Il deterioramento dell’ambiente preoccupa il World Economic Forum

Articolo di Nicola Lillo su lastampa.it

Le crescenti tensioni geopolitiche, le minacce alla cybersicurezza, un’altra recessione in vista che preoccupa i governi europei e il rallentamento dell’economia cinese. I fattori di rischio per il 2019 sono differenti, ma a impensierire di più è un altro tema, il deterioramento delle condizioni ambientali. Le minacce sul lungo termine sono di diverso tipo: la perdita di biodiversità, eventi meteorologici estremi, la mancanza di misure di mitigazione e adattamento ai cambiamenti, i disastri causati dall’uomo e da calamità naturali.

Sono questi i rischi maggiori individuati da mille esperti e decision-maker a livello globale, secondo quanto emerge dal Global Risks Report 2019 del World economic forum. D’altronde sul fronte del clima si è fatto ancora troppo poco, mentre gli Stati Uniti sono pronti a uscire dall’accordo di Parigi del 2015, Cop21. Sull’ambiente i governi di tutto il mondo si impegnarono oltre tre anni fa a mantenere il riscaldamento globale al di sotto dei due gradi, obiettivo che sembra difficile da raggiungere, nonostante la conferenza internazionale di Katowice in Polonia, lo scorso dicembre, dove i rappresentanti di 196 paesi – compresi gli Usa che lasceranno effettivamente l’accordo di Parigi a partire dal 2020 – hanno specificato alcuni criteri per misurare le emissioni. Le politiche messe in campo finora sarebbero ancora inadeguate.

I rischi economici
Per questo, secondo gli esperti sentiti dal Wef, il rischio globale della nostra epoca che più impensierisce a lungo termine è proprio l’ambiente. Se invece guardiamo al breve termine e all’anno appena iniziato, per il 90% degli esperti sono le tensioni geopolitiche ed economiche ad essere più pericolose. Tra i grandi del mondo c’è scarsa cooperazione e le prospettive economiche sempre più buie non semplificano la situazione. Il 2018 infatti è stato caratterizzato da un peggioramento delle controversie commerciale, a partire dalla guerra sui dazi lanciata dall’amministrazione di Donald Trump, e il 2019 non andrà meglio. Si prevede un’ulteriore erosione degli accordi commerciali multilaterali.

Le paure dell’Italia
Elementi preoccupanti per l’economia dei paesi avanzati e certamente per quella del nostro Paese, già a rischio recessione dopo i dati del penultimo trimestre del 2018 che hanno visto il Pil scendere dello 0,1%. Se a fine mese i dati Istat diranno che anche tra ottobre e dicembre il Pil ha avuto il segno meno, l’Italia sarà ancora una volta in recessione. Non a caso per gli esperti e gli imprenditori del nostro Paese la classifica dei principali rischi è ben diversa da quella globale. Basti pensare che la questione ambientale non è al primo posto ma al secondo, superata dal timore del fallimento del sistema e delle istituzioni finanziarie. I problemi dell’economia sono dunque in cima alle preoccupazioni. A seguire ci sono poi la mancanza di governance politica e una possibile bolla finanziaria.

Il lato umano della crisi
Le tensioni commerciali hanno comunque una conseguenza politica: minacciano la cooperazione internazionale. L’85% degli intervistati in tutto il mondo prevede un aumento del rischio di scontri politici tra le grandi potenze. “Ora più che mai, con la crescita economica e il commercio globale a rischio nel 2019, emerge un bisogno imminente di rinnovare la struttura della cooperazione internazionale. Non siamo in grado di contrastare efficientemente la decelerazione che le dinamiche attuali potrebbe causare”, spiega Borge Brende, presidente del World economic forum. Questa situazione ha a sua volta un ulteriore effetto, sul piano individuale. Perché il peggioramento del benessere psicologico e emotivo è causa e conseguenza nel più ampio contesto dei rischi globali, che ci toccano dunque sempre più da vicino con il loro “lato umano”.

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