Congresso regionale del PD

Dal sito alessioporcu.it

Ufficiali le tre candidature per la carica di Segretario Regionale Pd. In giornata ha consegnato la documentazione il senatore Bruno Astorre. E in serata il renziano Alemanni. Ieri aveva depositato le firme l’onorevole Claudio Mancini. Zingaretti ufficialmente neutrale. Renziani e orifiniani puntano a spostare la decisione nelle mani dell’Assemblea.
Un deputato, un senatore ed un outsider. Tutto come previsto. Saranno loro a sfidarsi per la carica di Segretario regionale del Partito Democratico del Lazio.
Il senatore è il leader di AreaDem nel Lazio, il franceschiniano Bruno Astorre: le firme le ha consegnate poco dopo le 13 nella sede regionale del Pd.
Il deputato è l’orfiniano Claudio Mancini che lunedì sera ha annunciato la sua candidatura. In Federazione ci è passato oggi verso le 19.30 depositando tutto il carteggio.
L’outsider è Andrea Alemanni renziano di osservanza Angelo Rughetti e Matteo Richetti.
L’ousider
Andrea Alemanni è vicepresidente del II Municipio. Ha fatto il suo ingresso poco dopo le 19.50 negli uffici della segreteria Pd del Lazio in via degli Scialoja.
Una scelta strategica. L’obiettivo è evitare che uno dei due candidati alla Segreteria Regionale nel Lazio possa superare il muro del 50% dei consensi già al primo turno. Che lo incoronerebbe subito Segretario.
La presenza di un terzo nome ha l’effetto di dividere il voto, abbassando la media. Soprattutto allontanandola dalla soglia del 50%.
A quel punto si passerebbe ad un secondo turno: la scelta del Segretario verrebbe trasferita all’Assemblea Regionale. Nella quale poco più della metà dei delegati (106 su 200) è concentrata su Roma. Dove orfiniani e renziani sperano di poter vincere la partita.

Nel solco di Zingaretti
In giornata aveva ufficializzato la sua sfida anche il senatore Bruno Astorre è il ras delle preferenze nei Castelli Romani, l’uomo di Dario Franceschini nel Lazio. Il tessitore di grandi alleanze.
Ha tarato la sua bussola elettorale lungo la stessa rotta tracciata ormai da giorni dal governatore Nicola Zingaretti. Come lui, ha capito che c’è un’enorme bacino elettorale sul quale Lega e Movimento 5 Stelle non hanno potuto investire: perché hanno scelto i pensionati ed i delusi.
Su quell’elettorato ha deciso di scommettere il leader di AreaDem nel Lazio. Che appena firmato la candidatura ha detto «Ripartiamo dai ragazze e dalle ragazze».

Ufficialmente, il governatore fino ad oggi non ha espresso indicazioni per alcun candidato. È certo che non ne presenterà uno della sua area. Ma è chiaro che c’è un solco tracciato a favore di Bruno Astorre: c’è il consiglio di Nicola Zingaretti dietro al ritiro della candidatura di Francesco De Angelis dalla corsa per la Segreteria, al suo ritorno nell’antica orbita zingarettiana.
Spianare la strada a Bruno Astorre significa affidare la guida politica del Pd nel Lazio ad AreaDem. E incamerare così l’appoggio di Franceschini sul tavolo nazionale.

Roma caput mundi
L’ipotesi del secondo turno affidato all’Assemblea è un’eventualità sulla quale Astorre ha iniziato subito a lavorare. Concentrando sulla Capitale buona parte del suo messaggio. «A Roma il malgoverno e la trascuratezza sono sotto gli occhi di tutti i cittadini. Noi ci possiamo riscattare se con umiltà e dedizione ci rimettiamo a fianco delle persone. Entrambe sono mancate in questi anni al Partito, per questo dobbiamo metterci all’ascolto dei problemi delle persone, in particolare delle periferie, e dobbiamo tornare a essere umani».
Voglia di preferenza
Bruno Astorre chiede un’operazione di riscatto della Capitale, «senza dimenticare che il Pd si deve rimettere in cammino anche a Rieti, Frosinone, Viterbo e Latina. Un partito aperto, coraggioso e radicato nel territorio».
In caso di vittoria, Bruno Astorre prepara una rivoluzione nel Pd di oggi: la fine delle liste bloccate, il ritorno alle preferenze. In modo da consentire «a iscritti e militanti di potere decidere la propria classe dirigente per tornare a contare. Noi ancora votiamo tutti i livelli del partito con le liste bloccate, pertanto chiederò una modifica che consenta agli iscritti e militanti di scegliere, con una doppia preferenza di genere, parlamentari e organi dirigenti, perché solo se il Partito ripartirà dal basso sarà convincente e avrà possibilità di successo».

Nessuno tocchi Nicola
Anche Astorre, così come ieri aveva fatto Mancini, blinda il governatore del Lazio. La corsa per la Segreteria Regionale Pd non deve determinare ricadute negative sull’azione di governo guidata da Nicola Zingaretti in Regione Lazio. «Zingaretti giustamente ha palesato una sua neutralita’ su questo congresso regionale. Dobbiamo preservare e valorizzare l’azione di governo, sapendo che le tensioni che inevitabilmente ci saranno non dovranno minarla».

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