Il Comune di Arpino dichiara il dissesto finanziario

Post su facebook del Sindaco Renato Rea. Comunico alla cittadinanza che nella seduta di ieri il Consiglio Comunale ha votato la dichiarazione di dissesto finanziario dell’Ente, divenuto inevitabile alla luce di continue sopravvenienze debitorie che rendono impossibile il raggiungimento degli obiettivi del piano di riequilibrio, portato avanti per sette anni seppure tra mille difficoltà. E’ opportuno rimarcare molto sinteticamente le tappe che hanno portato l’Amministrazione Comunale a prendere questa decisione.
– Nel 2016 il Governo decise di apportare un taglio ai conferimenti verso i Comuni, che ha colpito il nostro Ente nella misura di circa € 500.000 annue; al contempo consentì ai Comuni di restituire il cosiddetto “Fondo di rotazione” (utilizzato dal Comune di Arpino per € 1.800.000 per ripianare alcune posizioni debitorie) in 30 anni anziché nei 10 anni previsti;
– Alla luce di tali normative il Comune di Arpino nel 2016 ha provveduto a rimodulare il proprio piano di riequilibrio, regolarmente approvato dalla Corte dei conti;
– Nel febbraio del 2019 la Corte Costituzionale ha dichiarato illegittima la norma che prevedeva la restituzione del Fondo di rotazione in 30 anni, ristabilendo l’originario termine di 10 anni e determinando così una evidente situazione di difficoltà per la gran parte delle amministrazioni comunali (nel nostro caso portando le rate annuali da € 55.481,24 ad € 249.665,63, peraltro prevedendo il recupero delle differenze non coperte dal 2016 al 2018);
– Nell’estate 2019 il Governo è intervenuto con il cosiddetto “Decreto crescita”, salvaguardando però solo le Città con più di 60.000 abitanti, determinando una ingiusta penalizzazione per i Comuni più piccoli, tra i quali Arpino;
– Nell’intento di scongiurare il dissesto all’inizio dell’anno 2020, sono state effettuate tutte le possibili manovre volte a sostenere i pesanti oneri derivanti dall’obbligo di ottemperare alla restituzione del fondo sopraddetto.
Fin qui i fatti. Ora la decisione e’ divenuta improcrastinabile perché, oltre alla anticipata restituzione del Fondo di Rotazione, bisogna far fronte ad ulteriori debiti; alcuni certi (tra i quali spicca la Sentenza relativa alla Soc.Fema per l’importo di circa € 300.000), alcuni potenziali (tra i quali spiccano quelli generati dall’Unione dei Comuni “Civitas Europae” che colpiscono il Comune di Arpino per oltre 1.000.000 di euro), per i quali si dovrebbe costituire un fondo rischi eccessivamente oneroso per l’Ente.
Queste situazioni vanno a cumularsi con la mancata vendita del Palazzo Sangermano, che il Comune di Arpino intendeva alienare con il duplice obiettivo di dare una boccata d’ossigeno alle proprie casse ma soprattutto di dare alla Città una struttura socio-assistenziale (casa di riposo o R.S.A.), che avrebbe anche dato impulso all’economia della Città.
L’Amministrazione da me presieduta in questi sette anni si è impegnata duramente nel perseguire gli obiettivi di risanamento del piano di riequilibrio, conseguendo una consistente riduzione della massa debitoria anche tramite transazioni (che da sole hanno consentito all’Ente un risparmio notevole di circa 1.200.000 euro).
Il divenire degli eventi citati ha reso di fatto inefficace l’attuazione delle misure del piano stesso, alcune delle quali, devo però sottolineare per onestà intellettuale, non sono state attuate come ad esempio la riduzione dei settori, scelta mossa dalla necessità di garantire la funzionalità dell’Ente già messa a repentaglio dai tanti pensionamenti intercorsi negli anni.
Sul punto abbiamo recentemente risposto ad alcune osservazioni mosse dalla Corte dei conti e siamo giunti alla determinazione che, se fino ad oggi è stato difficile ripianare tutte le situazioni emerse, ora è divenuto impossibile.
Ho sintetizzato al massimo fatti e cause. Ma su tutti questi argomenti, troppo lunghi da sviscerare in questa sede, tornerò più approfonditamente e dettagliatamente nei prossimi giorni.

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