Passato e presente. Non revisionare in base al presente. Si fanno dei falsi

A cura di Ermisio Mazzocchi, da unoetre.it
Limportanza delle fonti nella storiogfrafia 370 minVorrei iniziare questo nota citando una bellissima frase di Nello Rosselli, antifascista, socialista liberale, ucciso insieme al fratello Carlo nel 1937 dagli sgherri del regime.
Nel suo libro dedicato all’eroe risorgimentale Carlo Pisacane, trucidato a Sapri nel 1857, Nello scrive: “Il viandante ansioso di varcare il torrente getta pietre una sull’altra nel profondo dell’acqua, poi posa sicuro il suo piede sulle ultime che affiorano, perché sa che quelle riprese nel gorgo sosteranno il suo peso”.
Una riflessione che ci consente di valutare il passato per non abbandonare se non oscurare quegli eventi su cui si costruisce il nostro presente e si orienta il nostro futuro.
Recentemente la rievocazione di avvenimenti che hanno segnato la storia del dopoguerra merita un approfondimento che nasce dalla necessità di restituire ad essi una giusta collocazione che va anche individuata incontestabilmente nel programma del Partito Comunista Italiano.
Le radici storiche dei partiti che ancora oggi dominano la scena politica italiana risalgono alla creazione dello Stato unitario e, nonostante le profonde trasformazioni verificatesi fino a oggi, permangono all’interno delle singole forze politiche.
Questo processo ha prodotto delle svolte significative con la nascita di nuove forze politiche e la scomparsa di vecchie formazioni.
Il mutamento investe l’intero sistema politico, travolgendo tutti i partiti che erano stati fondatori della democrazia.
Il PCI, il principale protagonista sin dalla sua nascita, il 21 gennaio 1921, degli avvenimenti del XX secolo, non si dissolse come avvenne per gli altri partiti, travolti dalla corruzione e dalle lotte interne autodistruttive, ma praticò una sua trasformazione non rinnegando le sue radici culturali e politiche.
Non è possibile che si possa affrontare una riflessione sugli avvenimenti che hanno segnato la storia per tutto il precedente secolo, senza tenere conto del ruolo che ebbe il PCI, la più grande formazione di sinistra dell’occidente.
Si tratta di fare i conti non solo con la storia del PCI, la cui cultura di partito della sinistra è profondamente radicata nella tradizione italiana, ma con quello che esso ha lasciato in eredità alla cultura del XXI secolo.
Senza questa impostazione storico-politica e questo riconoscimento, qualsiasi studio del passato e del presente è privo di una sua validità e, se si vuole, di una veridicità storica.
Ogni tentativo di oscurare, se non addirittura rinnegare, quello che è stato il ruolo di questa grande forza politica nella storia del Paese, produce un errore di valutazione storica e lo svuotamento di tutti quei valori che sono propri della sinistra.
Purtroppo l’eliminazione della dimensione storica è oggi la caratteristica più singolare nelle analisi e nei trattati storici.
Credo che si debba offrire un contributo alla ricerca di quelle radici della sinistra italiana, ricerca che è necessaria per valorizzare la sua tradizione e i suoi valori, indispensabili, oggi, alla costruzione di una nuova sinistra.
In altre parole non è una questione storiografica ma un paradigma del pensiero politico italiano, poiché il problema storico dei partiti non può essere definito se non si ha un pieno riconoscimento di essi e della loro “continuità” culturale.
Lo storico deve assumere piena consapevolezza che anche la sua ricerca è un atto di direzione politica.
Non ci si può sottrarre a questa responsabilità che impone una volontà di ricollocare la storia del PCI nel suo giusto valore e nel ruolo assunto nella società italiana.
Solo la conoscenza di tutto un processo storico ci può rendere conto del presente.
I protagonisti di quella stagione non possono essere considerati solo nella loro specificità, ma devono essere presentati come parte di un percorso profondo e di ampie proporzioni che il PCI attuò durante la sua azione politica.
La presentazione del libro di Franco Di Giorgio: “La ricostruzione. I bambini di Cassino e Maria Maddalena Rossi” e la videoconferenza “I treni della felicità” promossa da Marino Fardelli, avrebbero avuto bisogno, per le considerazioni fatte, di un inquadramento di maggiore specificità del contenuto storico in cui quei fatti si svolsero.
