Congresso nazionale PD

pdDa repubblica.it
Finalmente una data c’è. Anche se la parola definitiva tocca alla direzione. Alla sua terza riunione, la commissione congresso del Partito democratico ha indicato il 3 marzo come giorno in cui svolgere le primarie per la scelta del segretario, che vede in corsa ben sette candidati. Una scelta maturata tenendo conto delle complicate procedure previste dallo Statuto e dalle elezioni regionali in Abruzzo e in Basilicata, previste a febbraio. Tensioni invece sul tesseramento, sia sui termini entro cui iscriversi per poter votare nella prima fase, sia sulla possibilità dei reintrodurre quello on-line. “È partito il congresso e gli apparati, con a capo gli stessi capi corrente di sempre, temono l’apertura ai nuovi iscritti e non danno risposte sul tesseramento online”, denuncia Francesco Boccia.

E un segnale di tensione arriva anche dalle parole di Nicola Zingaretti, governatore del Lazio: “Se dobbiamo cambiare il Pd e combattere serve un segretario legittimato dal voto contro la frammentazione e il rischio di immobilismo”. Ed ha aggiunto: “Ora sono in campo in molti, buona fortuna a tutti. Attenzione però al trasformismo, ognuno con dignità si assuma la responsabilità di quanto è successo in questi anni, ai ruoli che si sono ricoperti. Al pd non servono gattopardi che fanno tutte le parti in commedia, al pd serve cambiare”.

E Stefania Gasparini – assessore all’Istruzione a Carpi e presidente delle Direzione provinciale del Pd di Modena, che sostiene la candidatura al Congresso di Nicola Zingaretti – è ancora più esplicita: “Maurizio Martina diceva le stesse cose
poco più di un anno fa quando era il vice segretario di Matteo Renzi”. Anche altri esponenti dem vicini a Zingaretti hanno rilanciato sui social una intervista di Martina nel 2017, quando divenne vicesegretario del Pd, con Matteo Renzi segretario, in cui affermava che già allora Renzi era “passato dall’io al noi”.

Diverse le repliche degli esponenti vicini a Martina, tra cui il deputato Dem Luca Rizzo Nervo che, rispondendo a Stefania Gasparini, scrive su Twitter: “Già, pensare che il noi sia ancora la scelta giusta. Alcuni la chiamano coerenza. Nella marea di trasformismo. Ci sono cose per cui vale la pena essere ripetitivi”.

Ma c’è un’altra questione che agita i dem. Lo statuto del Pd prevede che – per essere eletto direttamente alle primarie – il candidato ottenga il 50 più per cento dei voti al gazebo, altrimenti la parola definitiva spetterà all’assemblea. E quindi il più votato dal popolo delle primarie potrebbe non essere eletto. “Il segretario va eletto dai cittadini ai gazebo. Io lotterò per essere eletto segretario, ma preferisco sia eletto un altro piuttosto che andare in assemblea”, ha detto Zingaretti.

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