 3, comma 1, del Decreto legislativo n.23/2015, meglio conosciuto come Jobs act, sul contratto di lavoro a tempo indeterminato a tutele crescenti, nella parte – non modificata dal successivo Decreto legge n.87/2018, cosiddetto “Decreto dignità” – che determina in modo rigido l’indennità spettante al lavoratore ingiustificatamente licenziato.
Notare: – non modificata dal successivo Decreto legge n.87/2018, cosiddetto “Decreto dignità” –
Anche i Grilini a 5S hanno badato bene a non cambiare ed hanno continuato a considerare “dignitoso” essere cacciati ingiustamente in cambio di quattro soldi.

Il 09 marzo 2017 ho scritto:

Un dirigente serio saprebbe farsi da parte!
Anche il tanto criticato D’Alema si fece da parte quando la linea da lui seguita non ottenne il consenso sperato.
Il Segretario Dimissionario ha invece scelto la via del Congresso in tempi stretti puntando solo a contare i voti alle primarie.
Evitando il confronto, così come mai fu aperta una discussione interna al partito quando fu portato in parlamento ed approvato
il “Jobs act” (espressione inglese per mascherare la disarticolazione delle regole del lavoro con l’abolizione dell’art.18
ed altre fregature nascoste in quella legge).
Oggi Renzi dovrebbe rendersi conto del fallimento delle sue scelte: è stato licenziato!
Ed in mancanza dell’art.18 non è previsto il “reintegro”.
Ne prenda atto anche se lo ritenesse ingiusto;
potrà provare la stessa sensazione che prova ciascun lavoratore che,
anche se riconosciuto di essere stato licenziato ingiustamente,
non tornerà al suo posto di lavoro ma si vedrà sbattere in faccia una manciata di banconote chiamate “risarcimento”.

Cari compagni a chi?

cos’altro aggiungere, la storia seguente ed i risultati alle successive elezioni sono noti;
ciò che resta incomprensibile è la pretesa di chi, alla testa del partito ed in parlamento, continua a sostenere di aver fatto tutto bene.
Adesso i “dirigenti” del Partito Damocratico avranno capacità e coraggio per confrontarsi con la dura realtà?

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