Se si esclude qualche accenno, sembrerebbe che nelle narrazioni prodotte nelle due iniziative, il ruolo del PCI sia scomparso dalla scena e i suoi protagonisti, a partire dalla stessa Rossi, nonostante la sua biografia, siano occasionalmente apparsi senza radici e senza storia.
Maria Rossi nella presentazione che se ne è fatta, sembra una figura uscita da un quadro senza colori e cornice e i Treni della felicità dei bambini un episodio senza autore.
Quegli avvenimenti non si verificarono per caso, ma furono il risultato di una scelta e dell’impegno unicamente del PCI nazionale, estesi su tutto il territorio italiano in cui si ebbero molteplici iniziative simili a quelle di Cassino.
Non si tratta solo di riconoscere il ruolo avuto dal PCI, ma anche di chiarire quale sia stato l’ambito della tradizione culturale della sinistra italiana e mettere in luce le conflittualità tra i partiti della Costituente.
L’insufficienza e l’incompleta storiografia di avvenimenti nazionali comportano inevitabilmente lo sminuire il valore di quella storia e l’impegno dei suoi protagonisti.
Non credo che si sia trattato di una mancanza involontaria.
Sono convinto, al contrario, che la scelta si inserisca nella cultura emergente di questa epoca la quale non ha interesse a riconoscere i valori della sinistra che hanno contraddistinto il secolo XX.
Sono casi quelli descritti non isolati, ma fanno parte di un disegno più ampio per imporre l’egemonia di un pensiero politico che esclude il legame con le culture della sinistra.
Il tentativo è quello di affermare un nuovo pensiero neoliberista, incontrastato e assoluto, le cui contraddizioni portano alla crescita del populismo e del nazionalismo.
Non è da escludere che l’obiettivo rimanga quello di impedire la costruzione di un partito che assuma valori e idee appartenuti al PCI e al nucleo ideologico della sinistra riformista.
Il messaggio inviato da quelle iniziative, non uniche, diventa pericoloso perché sollecita la credenza di una giusta e necessaria rottura con il passato, con l’obiettivo di insinuare l’inefficacia e l’inutilità di quella storia che ha portato il suo erede, il PD, a mantenere l’unità della tradizione cattolica, comunista e socialista.
Quelle iniziative sono state occasioni mancate per riaffermare il compito svolto da una sinistra, prioritariamente dal PCI, per ottenere l’affermazione di quei principi di solidarietà umana e di fraternità ai quali oggi non può rinunciare e che sono significativamente proposti nell’ultima Enciclica di Papa Francesco.
Non considero un errore quanto compiuto dai promotori delle iniziative, quanto piuttosto un cedimento alla richiesta di una corrente di pensiero che elimina parti essenziali, come il PCI e per altri aspetti anche la DC, dalla storia della Repubblica italiana.
Non si sono gettate “pietre, una su l’altra nel profondo dell’acqua” e si è rischiato di cadere nelle fredde acque perché non si aveva nulla su cui poggiare il racconto, essendo state eliminate le “pietre” della storia.
Sono pericoli che incombono sulla politica italiana e, soprattutto, sui partiti della sinistra progressista e riformista.
Lo scontro tra le forze oscurantiste di una destra organizzata e strutturata e quelle della sinistra debole e impreparata, è già in atto e gli esiti sono incerti.
Si apre un campo in cui bisogna dichiarare da che parte stare, forti di quei valori inviolabili della sinistra, che sono stati nel passato e sono nel presente necessari per garantire un futuro di progresso democratico del paese.

Una Risposta a “Passato e presente. Non revisionare in base al presente. Si fanno dei falsi”

  1. Lino Bianchi

    Nov 16. 2020

    Concordo in pieno con la riflessione proposta.
    La mancanza di riferimenti ai fatti storici che hanno prodotto il presente, o una superficiale considerazione di questi, impedisce o contrasta la corretta evoluzione del presente.
    Il qualunquismo al potere fatica a rendersi conto delle complessità e delle necessarie sintesi evolutive nella ricerca delle soluzioni di governo dei processi sociali attuali.

    Rispondi a questo commento

Lascia una Risposta








 Acconsento al trattamento dei miei dati personali (Regolamento 2016/679 - GDPR e d.lgs. n. 196 del 30/06/2003). Privacy Policy.

Il presente sito fa uso di cookie anche di terze parti. Si rinvia all'informativa estesa per ulteriori informazioni. La prosecuzione nella navigazione comporta l'accettazione dei cookie. Leggi di più

Questo sito utilizza i cookie per fornire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o cliccando su "Accetta" permetti il loro utilizzo.

Chiudi