Piccoli Comuni: che ne pensa il nuovo Governo?

“Serve una sostanziale riduzione dei vincoli di settore sull’attività dei Comuni. Bisogna lasciar lavorare i sindaci”. Lo afferma il professor Piero Giarda, intervenendo alla V Conferenza sulla finanza e l’economia locale organizzata dall’Ifel, a Roma. “L’ordinamento costruito negli ultimi 15 anni sul sistema dei Comuni – afferma Giarda – è paranoico. Un sistema basato costituzionalmente sull’autonomia dovrebbe limitare la perequazione a quei soggetti con capacità contributiva bassa, senza ulteriori interventi. Vorremmo fare di più i sindaci e meno i tecnici – afferma il vice Mazzillo – sebbene sia sempre più difficile spiegare ai cittadini i complessi meccanismi normativi per cui le risorse si bloccano e si inceppano, invece di poter essere liberate per il pagamento delle cooperative, dei lavori, dei servizi”. “Se continuiamo così il rischio è che tra pochi anni avremo un’Italia di commissari, con i piccoli Comuni tutti in dissesto”. E’ l’allarme che lancia Elena Torri, sindaco di Lizzano in Belvedere, nel corso della V Conferenza Ifel sulla finanza e l’Economia locale, a Roma.
“E’ sicuramene importante –dice Torri – il rilancio degli investimenti che abbiamo davanti, ma soprattutto nei piccoli Comuni non ci sono ancora le condizioni di base per concretizzare questo rilancio. Abbiamo difficoltà che si sono aggravate in modo repentino negli ultimi anni, con i tagli sulla finanza locale. Questo comporta elevate imposte comunali, ma senza ritorno sui servizi, danneggiati dai tagli statali. Così i cittadini pagano tanto di Imu, ma non hanno i servizi sul territorio. Non capiscono, e se la prendono con il sindaco”. Il Sindaco Gianpio Sarracco, nel visionare il resoconto dei lavori Ifel, commenta: “I cittadini non hanno percepito quanto è cambiata, in peggio, la macchina amministrativa. Meno personale, meno soldi, più vincoli e più obblighi. In pratica i comuni devono fare i salti mortali per assicurare il minimo, ma spesso non ci si riesce. L’Italia è fatta di tanti piccoli comuni, che vanno difesi, sostenuti ed aiutati, perchè sono il perno del nostro territorio ed il punto di riferimento dei cittadini. I costi dei comuni, peraltro irrisori nel quadro della spesa pubblica, sono costi di democrazia. I piccoli comuni non possono finire nel tritacarne sconsiderato dei numeri. I comuni devono essere centrali in questo processo e per far questo hanno bisogno di risorse: tagliamo gli sperperi al Governo, le superconsulenze ai Ministeri e diamo maggiore risorse alle amministrazioni locali che sono le istituzioni più vicine ai cittadini. Invece per noi le risorse sono sempre meno, i vincoli sempre di più, vincoli che ci bloccano anche sulle più piccole cose, i cittadini ci chiedono di agire ma non è possibile. Mentre si parla di semplificazione, assistiamo alla stratificazione di regole spesso inapplicabili in un cortocircuito che non tiene conto dei processi reali e della vita vera delle istituzioni. Tutti noi Sindaci siamo preoccupati, perchè non siamo messi nella condizione di lavorare serenamente. Quotidianamente vediamo negli occhi la povertà, il disagio sociale, la sfiducia dei cittadini, la delusione degli anziani ed è mortificante per un sindaco non avere strumenti per aiutare e sostenere propri concittadini in difficoltà. I Comuni non sono meri apparati burocratici, ma enti che erogano servizi, e sono punto di riferimento per cittadini, imprese, associazioni. Dobbiamo inviatare le istituzioni, il governo, il Parlamento e anche i cittadini, a riflettere. La legge Realacci sui piccoli comuni è stata un bel segnale, ma come le tante cose all’italiana maniera, è rimasta ferma, approvata solo sulla carta ma mai operativa. Ci auguriamo che il nuovo Governo possa recepire queste istanze, anche se dobbiamo purtroppo registare che fino ad oggi il tema degli enti locali non ha neppure sfiorato il contratto di governo nè sembra interessare i partiti che guidano la maggioranza parlamentare. A sbloccare le risorse dell’avanzo di amministrazione è stata la Consulta e non certo il Governo, ma ci auguriamo che quest’ultimo ci faccia ricredere e ridia finalmente centralità e dignità ai comuni”.

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