Congresso provinciale PD

Da Alessioporcu.it

L’assemblea più surreale del mondo ha eletto il Segretario più improbabile fino a qualche anno fa per il Partito Democratico. Dalle 18:49 di oggi pomeriggio Luca Fantini è la guida politica del Pd della Provincia di Frosinone. Acclamato in una stanza praticamente vuota, con la quale erano collegati via Zoom circa 160 dei delegati all’Assemblea Provinciale. È la situazione più surreale che si possa prospettare per un Partito che fa della partecipazione la sua stessa essenza di vita.

Solo (o quasi nella stanza)

LUCA FANTINI
Luca Fantini ha assistito al Congresso Provinciale del Pd di Frosinone dalla Sala delle Riunioni della Federazione nel capoluogo. A fare da testimoni al parto sono stati in tre.

Il primo: Francesco De Angelis. È stato il grande tessitore dell’elezione, lui a novembre ha annunciato il ritiro della sua componente Pensare Democratico; pensavano scherzasse, perché solo uno in vena di burle può dire che ritira la componente nonostante abbia portato il 90% dei voti provinciali a Nicola Zingaretti. Invece diceva sul serio. È stato l’unico ad avere capito tutto ed averlo capito prima: solo ritirando la componente maggioritaria dalla competizione, dichiarando il suo ‘nulla a pretendere‘ Francesco De Angelis ha dimostrato alle componenti minori di non voler cannibalizzare il congresso, non volerlo stravincere bensì invocarne uno unitario. Così ha costruito la strada che ha portato a convergere tutti su un solo candidato, eleggendolo forte ed autorevole.

La seconda: Sara Battisti. È la madre putativa del Segretario, in senso politico sia chiaro. Mentre tutto si avviava nella palude nonostante il lavoro di De Angelis, mentre quelli che non avevano ancora capito i rintocchi del Partito Nuovo suonati da Zingaretti, lei si è presa la briga di rompere gli ormeggi.

È stata lei, il 15 dicembre scorso al termine di una riunione dei Giovani Democratici nel capoluogo a dire “Per me la fase congressuale è cominciata, la riunione di oggi ne è la prova evidente.” Quel centinaio e oltre di ragazzini riuniti nella Saletta delle Arti per parlare di politica, governo, territori è stato il segnale chiaro dell’onda del cambiamento che bussava.

Il Rinpoche di Alatri

Il terzo presente nella sala è Mauro Buschini. Oggi presidente del Consiglio Regionale del Lazio, già abilissimo capogruppo del Pd nell’Aula della Pisana, prima ancora giovanissimo Segretario provinciale della svolta. Fu lui a raccogliere l’eredità di un Partito che si lasciava alle spalle dottrine marxiste ed autocritiche. Per introdurlo nella nuova sinistra moderna europea.

Nel Tibet, i Lama, si reincarnano. Sta alla fede ed alla preparazione dei monaci individuare il bambino nel quale si sono trasferite le doti del grande maestro. Ad Alatri deve esserci qualcosa di simile.

Allo stesso modo in cui Kewtsang Rinpoce, alla guida d’un gruppo di monaci del monastero di Sera, nel 1937 individuò lo sperduto villaggio di Taktser al confine con la Cina nel quale abitava il bimbo in cui si si era reincarnato il Grande XIII Dalai Lama, così Mauro Buschini è riuscito ad individuare il ragazzino che aveva tutte le caratteristiche per diventare un giorno Segretario.

È stato lui a scoprirlo, nella sua Alatri, durante una riunione dei Giovani. Impossibile a dirsi: quel ragazzino veniva da una famiglia di Popolari, gente che era fino a qualche anno prima l’avversaria giurata del Pds e poi Ds. Come Kewtsang Rinpoce anche Mauro Buschini ci ha visto giusto: non ha scoperto l’attuale XIV Dalai Lama ma più modestamente colui che poi crescendo è diventato il Segretario Regionale del Giovanile Pd nel Lazio, uno dei pochi fidatissimi che hanno accompagnato in lungo e largo per l’Italia Nicola Zingaretti impegnato nella scalata per diventare Segretario nazionale del Pd. E ora è Segretario Provinciale. Come lui tanti anni prima. In una fase altrettanto cruciale.

