L’altra strada di Renzi

Dalla newsletter di Renzi
In Italia il palloncino si sta sgonfiando. Mi riferisco al populismo e al governo giallo verde. Chi ha letto “Un’Altra strada” sa come la penso in merito. Il tempo è galantuomo e la realtà sta mostrando tutti i limiti di questi signori. Hanno fatto ironia su quella che hanno chiamato la strategia del pop corn: ma la verità è che l’unico modo per sgonfiarli era metterli alla prova senza regalare loro ulteriori alibi.

Avevano promesso crescita e ci stanno condannando alla recessione. Mentono su tutto (qui Marattin contro Salvini), sono incapaci di una politica estera (il pasticcio istituzionale sulla firma del memorandum con la Cina è solo ennesima perla dopo Maduro, Gilet Gialli, figuracce europee), hanno bloccato i cantieri, a cominciare dal piano Italia Sicura e Casa Italia.
Sono giustizialisti e manettari contro gli avversari ma diventano garantisti con gli alleati o i compagni di strada: i casi di oggi costituiscono ennesima conferma di un atteggiamento ipocrita.

Dal giorno dopo le europee questo Paese dovrà trovare oltre 40 miliardi di euro, una cifra immane, figlia del disastro economico delle loro campagne elettorali. Hanno promesso l’impossibile e adesso ci regalano un buco finanziario enorme. Hanno promesso la luna e ci lasceranno un cratere che dovranno colmare con patrimoniali o nuove tasse.

Quanto a me, continuo la mia battaglia educativa e culturale. Mi sono confrontato duramente con Marine Le Pen sui media francesi: che differenza con i talk italiani! In Francia i giornalisti fanno i giornalisti e fanno le domande, non sono in ansia da prestazione politica come molti dei nostri commentatori a gettone. Ma è un argomento che avevo già toccato in “Un’Altra Strada” a pagina 174.

A proposito, il libro è rimasto in classifica ancora in questa settimana, pazzesco. Siamo ancora primi in saggistica e quarti nella classifica generale. Non so come dirvi grazie. Per chi vuole acquistarlo, suggerisco le librerie. Prossima presentazione: con Paolo Mieli in provincia di Brescia il 29 a Castenedolo. Poi in quei giorni aggiungeremo alcune tappe tra Lombardia e Veneto. A me piace l’idea che sugli argomenti del libro si sia aperta una discussione vera. Torno nel Nord Est a parlarne perché proprio il Nord Est sarà paradossalmente l’epicentro della rivolta contro Salvini.

Nel frattempo: sotto la guida del nuovo segretario Zingaretti si sono rinnovati gli organismi interni del Pd. Auguri di buon lavoro a tutti coloro che hanno iniziato un nuovo impegno. Ma lasciatemi dire grazie anche a chi ha lasciato le proprie responsabilità: soprattutto a due persone che si sono impegnate con grande passione e competenza. Mi riferisco a Matteo Orfini, che è stato un Presidente autorevole e intelligente: voglio dirgli grazie per tutte le volte in cui ci siamo confrontati partendo da posizioni molto distanti ma trovando sempre il gusto di riconoscere le ragioni dell’altro. E trovando sempre un punto di equilibrio. Io, ad esempio, condivido totalmente ciò che Matteo scrive sui lager libici. E mi riferisco a Francesco Bonifazi, che è stato per oltre cinque anni una garanzia assoluta come tesoriere. Gli abbiamo tolto il finanziamento pubblico e ha tenuto in piedi un’organizzazione mastodontica che i miei predecessori avevano riempito di assunzioni (c’erano i rimborsi, prima, e si assumeva in libertà: noi non abbiamo assunto nessuno). Francesco ha fatto ciò che ha potuto con questi margini ristretti. E oggi lasciamo tutto con le carte in regola e un equilibrio di bilancio, certificato da autorevoli professionisti italiani. Il buon Bonifazi non ha fatto sparire 49 milioni di euro degli italiani, non ha portato i diamanti in Tanzania, non ha potuto giovarsi delle ambiguità del rapporto con società come quella di Casaleggio. Ha fatto ciò che ha potuto e lo ha fatto bene, con onestà e competenza. Grazie Francesco, grazie Matteo.

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