Mauro Buschini è il nuovo presidente del consiglio regionale

Da alessioporcu.it
L’apoteosi di Mauro Buschini va in scena alle tre del pomeriggio. Quarta votazione. Il suo nome viene ripetuto per 26 volte nell’aula del Consiglio Regionale del Lazio: è lui il nuovo presidente.

Lo ha votato tutto il centrosinistra, più i due consiglieri del ‘Patto d’Aula‘ con cui proprio lui la scorsa estate ha costruito la nuova maggioranza partendo dall’anatra zoppa uscita dalle urne un anno fa. Nessun franco tiratore: i romani hanno votato in blocco. E già questa è una notizia.

Il trappolone organizzato da Pasquale Ciacciarelli è esploso come una bolla di sapone (leggi qui Imboscata sulla via di Buschini: la trappola di Ciacciarelli per diventare Presidente). Non c’è stato modo di compattare tutte le opposizioni intorno al suo nome, in alternativa a quello di Buschini. Nessuna velleità, il suo era un pretesto per inchiodare ogni gruppo alle sue responsabilità. Questa mattina era arrivato a dire “Dateci un nome alternativo e votiamolo in blocco“. Nulla da fare.

Il Movimento 5 Stelle ha votato Devid Porrello. Tutto il blocco di centrodestra ha vitato scheda bianca.

La seduta
La seduta del Consiglio Regionale si è aperta con un minuto di silenzio osservato per ricordare il maresciallo dei Carabinieri Vincenzo Di Gennaro, ucciso sabato a Cagnano Varano in provincia di Foggia. I Consiglieri si alzano in piedi, li imita ‘l’acquario‘ di fronte a loro nell’emiciclo. È pieno come nei giorni delle grandi occasioni.

C’è il segretario del circolo Pd di Frosinone Andrea Palladino, l’ex presidente della Saf Mauro Vicano, il neo consigliere provinciale Vincenzo Savo, il capogruppo in consiglio comunale del capoluogo Angelo Pizzutelli, il presidente della Comunità Montana Achille Bellucci. Da Cassino è arrivata il consigliere comunale Sarah Grieco, da Veroli c’è il consigliere Francesca Cerquozzi, da Fontana Liri il sindaco Gianpio Sarracco.

Nell’Aula, tutti si muovono da un posto all’altro, fanno capannelli. Il centrodestra decide di non uscire e votare bianca. Qualcuno va già a congratularsi con il futuro presidente. Mauro Buschini resta inchiodato al suo seggio. Non lo fa mai. In genere è lui a fare la spola da una parte all’altra per comporre maggioranze, tessere accordi. Non si muove. Ha già fatto tutto ciò che doveva ormai da giorni.

Alla prima votazione, per essere eletti occorrono i due terzi dell’aula: 34 consiglieri. Il Pd vota in blocco: a Mauro Buschini vanno i 25 voti del centrosinistra. A Devid Porrello i 9 del Movimento 5 Stelle (manca un voto, è assente la consigliera Valentina Corrado). Le bianche corrispondono ai 16 del centrodestra più i due indipendenti Giuseppe Cangemi ed Enrico Cavallari.

Alla seconda chiama il quorum scende a 3/5, in pratica servono 31 voti per diventare presidente. E il centrosinistra non li ha. Ma qualcosa si muove: una bianca passa a Buschini ed alla fine della conta Mauro Buschini sale a quota 26, Porrello rimane a 9 voti, le bianche scendono a 15.

Si va alla terza chiama basta la maggioranza semplice: 26 voti. Sono alla portata di Buschini: 24 sono i consiglieri del centrosinistra , il presidente Zingaretti è il venticinquesimo voto, più i due indipendenti si arriverebbe a 27. Il centrodestra esce dall’aula. Restano i due indipendenti del ‘Patto d’Aula‘. Al momento della conta c’è il colpo di scena: Porrello conferma i suoi 9 voti ma Buschini si ferma a 25. In due hanno votato scheda bianca. i Verosimilmente sono i due del gruppo Misto: ne sarebbe bastato uno per raggiungere il quorum della maggioranza assoluta.

Si deve andare alla quarta votazione. Tutto il Gruppo è intorno a Buschini. Il centrodestra rimane fuori dall’Aula. Il capogruppo cerca di non darlo a vedere ma suda. Inizia la conta. Esce una scheda nulla. Ma la votazione è quella buona: 26 voti a Buschini, 9 a Porrello.

Il mondo che cambia
Emozionato, Mauro Buschini prende il posto da presidente. E legge il suo discorso. Lo aveva iniziato ad abbozzare mentre assisteva alla votazione. Istintivamente aveva scritto l’incipit “Grazie presidente“. Ora il presidente è lui. E allora ringrazia l’Aula. Ricorda i risultati che ha raggiunto in questi mesi.

Spiega che “Viviamo in una società che viaggia ad una velocità straordinaria. Che crea problemi nuovi ai quali spesso non siamo preparati. Questa Aula può dare risposte. All’interno di un’istituzione che si chiama Unione Europea che noi per primi possiamo e dobbiamo cambiare“.

Giovane di lungo corso
Buschini ha iniziato giovanissimo. È stato Segretario dei giovani Ds. Negli anni della Svolta, la Federazione di Frosinone decise un rinnovamento radicale del Partito. E Buschini venne catapultato, in prima linea. Segretario provinciale del Pd, erede di Francesco De Angelis, è alla seconda consiliatura.

Capogruppo uscente dei dem alla Pisana (il suo posto sarà preso da Marco Vincenzi), con un passato da assessore regionale all’Ambiente, ai Rifiuti e ai Rapporti con l’Aula nella seconda parte della scorsa legislatura, Buschini (nato ad Alatri ed orgogliosamente di Tecchiena), succede a Daniele Leodori, che nei prossimi giorni diventerà vicepresidente della Regione con, tra l’altro, la delega ai Rapporti con l’Aula.

Dopo sette anni, un esponente politico della Ciociaria torna a guidare la Pisana: l’ultimo fu Mario Abruzzese, nella IX legislatura, con Renata Polverini presidente di Regione a capo della colazione di centrodestra.

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