Legittima la commozione di Buschini fino alle lacrime.

La proclamazione dell’improbabile

Nicola Zingaretti e Luca Fantini © Matteo Ernesto Oi
Luca Fantini è il Segretario di Partito più improbabile nel Pd fino a pochissimo tempo fa. In pieno delirio Renziano, mentre tutti sgomitavano per entrare nel Giglio Magico, al Congresso è stato l’unico a dire ai suoi maestri De Angelis e Buschini “Mi dispiace ma noi Giovani Democratici ci schieriamo sulla mozione Orlando”.

Autonomia e rispetto. Coma la volta che a Roma prese un vecchio dirigente del Partito e gli disse a brutto muso “Caro Compagno, si metta in testa che noi non siamo i facchini del Partito ma i portatori delle idee di questo Partito per la prossima generazione”.

In altri tempi lo avrebbero confinato. Invece oggi proclamarlo Segretario è stata faccenda di poco. La via telematica abbatte le distanze ma ha ragione il vecchio cosacco Vittorio Save Sardaro, comunista di Anagni, Tesoriere uscente e riconfermato del Partito. Per lui, non è una riunione di Partito se non senti il sudore di quello che sta parlando: lo devi capire chi è, che lavoro è stato a fare fino ad un attimo prima di venire in sezione, se ha mangiato di fretta.

A dare peso a quella riunione, in video c’è Anselmo Briganti, Segretario generale della Cgil delle province di Frosinone e Latina; c’è Anita Tarquini, segretario generale della Uil provinciale di Frosinone.

Via Zoom si fa prima. Si viaggia in anticipo sulla tabella di marcia, altro che mezzora canonica. Alle ore 18.10 c’è stato l’insediamento, l’inizio dei lavori con oltre 160 presenti in chat. La relazione della commissione provinciale per il congresso. Alle 18:49 Luca fantini è Segretario.

Il discorso

Circa venti minuti di discorso, cinque cartelle fitte e scritte in piccolo. L’intervento di Luca Fantini è un distillato di Zingarettismo.

Rende subito merito all’intuizione di Francesco De Angelis: “Cinque mesi fa la nostra federazione intraprendeva un atteso percorso congressuale scegliendo, per la prima volta la strada dell’unitarietà. (…) A distanza di cinque mesi il mondo è cambiato: le prove che ritenevamo difficili sono divenute sfide epocali. Tuttavia, dinanzi a uno scenario tanto diverso, quella scelta di un congresso unitario è rimasta immutata”.

Ma nella frase immediatamente successiva ci sono tutte le altre sensibilità. Soprattutto quelli che non si fidavano. E che volevano essere sicuri della sua autonomia ed indipendenza. Fantini lo sa che se si sono messi di traverso l’hanno fatto solo per questo. Evidenzia allora “Il grande senso di responsabilità dimostrato in questa fase dalla classe dirigente della nostra Federazione. Non si è tradotto in un unanimismo sterile e opaco ma ha ridato spinta e nuova vitalità”.

Il ragazzino che appendeva i manifesti durante le campagne elettorali, montava i gazebo alle Feste de L’Unità, dice “Conosco bene il senso della responsabilità che deriva dalla vostra fiducia. È una coscienza che ho maturato nel tempo e grazie ai vostri insegnamenti, a partire dal momento in cui, salendo per la prima volta le scale della Federazione, ho messo in tasca una tessera di partito e ho iniziato ad apprezzare e a comprendere il valore della militanza”. I vecchi militanti, quelli con i capelli bianchi, sono già convinti.

Vola alto e parla di Europa. Ricorda che da lì “è giunto un risultato importante e insperato fino a pochi mesi fa. Aldilà della straordinaria portata del recovery plan, ritengo che il vero successo di questo negoziato sia stato quello di aver affermato, per la prima volta dal dopoguerra, il principio di condivisione del rischio e delle risorse”.

Zingarettismo puro

Luca Fantini con Nicola Zingaretti
Ha i piedi saldamente a terra. Non a caso la sua mozione si chiama “Una provincia che cresce”. Ed è un concentrato di puro zingarettismo.

La parola chiave è condivisione. La sua mozione? Pure quella è da condividere con le altre sensibilità e da ampliare con loro. “Non possiamo limitarci agli spunti di discussione elaborati nella mozione. Occorre integrarli e ampliarli decidendo tutti insieme la direzione da percorrere nei prossimi anni”.

La seconda parola chiave è pluralismo. Nel Pd di Fantini: ci deve essere spazio per tutti. “Mi metterò al lavoro con le sensibilità del Partito per costruire una classe dirigente rinnovata che sia voce di tutte le realtà politiche, espressione di un sano pluralismo interno irrinunciabile per la nostra storia”.

La prima categoria che indica è quella dei lavoratori. Non tutti insieme per un tentativo ruffiano di accattivarsi la loro benevolenza. Ma quelli che durante l’emergenza Covid hanno fatto il loro dovere. “Gli operatori sanitari, impegnati in prima linea per il contrasto del virus ma anche ai lavoratori operanti nel settore alimentare, della logistica e delle reti commerciali, agli psicologi, agli insegnanti, agli operatori ecologici e del trasporto pubblico”.

il Pd di Fantini non è un Partito classista. È un Partito moderno. Che sa guardare oltre. Per questo indica insieme ai lavoratori “gli imprenditori ed i lavoratori del tessile che hanno provveduto con lungimiranza a riconvertire le loro produzioni per fornire alla popolazione dispositivi di protezione individuale. Penso, anche, al contributo prezioso di quelle categorie meno tutelate, a quei giovani, miei coetanei, impiegati in forme di lavoro nuove o emergenti, talvolta neppure pienamente riconosciute dalla legislazione, come i rider”.

Green e giovane

LUCA FANTINI FOTO © MATTEO ERNESTO OI
Cita la Regione, le sue linee per un Lazio più Green, più produttivo, più moderno e più giusto. Indica la Valle del Sacco e cita gli studenti e le studentesse del movimento Fridays for Future “che sono scesi in strada e hanno riempito le piazze anche delle nostre città per chiedere alla politica di oggi di avere cura di un futuro che non gli appartiene”.

L’ultima parola chiave è Rinnovamento. Per il nuovo Segretario passa anche per un nuovo protagonismo femminile “Il ruolo centrale delle donne in politica è fondamentale per promuovere una prospettiva di genere nella nostra azione. Il nuovo corso del Partito Democratico assicurerà parità di genere negli organismi del Partito e sosterrà la ripresa delle attività della Conferenza delle Democratiche, che proprio nelle scorse settimane ha eletto la propria portavoce nazionale”.

Luca Fantini chiede ora di “organizzare un campo democratico più grande dei nostri steccati e in grado di includere la parte di società che abbiamo scelto di rappresentare: è questa la missione che deve guidare il lavoro dei prossimi anni. Se saremo in grado di realizzarlo, questi giorni caldi e difficili di confronto, questa assemblea, così anomala nelle sue modalità, assumerà un significato diverso, la ricorderemo un giorno come punto di partenza di un lungo percorso, di una storia nuova in cui avremo scritto una pagina di cambiamento epocale per il nostro territorio”.

La Segreteria a settembre, Martini Presidente
La Segreteria verrà nominata a settembre. E sarà plurale. In base agli accordi che prevedevano di garantire la rappresentanza, Stefania Martini (Base Riformista di Antonio Pompeo) è stata eletta Presidente Provinciale. Vittorio Save Sardaro (Pensare Democratico) resta alla tesoreria.

Saluti Renziani

I messaggi di congratulazioni richiederanno al nuovo Segretario i prossimi due mesi solo per leggerli tutti.

Ma i più inattesi sono quelli di Italia Viva, il movimento renziano. I segretari provinciali Valentina Calcagni e Germano Caperna in serata hanno scritto a Fantini che “Italia Viva come forza progressista e riformista è convinta che per fare politica occorra avere visione, capacità di progettare e dialogare con tutti i rappresentanti del territorio. Come Coordinatori Provinciali auguriamo buon lavoro al nuovo Segretario Provinciale del PD Luca Fantini, alla Presidente Stefania Martini, a tutta la Segreteria e al gruppo dirigente. Siamo convinti che il coraggio sia una caratteristica imprescindibile per chi ha voglia di cambiare, per chi vive la Politica come impegno e strumento per contribuire alla crescita economica e culturale di una comunità”.

Per molti è già un primo miracolo politico.

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